Ho seguito con grande attenzione il vivace dibattito, svolto alla Camera e al Senato, nell’ambito della conversione in legge del Decreto legge Milleproroghe; in particolare mi riferisco alla questione della proroga sfratti che è stata confermata nel Milleproroghe a giugno 2021. Un dibattito, a volte, un “tantinello” sopra le righe, con quasi tutti i parlamentari di quasi tutti i gruppi parlamentari che si sono stretti a coorte a difesa dei proprietari, che hanno visto sospesi gli sfratti a causa del Covid in quanto era, ed è, impensabile eseguire sfratti forzosi, mentre imperversa ancora la pandemia, in assenza di passaggio da casa a casa. Tutti interventi accalorati e quasi convincenti. Se non evidenziassi un aspetto che fa assumere, a quel dibattito, connotati di una vasta campagna di vera ipocrisia politica.

Sì, perché tutti questi difensori del diritto alla casa e dei diritti della proprietà privata sono stati silenti per tutto il 2020, sia per quanto riguarda la necessità di procedere a ristori sia su esenzione del pagamento dell’Imu per quei proprietari con sfratto sospeso. Ma non solo. Durante il 2020 il Parlamento ha dato al governo una serie di impegni votati a larga maggioranza che sia i parlamentari sia il governo hanno dimenticato, o fanno finta di avere dimenticato.

Piccolo promemoria: in data 29 luglio 2020 si discuteva alla Camera e al Senato il Programma Nazionale di Riforme 2021-2023, e veniva approvata alla Camera dei deputati in Assemblea la risoluzione di maggioranza 6/00124, firmatari Crippa, Fornaro, Boschi e Fiano. La risoluzione tra le altre impegnava il governo a “definire un piano pluriennale di edilizia residenziale pubblica a canone sociale, basato sul recupero o la ricostruzione degli immobili pubblici e privati inutilizzati, senza consumo di suolo, così da affrontare concretamente i segmenti del disagio abitativo”.

Contestualmente al Senato sempre in data 29 luglio 2020 veniva approvata la risoluzione 6/00126 firmatari Perilli, Marcucci, De Petris, Faraone e Unterberger. La risoluzione recitava lo stesso identico impegno approvato alla Camera dei deputati.

In data 12 ottobre 2020 la Commissione V Bilancio della Camera approva la Relazione all’Assemblea sulla individuazione delle priorità nell’utilizzo del Recovery Fund. La relazione impegnava il governo a “definire una ambiziosa strategia nazionale per le aree urbane, incentrata sui princìpi di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, rigenerazione urbana senza consumo di suolo, progetti di trasformazione ad alta sostenibilità ambientale ed energetica e superamento dei divari tra centro e periferie, prevedendo le seguenti priorità: misure efficaci per il contrasto del disagio abitativo, favorendo l’aumento dell’offerta di alloggi di edilizia residenziale pubblica a canone sociale, anche attraverso un apposito Piano nazionale e la disponibilità di spazi e immobili da destinare a finalità culturali, sociali e sanitarie”.

In data 14 ottobre 2020 in Senato, durante la discussione della Nota di Variazione del documento economico finanziario, veniva approvata la risoluzione 6/00140, firmatari Marcucci, Perilli, De Petris, Faraone, Unterberger, la quale impegnava, tra le altre, il governo a “favorire l’avvio di interventi per la rigenerazione urbana al fine della riqualificazione degli spazi esistenti nelle aree urbane, in un’ottica di lotta al consumo di suolo; a definire un piano pluriennale di edilizia residenziale pubblica in grado di affrontare concretamente i segmenti del disagio abitativo”.

In data 14 ottobre 2020 alla Camera sempre durante la discussione della Nota di Variazione del Def, veniva approvata la Risoluzione 6/001406, firmatari Crippa, Del Rio, Boschi, Fornaro, Schullian, Tabacci, Tasso, che riportava lo stesso identico impegno approvato al Senato.

Ad oggi il governo non ha ottemperato agli impegni sopra riportati e reiterati e i parlamentari si sono “dimenticati” di ricordarglieli. Eppure sono passati dodici mesi dall’inizio della pandemia e in questo lasso di tempo nessuno dei parlamentari intervenuti con tanta veemenza si è preso la briga di andare a verificare se il governo avesse ottemperato agli impegni presi per dotare l’Italia di un numero congruo di case popolari. Nessuno si è prodigato di verificare se i contributi affitto stanziati nel 2020 siano stati erogati. Unione Inquilini ha denunciato che non sono stati erogati. Nessuno dei parlamentari intervenuti, inoltre, ha mai chiesto nel 2020 ristori o soppressione dell’Imu per i proprietari con sfratto sospeso. Tutti interventi chiesti al contrario da Unione Inquilini e dai sindacati inquilini, per tutto il 2020.

In fondo è notorio che se avessimo avuto case popolari nel numero della media europea, se i contributi affitto arrivassero in maniera continuativa e in venti giorni invece che in due anni, se non si fosse perso tempo nel fornire ristori e esenzione Imu ai proprietari non avremmo avuto alcuna emergenza abitativa e forse neanche il bisogno di sospendere gli sfratti. Ma non ditelo ai parlamentari e al governo, quello precedente e quello di oggi. Gli venisse mai il dubbio di interrogarsi su cosa hanno sbagliato! Forse proprio loro sono parte del problema.

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