Due giorni fa aveva annunciato di voler ‘blindare’ i confini della Sardegna, imponendo a tutti i passeggeri in arrivo sull’isola – unica regione in zona bianca un tampone rapido che certificasse la negatività a Sars-Cov-2. Ventiquattr’ore dopo il presidente della Regione Christian Solinas, probabilmente per schivare le bacchettate del Tar Sardegna che a settembre aveva sospeso un provvedimento del medesimo tenore, ha ridimensionato i suoi piani e firmato un’ordinanza meno rigida. Ma non per questo immune “da probabili profili di incostituzionalità”, commenta a caldo l’avvocato cagliaritano Andrea Zucca. Non mancano poi i dubbi sulla reale efficacia dell’ordinanza, visto che il provvedimento dà la possibilità ai passeggeri che non volessero sottoporsi al tampone, di muoversi liberamente sul territorio regionale, a patto che entro 48 ore effettuino a loro spese il test molecolare nelle “strutture autorizzate”. Che peraltro in tutta l’isola sono appena tre: due nell’hinterland cagliaritano e una a Olbia.

In particolare, secondo l’ordinanza firmata da Solinas nella tarda serata di venerdì 5 marzo, a partire da lunedì e fino al 24 marzo ai viaggiatori in arrivo sarà richiesta la registrazione su un’apposita piattaforma, “raggiungibile – si legge in una nota – dal sito istituzionale della Regione”. Nel tardo pomeriggio di sabato però, non era ancora presente alcun link specifico. Grazie alla piattaforma, “i viaggiatori potranno certificare di essere stati immunizzati tramite vaccinazione, cioè di aver ricevuto entrambe le dosi previste – prosegue la nota – o di essersi sottoposti a test diagnostico con tampone antigenico o molecolare con esito negativo eseguito non oltre le 48 ore dalla partenza”. Secondo l’ordinanza, spetta al personale delle compagnie aeree e marittime richiedere ai passeggeri la ricevuta dell’avvenuta registrazione.

Il discorso cambia per le persone non vaccinate o prive di un certificato di negatività, che potranno scegliere fra tre possibilità. La prima: i passeggeri potranno “recarsi presso le aree dedicate nei porti e aeroporti – si legge nel documento – al fine di sottoporsi al tampone rapido antigenico”. Dal punto di vista logistico e organizzativo, a partire dalle norme sul distanziamento, sarà una bella sfida. In ogni caso, se il test è negativo, “il soggetto potrà recarsi al domicilio” ma “dovrà evitare i contatti con terzi e sottoporsi nuovamente a tampone dopo cinque giorni”. La seconda opzione: i passeggeri “potranno porsi obbligatoriamente in isolamento fiduciario per i successivi dieci giorni”. Infine, come anticipato, c’è anche una terza possibilità: chi arriva in Sardegna può decidere di non sottoporsi al tampone, uscire tranquillamente da porti e aeroporti ed effettuare il test molecolare “entro 48 ore dall’ingresso nel territorio regionale, presso una struttura autorizzata”. Di fatto quindi, per due giorni, soggetti potenzialmente positivi possono comunque spostarsi sul territorio, al contrario dei passeggeri che si sottopongono al tampone nei porti e negli aeroporti, che per cinque giorni “dovranno evitare i contatti con terzi”.

“Da questo punto di vista, non solo l’ordinanza limita la libera circolazione delle persone e quindi ripropone gli stessi profili di incostituzionalità emersi a settembre – commenta l’avvocato Zucca – ma per di più rende queste limitazioni sostanzialmente inutili, visto che un soggetto potenzialmente positivo è libero di muoversi sul territorio”. Solinas però tira dritto. “La Sardegna, prima e attualmente unica regione a essere stata classifica in zona bianca – afferma il presidente della Regione in una nota – ha il diritto di tornare alla normalità attraverso un percorso graduale che difenda gli importanti risultati raggiunti con grande sacrificio”. Il virus, conclude, “è ancora una minaccia e servirà mantenere tutte le precauzioni possibili per uscire dall’emergenza nei tempi più brevi”.

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