Marzo è il mese delle verità. Se sul campo la squadra è pronta a dare battaglia per la spallata scudetto, in ufficio i vertici della società combattono con quattro settimane di fuoco. Il perché è presto spiegato. Il gruppo Suning ha delle scadenze da rispettare. L’Inter deve ancora pagare ai propri tesserati gli stipendi di gennaio (cosa che dovrebbe accadere non oltre il 15) mentre quelli di novembre e dicembre, tuttora in sospeso, verranno saldati a fine stagione dopo l’accordo chiuso ad Appiano tra i dirigenti e il capitano Handanovic. C’è dell’altro. Il Real Madrid aspetta la prima rata da 10 milioni per Hakimi, operazione che spalancherebbe le porte all’ottenimento della licenza Uefa. L’organo di Nyon la concede solo se al 31 marzo le società sono in regola con il pagamento dei cartellini dei giocatori e il totale degli ingaggi non versati non supera il 15% del compenso di ogni tesserato nell’ultimo anno solare. Il rischio più grande è l’esclusione dalla prossima Champions League.

L’altra questione fondamentale che sta animando i giorni nerazzurri è quella relativa al doppio bond da 375 milioni di euro in scadenza a fine 2022. In quest’ottica, stando al Sole 24 Ore, nei giorni scorsi sarebbe arrivata un’offerta di tipo ibrido dal fondo statunitense Fortress, volta soprattutto a finanziare il debito esistente. Mossa che probabilmente non dispiacerebbe a Steven Zhang, il cui obiettivo principale resta il conseguimento di un prestito di almeno 200 milioni di euro. Soldi per arrivare a fine campionato, magari con uno scudetto in tasca. La soluzione è estremamente complicata, siamo ancora ai contatti preliminari. Di diverso avviso papà Jindong, che spinge per la cessione della società seguendo quel filo diretto che negli ultimi giorni lo ha portato ad abbandonare totalmente lo Jiangsu. Una decisione arrivata su “suggerimento” del governo di Pechino, che da tempo considera il calcio come un’attività non particolarmente redditizia per lo sviluppo della Cina.

Chi si è mossa concretamente, almeno per adesso, è Bc Partners. Si tratta di una società di investimenti britannica fondata nel 1986 che ha nel manager greco Nikos Stathopoulos la figura chiave. Da mesi sta seguendo il dossier dell’Inter in prima persona e in una delle ultime interviste è uscito allo scoperto, pur senza citare il club nerazzurro: “Non posso commentare accordi non avvenuti, ma certamente stiamo valutando di investire nell’industria dello sport, che sia una lega o la proprietà di un club. E il club dovrebbe essere un club con alte possibilità di competere ai massimi livelli”. La distanza tra domanda e offerta è ancora importante (ballano circa 200 milioni dopo la due diligence di gennaio), Suning prende tempo e continua a valutare la strada migliore da percorrere.

Il terzo interlocutore, ultimo soltanto in ordine temporale, è il fondo d’investimento arabo Pif che fa capo al potente uomo d’affari Yasir Al-Rumayyan e soprattutto al principe Mohammad bin Salman. Il suo nome è salito nuovamente agli onori della cronaca per il tanto discusso incontro con Matteo Renzi e per il presunto ruolo nell’omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi. Non è la prima volta che la cordata tenta di entrare nel mondo del calcio. Due anni fa avviò senza successo dei contatti con il Manchester United per stringere una partnership commerciale, l’anno scorso invece andò ben oltre. Fu vicina a prendere il controllo del Newcastle, trattativa poi sfumata per varie ragioni. L’ingerenza del governo saudita, le pesanti critiche mosse da Amnesty International in materia di diritti umani e il possibile coinvolgimento nel business della pirateria sportiva.

Il gruppo ha sede nella capitale Riad, investe per conto del governo e ha un patrimonio stimato di 347 miliardi di dollari. Possiede quote delle aziende più disparate: da Disney a Facebook, passando per Boeing e Starbucks. Le mire espansionistiche verso il mondo occidentale per rilanciare la propria immagine internazionale sono chiare da un po’ di tempo, come confermato dal tentativo di scalata alla Premier League. Le ultime indiscrezioni parlano di un potenziale investimento di 300 milioni per il 30% dell’Inter. Una quota di minoranza che lascerebbe almeno inizialmente il controllo nelle mani di Suning, ma che porta con sé parecchi dubbi. Dal punto di vista finanziario l’operazione non sembrerebbe essere poi così vantaggiosa. Il discorso assumerebbe un senso solo se collegato a un progetto più globale, il cosiddetto Saudi Vision 2030, ovvero il programma che mira a rivoluzionare l’economia dell’Arabia Saudita negli anni a venire: meno dipendenza dal petrolio e un nuovo piano di riforme in diversi settori, come quello della cultura. Nel 2019 si ricordano gli sforzi fatti per entrare nel CdA della Scala di Milano. Ora è la volta dell’Inter?

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