Aveva appena compiuto gli anni Roby Baggio: un compleanno importante, 30 primavere quel 17 febbraio del 1997. Non un gran compleanno: il Milan va male e Arrigo Sacchi, che non l’ha mai amato, lo tiene in panchina per la partita del Curi, contro il Perugia. Servono punti per riagganciare almeno la zona Uefa dopo i tanti persi nella gestione di Oscar Tabarez. Ma i punti servono pure agli avversari che vivono una stagione simile: mister Giovanni Galeone è stato esonerato e il patron Luciano Gaucci ha chiamato Nevio Scala per provare a conservare la Serie A. No, non sarà Roby Baggio protagonista di quella partita, ma un altro attaccante italiano che si è messo in vetrina dopo tanta gavetta, al suo primo campionato di A nonostante abbia già 27 anni. Si chiama Marco Negri: ha portato gli umbri in massima serie a suon di gol, ma in quella prima fase del campionato 1996/97 non aveva fatto granché. Solo cinque centri, ma niente paura: anche l’anno prima in Serie B l’andata non era stata da incorniciare, salvo poi scatenarsi e arrivare a 18 centri totali portando la squadra al terzo posto e alla promozione in Serie A.

E col Milan si capisce sin da subito che Negri fa sul serio, anche perché c’è da scongiurare un’eventualità nefasta: il patron Gaucci dopo 4 punti raccolti in 10 partite ha minacciato di mandare tutti in convento, in ritiro. E i veterani della squadra, capitan Federico Giunti, Giacomo Dicara, Rocco Pagano e Pasquale Rocco, sanno che il presidente va preso seriamente: in convento già c’erano finiti per davvero tre anni prima. E dunque, rinfrancati nella carne dal timore di dover rinfrancare lo spirito o magari viceversa, gli umbri si lanciano da subito all’assalto del Milan: dopo pochi minuti proprio Negri si invola solo davanti a Seba Rossi ma la spara fuori. Pochi minuti dopo è Milan Rapaìc a servire al bomber una buona palla, ma Negri la cicca, mandando ancora a lato. Poi è Carmine Gautieri a pennellarla in mezzo come solo le ali vecchio stampo sapevano fare e stavolta Marco anticipa di testa lo zar Pietro Vierchowood e insacca. Ne vien fuori una partita incredibile: con Negri gioca Marco Materazzi che non solo difende, e bene, ma come si scoprirà poi gioca anche sui nervi degli avversari. Il centrale si becca una gomitata di Cristophe Dugarry, che viene espulso e addirittura riesce a far saltare i nervi a Paolo Maldini, costringendo anche lui al rosso per fallo di reazione.

Il gol di Negri e la guerra psicologica di Materazzi che lascia il Milan in nove portano tre punti al Perugia. Quell’attaccante, però, inizia a prendersi i riflettori: di gol ne farà altri nove, arrivando a quindici totali all’esordio in A. Non male considerando che a inizio carriera ne faceva pochi, almeno fino all’incontro con Zaccheroni a Bologna e poi a Cosenza, che lo consacra centravanti, animale d’area. Gli umbri però retrocedono nonostante i gol di Negri: su di lui mette gli occhi la Roma, ma pure i Rangers di Glasgow l’hanno individuato per sostituire Ally Mc Coist lì davanti. Gaucci, in lacrime dopo la retrocessione matematica in Serie B, si consola di fronte all’assegno da 7 miliardi e mezzo di lire che gli fornisce Murray, patron dei Rangers: Negri dal canto suo è ben felice di quell’esperienza all’estero, i tifosi scozzesi, di lì a poco, ancora di più. In 10 giornate con la maglia dei Rangers l’attaccante italiano riesce a farne 23: quasi 3 a partita, in una gara ne realizza 5, tutti insieme. Lo chiamano “goal machine” e viaggia spedito a prendersi la scarpa d’oro e forse anche verso il mondiale ’98.

Di sicuro è tra i monitorati, in una fase in cui la concorrenza per l’azzurro in attacco è enorme: Zola, Baggio, Del Piero, Casiraghi, Vieri, Ravanelli, Inzaghi, Chiesa, Mancini, Montella, Signori, Totti… insomma, materiale per tre nazionali, tutte fortissime. Va a meraviglia, tra i gol e le follie di Gascoigne in allenamento, finché giocando a squash col compagno Sergio Porrini gli arriva la pallina dritta in un occhio a cento all’ora: la diagnosi è distacco della retina, l’orizzonte è il laser, l’operazione, i mal di testa e la “magia” che svanisce. I gol non ritornano ad ogni tocco di palla, e il rapporto con l’allenatore Advocaat non è buono: Negri torna in Italia, a Vicenza, ma segna un solo gol in 9 partite. Poi inizia il classico pellegrinare: il ritorno a Glasgow dove però non gioca, la ripartenza da Bologna senza grosse fortune, poi Cagliari, Livorno dove torna a segnare e giocare bene, e infine Perugia, dove l’attaccante capisce sia arrivato il momento di chiudere la carriera. Poi allenatore, solo degli attaccanti però e anche scrittore, con un bel libro già all’attivo: e chissà senza quella pallina da squash quali pagine si sarebbero aggiunte.

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