Al pronto soccorso solo in caso di urgenze non rimandabili, infortuni sul lavoro, patologie traumatiche. È l’appello rivolto dall’Ausl di Modena alla cittadinanza alla luce dell’aumento degli accessi registrato negli ultimi tempi. “Rinnovo l’appello già fatto alcuni mesi fa – dice il direttore del dipartimento di Emergenza-Urgenza, Stefano Toscani – Non andate in Pronto soccorso se la situazione non è realmente grave, non accedete per velocizzare l’iter di approfondimenti diagnostici né per cercare di abbreviare l’eventuale richiesta di tampone”.

Perché, spiega Toscani, questi “comportamenti mettono in crisi la capacità di risposta dell’intero sistema”. Per questo, occorre che i “nostri cittadini scelgano, e soprattutto rispettino, il percorso più adeguato per la loro patologia”. In caso di sintomi sospetti, viene sottolineato, occorre restare a casa e non recarsi in pronto soccorso o altre strutture sanitarie ma contattare il proprio medico o pediatra o la guardia medica mentre il 118, secondo l’Ausl di Modena, va contattato solo in casi di comprovata gravità.

La provincia modenese, dopo Bologna, è la più colpita dalla terza ondata di Sars-Cov-2 in Emilia-Romagna, dove i nuovi positivi oggi hanno toccato quota 3.232. I nuovi casi rintracciati sono stati 602, di cui 383 sintomatici. Nelle terapie intensive allestite negli ospedali di Modena sono stati 53 pazienti Covid. “In questa che chiamiamo terza ondata la caratteristica particolare è l’età, perché aumenta il numero dei pazienti giovani. Eravamo abituati agli ultra sessantenni con dei fattori di rischio importanti, adesso abbiamo anche dei pazienti di 30-40 anni e questo ci preoccupa”, ha spiegato a Ilfattoquotidiano.it la dottoressa Elisabetta Bertellini, che dirige la terapia intensiva dell’ospedale di Baggiovara, uno degli hub regionali Covid.

Mentre i contagi crescono ancora Bertellini conferma l’impressione dei colleghi di Bologna sull’abbassamento dell’età dei pazienti: “Qui abbiamo visto anche 40enni. Talvolta non esistono fattori di rischio che facciano pensare a una predisposizione. Ci sono anche pazienti senza fattori di rischio”. Inoltre, continua Bertellini, “in alcuni casi vediamo che la storia di malattia che porta al ricovero è molto più breve rispetto ai periodi precedenti. C’è un esordio seguito da un rapido peggioramento. Anche di due o tre giorni. Non solo in terapia intensiva, anche in fase di ricovero”.

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