Un altro tassello sugli impatti legati alla produzione e al consumo di carne (ma anche della soia destinata principalmente a diventare mangime) sulle foreste del Sud America. Un sistema che coinvolge anche l’Italia, dato che arriva anche nel nostro Paese la carne brasiliana proveniente da aziende legate, direttamente e indirettamente, all’accaparramento delle terre e agli incendi in Pantanal, la zona umida più grande del mondo, che l’anno scorso si è ridotta di circa il 30% proprio a causa degli incendi. Dopo ‘Foreste al Macello’ (che ha svelato il legame nascosto tra la deforestazione del Gran Chaco e la produzione di carne esportata in Europa) e ‘Foreste al Macello II, che ha denunciato la deforestazione dell’Amazzonia brasiliana legata alla creazione di grandi allevamenti per il bestiame, la nuova indagine di Greenpeace, ‘Foreste al Macello III’ analizza il legame fra la perdita di biodiversità nel Pantanal e il business delle principali aziende brasiliane di lavorazione carne: JBS, Marfin e Mireva.

LE CAUSE DEGLI INCENDI – Il Pantanal è un’immensa pianura alluvionale soggetta a inondazioni periodiche, ricchissima di biodiversità e casa di specie in pericolo di estinzione. Si trova per gran parte in Brasile, ma anche in Bolivia e in Paraguay. Nel 2020, dopo due anni consecutivi di grave siccità, gli incendi hanno ridotto quest’area di circa un terzo. Fonti ufficiali affermano che la stragrande maggioranza degli incendi è stata causata dall’attività umana. “In molti casi – racconta Greenpeace – le aziende agricole sono le principali sospettate di aver deliberatamente appiccato gli incendi, ignorando la ‘moratoria sugli incendi’ in vigore dal luglio 2020, che vietava di accendere fuochi all’aperto in Amazzonia e nel Pantanal per un periodo di 120 giorni”. Nonostante il suo valore come habitat di animali selvatici in pericolo e le rivendicazioni di vari popoli indigeni e comunità forestali tradizionali, circa il 90% del Pantanal brasiliano è iscritto nel Registro Ambientale Rurale, un registro elettronico “creato per identificare e regolarizzare le proprietà rurali sulla base di autodichiarazioni – spiega l’associazione – spesso utilizzato nel processo di accaparramento delle terre per legittimarne l’occupazione”.

CHI FORNISCE LE GRANDI AZIENDE BRASILIANE – Greenpeace International ha identificato 15 aziende agricole fornitrici che sarebbero legate agli incendi nel Pantanal dello scorso anno, a reati ambientali e a irregolarità nella registrazione della proprietà della terra e che nel 2018 e nel 2019 sono state collegate, direttamente o indirettamente, ad almeno 14 stabilimenti di proprietà delle principali aziende brasiliane di lavorazione della carne, JBS, Marfrig e Minerva. Si tratta di colossi che commerciano carne a livello globale. “Tra il 1 luglio e il 27 ottobre 2020 – denuncia Greenpeace – i roghi all’interno delle proprietà di queste 15 aziende hanno consumato più di 73mila ettari e potrebbero aver contribuito anche a incendi che si sono estesi ben oltre i confini delle proprietà”. Greenpeace ha cercato (e trovato) anche collegamenti commerciali diretti tra uno o più di questi 14 stabilimenti delle big e multinazionali quali Nestlé, fast food quali Burger King e McDonald’s, catene della grande distribuzione quali Pão de Açúcar (catena brasiliana appartenente alla francese Groupe Casino) e Walmart Cile.

LA CARNE CHE MANGIAMO TRA RISTORANTI, MENSE E HOTEL – Secondo i dati sulle esportazioni reperibili sulla piattaforma online Panjiva, tra il 1 gennaio 2019 e il 31 ottobre 2020, i 14 impianti hanno esportato collettivamente oltre mezzo milione di tonnellate di carne e prodotti a base di carne, per un valore di quasi 3 miliardi di dollari, verso Hong Kong (22%), Cina (21%), Unione europea e Regno Unito (8%) e USA (1%). Nello stesso periodo, le esportazioni dalle sole strutture di JBS collegate al Pantanal verso l’Ue e il Regno Unito hanno rappresentano circa il 9% del volume delle esportazioni e oltre il 13% del valore (quasi 2 miliardi di dollari). Tra il 1 gennaio 2019 e il 31 ottobre 2020, l’Italia è stato il principale importatore di carne brasiliana dell’Ue e il sesto a livello mondiale. Nel nostro Paese, infatti, sono state importate 17.338 tonnellate di carne e prodotti a base di carne per un valore di circa 96 milioni di dollari, da dodici di questi stabilimenti appartenenti a JBS, Marfrig e Minerva. “Mentre il Pantanal bruciava – racconta Greenpeace – tra luglio e ottobre 2020 (e mentre la JBS fronteggiava i focolai di Covid-19), da questi stabilimenti sono state spedite in Italia 2.980 tonnellate di carne e prodotti a base di carne (il 17% del totale da gennaio 2019), che sono finiti in ristoranti, mense, hotel e catering del nostro Paese”. Nel 2009, JBS si era impegnata a caratterizzare e monitorare la propria filiera per evitare la distruzione dell’Amazzonia entro il 2011, ma le cose sono andate diversamente. Tra le altre cose (guai giudiziari compresi), la JBS “non è riuscita a monitorare in modo efficace e completo l’uso deliberato del fuoco (legale o illegale) da parte dei propri fornitori (diretti e indiretti) né l’ampliamento di aziende agricole, impianti di lavorazione della carne e allevamenti a scapito di biomi ricchi di biodiversità e di grande importanza per il Pianeta, come il Pantanal”. E, per il momento, l’azienda non ha intenzione di escludere alcun fornitore dalla propria filiera.

COSA FA L’EUROPA – Dopo la partecipazione, lo scorso anno, di un milione di cittadini europei (tra cui più di 75mila italiani) alla consultazione europea ‘Deforestazione e degrado forestale – riduzione dell’impatto dei prodotti immessi sul mercato dell’Ue’, la Commissione europea sta lavorando a una nuova normativa per affrontare l’impatto dei consumi dell’Ue sulle foreste del mondo “ma, al momento – sottolinea Greenpeace – importanti ecosistemi come le zone umide, le praterie e le torbiere resterebbero escluse e, quindi, esposte allo sfruttamento e alla distruzione”. Per questo Greenpeace chiede all’Ue di fare in modo che le filiere dei prodotti venduti in Europa siano libere non solo dalla distruzione delle foreste, ma anche dalle violazioni dei diritti umani e dalla distruzione di altri ecosistemi come il Pantanal e, ai governi europei, di rifiutare l’accordo commerciale UE-Mercosur che, sostiene “aumenterebbe il commercio di questo tipo di prodotti”.

“IL COSTO NASCOSTO DEL CONSUMO DI CARNE IN ITALIA”: SCARICA LA RICERCA

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