A un anno dall’inizio dell’epidemia, nelle corsie delle terapie intensive dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna si è tornati a correre. Proprio come a marzo dell’anno scorso. “E’ anche peggio” spiega Andrea Zanoni, direttore del reparto di rianimazione, che quest’estate si è dotato di un’area dedicata ai pazienti Covid con tecnologie all’avanguardia. In questi giorni tutti gli ospedali della provincia di Bologna stanno fronteggiando un aumento improvviso dei casi. Numeri che fanno paura e che hanno costretto sindaco e Regione a chiedere la zona rossa.


“Il reparto è pieno – racconta Zanoni- dalla scorsa settimana abbiamo avuto un’impennata di ricoveri anche nell’area critica. Siamo stati costretti a rimandare parte degli interventi ordinari programmati”. A preoccupare i medici in prima linea sono le varianti, l’inglese soprattutto, che colpisce pazienti più giovani. “Rispetto alla prima ondata l’età media si è abbassata. Ora vengono intubate anche persone di 50 o 60 anni senza altre patologie”. Anche il decorso della malattia è diverso. Più veloce e più aggressivo. “I sintomi si aggravano nel giro di poco tempo ” racconta Daniela Di Luca, responsabile della terapia intensiva. Per questo dai sanitari arriva un appello alla responsabilità individuale, che va oltre i provvedimenti istituzionali. “C’è troppa irresponsabilità, le nostre forze non sono inesauribili. Ci vuole un impegno congiunto. La collettività ci aiuti”.

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Bologna zona rossa, il racconto dentro e fuori gli ospedali. L’amarezza e le paure dei medici per impennata dei contagi: “Troppi irresponsabili”

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