“In questa che chiamiamo terza ondata la caratteristica particolare è l’età, perché aumenta il numero dei pazienti giovani. Eravamo abituati agli ultra sessantenni con dei fattori di rischio importanti, adesso abbiamo anche dei pazienti di 30-40 anni e questo ci preoccupa”. La dottoressa Elisabetta Bertellini dirige la terapia intensiva di Modena dell’ospedale di Baggiovara, uno degli hub regionali Covid. Mentre i contagi crescono ancora Bertellini conferma l’impressione dei colleghi di Bologna sull’abbassamento dell’età dei pazienti. “Qui abbiamo visto anche 40enni. Talvolta non esistono fattori di rischio che facciano pensare a una predisposizione. Ci sono anche pazienti senza fattori di rischio”. Inoltre, continua Bertellini, “in alcuni casi vediamo che la storia di malattia che porta al ricovero è molto più breve rispetto ai periodi precedenti. C’è un esordio seguito da un rapido peggioramento. Anche di due o tre giorni. Non solo in terapia intensiva, anche in fase di ricovero”.

In Emilia-Romagna, nelle ultime 24 ore, si è registrato il record assoluto di nuovi contagi giornalieri: oltre 3mila. E’ stato superato l’altro picco registrato finora che era di 2.822 il 15 novembre 2020. La situazione peggiore è ancora a Bologna (753 più 114 del circondario imolese) e a Modena, dove sono stati registrati 701 nuovi casi. Entrambe le province sono “zona rossa” da giovedì 4 marzo. E i prossimi giorni non saranno semplici, dice Bertellini: “Con il numero di contagi che ci sono, ci aspettiamo purtroppo un consistente numero di ricoveri in terapia intensiva. Cercheremo i sistemi per consentire l’assistenza a tutti i pazienti che ne hanno bisogno“.

Bertellini mostra il reparto con tecnologie d’avanguardia, inaugurato quest’estate e realizzato proprio per fronteggiare l’emergenza Covid. In questi giorni i 18 posti letto sono tutti occupati. Sono sistemati in una zona separata, nella quale i dottori si muovono completamente avvolti dalle protezioni. Per comunicare con i colleghi che si trovano nella cosiddetta “zona di regia” al di là del vetro, usano il telefono o le ricetrasmittenti. La struttura trasparente ha permesso negli ultimi mesi di organizzare alcune visite dei parenti, una circostanza impensabile fino ad alcuni mesi fa, quando l’unico contatto tra la famiglia e la persona ricoverata era una telefonata del medico o una videochiamata quando le condizioni lo consentivano. “E’ stato molto importante soprattutto per i parenti di chi non ce l’ha fatta. Per loro è stato importante vederli, c’è stata un’elaborazione del lutto molto diversa rispetto a chi ha visto i suoi familiari uscire di casa, salire sulle ambulanze e poi mai più”

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