Il mio 8 marzo vorrei dedicarlo ad alcune ragazze del secolo scorso. Dico alcune ma in realtà erano tante. Più di cento secondo le testimonianze che ancora si potevano ascoltare fino a poco tempo fa dalla loro viva voce. Oggi non ci sono più. L’ultima di quelle ragazze del secolo scorso si è spenta pochi giorni fa.

Parlo delle donne di Bondeno. Bondeno è un paese dell’Alto ferrarese, a pochi chilometri dal confine tra Emilia-Romagna e Lombardia. Negli ultimi anni è stato ricordato per esser stato il primo comune nella rossa Emilia ad avere un sindaco della Lega. Ma da almeno tre generazioni Bondeno è ricordato per l’eroico assalto al municipio. Un assalto tutto al femminile.

Era una domenica mattina di 75 anni fa. Quel 18 febbraio 1945 le donne di Bondeno assaltarono il municipio. Volevano distruggere l’archivio anagrafico del Comune. L’intento era impedire i rastrellamenti da parte della Repubblica di Salò ed evitare che i loro figli e i loro mariti venissero arruolati tra i repubblichini. L’impresa nacque in modo spontaneo. Prima erano un piccolo gruppo, poi – una dopo l’altra – diventarono un piccolo esercito in gonna e capotto. “All’inizio sembravamo sole – ricordavano le giovani eroine improvvisate -, poi saremmo diventate più di 200”.

Arrivate nella piazza principale del paese sfondarono le porte del municipio, salirono fino al terzo piano e iniziarono a gettare dalle finestre libri, fogli, registri. Tutto quello che poteva ricondurre al nome di uno dei loro uomini finì in strada. Ma stavano arrivando i fascisti. Anche se orfani di un cassetto o di un numero di catalogazione, quei fogli erano ancora pericolosi. Qualcuna trovò una scatola di fiammiferi. E, al loro arrivo, alle camicie nere non rimase che raccogliere cenere.

Di quelle ribelli dai capelli lunghi due vennero ferite dai colpi di arma da fuoco delle guardie, sette ven-nero arrestate. Chi si salvò continuò la sua attività clandestina come staffetta partigiana. “Incontravamo dei nostri compagni di scuola che dicevano di doversene andare in guerra, eppure non avevano né divisa né scarpe. Li mandavano così, allo sbaraglio, appena compivano 18 anni”. Anche Lidia Bellodi, che vedeva i suoi compagni di scuola andare al fronte, quel giorno aveva 18 anni. Fu una delle prime a entrare nel palaz-zo. Quell’impresa le valse la medaglia di bronzo della Resistenza.

Lidia Bellodi fu l’ultima superstite dell’assalto delle donne al municipio di Bondeno. Per anni ha raccontato quella mattina di domenica agli studenti delle scuole di Ferrara. Ora non c’è più neanche lei. Si è spenta, scrivevo sopra, pochi giorni fa. Lidia e le altre donne di Bondeno non ci sono più. Di loro rimane il ricordo. Di loro potremo sempre dire che hanno avuto la forza di una scatola di fiammiferi. Tanti fiammiferi che hanno incendiato la Storia.

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