Già a fine gennaio il premier britannico Boris Johnson aveva dichiarato che le evidenze emerse fino a quel momento dimostravano come la variante inglese non fosse solo più contagiosa, ma anche più letale di Sars-Cov-2. E ora anche una ricerca condotta dagli scienziati delle università di Exeter, Bristol, Warwick e Lancaster e pubblicata sul British Medical Journal conferma la stessa conclusione, alla luce dell’analisi dei dati di circa 55mila pazienti britannici che indicano che la variante B117 (nel Regno Unito definita la ‘Kent variant’ perché si era manifestata nella regione sud-orientale dell’Inghilterra) è del 64 per cento più letale delle precedenti versioni del virus.

Gli scienziati avvertono però che il rischio di morte potrebbe essere in effetti fino a due volte più alto per chi viene infettato con la variante inglese e lo studio suggerisce che con l’infezione da variante inglese, il rischio di morte sale dallo 0,25 per cento, pari a 1 persona su 400 allo 0,41 per cento, pari a 1 persona su 250. Evidenze che però, secondo gli scienziati, non compromettono l’efficacia dei vaccini nei contro la variante in questione.

A metà febbraio anche uno studio commissionato da Joe Biden, Angela Merkel, Boris Johnson ed Emmanuel Macron aveva rilevato che variante inglese uccidesse di più, caratterizzandosi per una letalità maggiore tra il 20 e il 30 per cento. Un dossier a seguito del quale Walter Ricciardi, consulente scientifico del ministro Roberto Speranza, aveva avanzato la proposta di un “lockdown totale e immediato”. Da un recente studio su Nature è inoltre emerso che la variante inglese B.1.1.7 e quella sudafricana B.1.351 mostrano “un’accresciuta resistenza agli anticorpi” e di conseguenza le terapie basate sugli anticorpi monoclonali (Monoclonal AntiBody, Mab) potrebbero essere meno efficaci nel combatterle. Per quanto riguarda l’Italia, l’Istituto superiore di Sanità ha riferito che i il 54% dei positivi a inizio marzo era riconducibile proprio alla variante inglese mentre il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli ha evidenziato che B.1.1.7 è più contagiosa in bambini e giovani fino a 19 anni, ma non risulta produrre forme gravi di malattia.

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