L’11 marzo 2020, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dichiarava la Sars2-Covid-19 pandemia globale. In una conferenza stampa, il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, esprimeva tutta la sua preoccupazione per l’evoluzione del virus. Durante quei giorni, l’Oms era preoccupata non solo per i livelli allarmanti di diffusione del virus, ma anche per i “livelli allarmanti di inerzia (politica)” da parte dei paesi. L’Oms invitava quindi gli Stati membri a adottare azioni più rapide e aggressive.

Tuttavia, l’Oms stessa finiva qualche settimana più tardi al centro di pesanti critiche da parte di alcuni critici e leader politici per aver commesso dei grossolani errori relativamente alle linee guida per la gestione e contenimento della pandemia. L’Oms veniva accusata di: a) ritardi nel riconoscere la trasmissione da persona a persona; b) ritardi nel dichiarare l’emergenza sanitaria internazionale; c) aver sconsigliato l’applicazione di restrizioni di viaggio; d) aver sconsigliato l’uso di mascherine nella popolazione generale; e) aver sottovalutato l’importanza degli asintomatici; f) aver sconsigliato l’uso dei tamponi in soggetti asintomatici. (2)

Indubbiamente, aver sconsigliato restrizioni di viaggio, l’uso di mascherine per tutti e l’uso di tamponi in soggetti asintomatici sono stati gravissimi errori che avrebbero dovuto essere riconosciuti pubblicamente dall’Oms. Chi sbaglia paga, ma dall’Oms non sono arrivate né scuse pubbliche, né azioni finalizzate a riguadagnare fiducia pubblica o dimostrare un livello “accountability” degno di un’istituzione del genere.

Le accuse di ritardi nel dichiarare l’emergenza sanitaria e lo stato di pandemia globale, tuttavia, devono essere circostanziate attraverso alcuni dettagli che rivelano il grado di consapevolezza del rischio da parte del mondo politico e dei “virologi” che apparivano in tv in quelle settimane. Come spiega Horton, nel suo libro La Catastrofe, l’Oms “ha avuto contro indecenti pressioni politiche” e “il globalismo, la solidarietà internazionale e la cooperazione tra i Paesi sono stati sacrificati a favore dell’unilateralismo, del nazionalismo e dell’interesse populista”.

I più violenti attacchi all’Oms sono arrivati da Donald Trump e dai suoi sostenitori. Molti hanno appunto accusato l’Oms di ritardi nella comunicazione relativamente alla pericolosità del virus. Il 19 marzo Trump spiegava: “Sarebbe stato molto, molto meglio se avessimo saputo del virus qualche mese fa”. Eppure, ben due mesi dopo la dichiarazione dell’emergenza sanitaria internazionale da parte dell’Oms, Trump ostentava ottimismo e affermava “andrà bene, staremo tutti bene”. A inizio marzo, 2020, Boris Johnson diceva che “il coronavirus non gli avrebbe impedito di salutare le persone con una stretta di mano” e si vantava di aver stretto la mano a tutti in un ospedale dove venivano curati pazienti infetti da Covid-19.

Anche in Italia l’Oms ha subito numerosi attacchi specie da leader politici vicini a Trump e Johnson. Molti, tuttavia, dimenticano la totale indifferenza e menefreghismo rispetto alla dichiarazione Oms dello stato di emergenza sanitaria internazionale. Oltre a campagne come “Milano non si ferma” e politici come Zingaretti che brindavano contro l’allarmismo, è importante ricordare le dichiarazioni di quelle settimane da parte di coloro che sono percepiti come i maggiori esperti Covid-19 da parte dell’opinione pubblica.

Ilaria Capua affermava: “Il fatto che ci siano centinaia di persone che non abbiano bisogno di ospedalizzazione, perché sono delle persone diciamo sostanzialmente sane, che si sono prese questa infezione simil-influenzale dovrebbe tranquillizzare. La mia impressione è che questo virus sia in realtà veramente stato sopravvalutato da alcuni punti di vista”. Matteo Bassetti affermava: “Molto rumore per nulla. Questo virus ha una letalità che, nella peggiore delle ipotesi, è pari solo al 3%… il virus al di fuori della Cina non è poi così contagioso”. (6) Maria Rita Gismondo affermava: “A me sembra una follia. Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale“. Settimane dopo la dichiarazione dell’emergenza sanitaria internazionale da parte dell’Oms, anche Roberto Burioni diceva, “In Italia il rischio è zero. Il virus non circola”, e in un’altra intervista, affermava “il coronavirus in Italia non c’è… consiglio di occuparsi dei fulmini anziché del coronavirus”. Anche per Silvio Brusaferro e Giovanni Rezza “i dati (erano) sovrapponibili a quelli dell’influenza”.

Ricordiamo però anche chi è stato davvero preveggente. Oltre ad Andrea Crisanti, che a fine Gennaio si attivava per far produrre i reagenti per i tamponi e creava il “modello Veneto” (della prima ondata), il 24 gennaio, 2020, veniva pubblicata la prima analisi sulla pericolosità del Covid-19 nella rivista scientifica Lancet. Nell’articolo una frase così: “Dobbiamo essere consapevoli della sfida e delle preoccupazioni portate dalla 2019-nCoV alla nostra comunità. Dovrebbe essere fatto ogni sforzo per comprendere e controllare la malattia e il momento di agire è adesso”.

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