I governi passano, Alitalia resta. Il primo dossier economico sconfessa la linea “mercatista” e anti stato interventista che in molti di attendevano dall’Esecutivo a guida Mario Draghi. Si va avanti, è in estrema sintesi quello che è emerso dal vertice che questa mattina al Mise ha visto riunirsi i ministri dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e delle Infrastrutture e Trasporti, Enrico Giovannini, il capo di gabinetto del Mef, Giuseppe Chiné, e il direttore generale del tesoro, Alessandro Rivera. L’incontro urgente era stato convocato mercoledì scorso dopo che erano emersi problemi di Alitalia nel pagamento degli stipendi e delle casse integrazione di febbraio. Come si legge nella nota congiunta a conclusione dell’incontro: “Abbiamo valutato la possibilità di portare avanti il progetto Ita ed espresso la volontà di confermare un vettore nazionale del trasporto aereo.

La procedura presuppone il coinvolgimento del Parlamento, che dovrà esprimersi sul piano industriale di Ita e della Commissione europea alla quale saranno presentate proposte per la risoluzione delle questioni ancora aperte”. La prossima settimana è prevista una riunione in collegamento tra i ministri Giancarlo Giorgetti, Enrico Giovannini, Daniele Franco e la commissaria europea Margrethe Vestager. “Attendiamo di essere convocati urgentemente, il sindacato confederale non può non essere coinvolto sul la partita di Alitalia”. Così il segretario generale Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi e il segretario nazionale per il Trasporto Aereo Ivan Viglietti in merito alle dichiarazioni rese dai ministri . “Le parole dei ministri sono molto importanti, confermano la volontà di portare avanti il progetto per l’avvio della nuova compagnia di bandiera, progetto che però non supera tutte le nostre preoccupazioni e dei numerosi lavoratori che ieri hanno manifestato in piazza Montecitorio”, dichiarano i due segretari della Uiltrasporti.

In attesa che prenda forma concreta il piano di rilancio, Alitalia ha bisogno di circa 200 milioni di euro per arrivare fino all’estate, stagione che solitamente e pandemia permettendo, rimpingua le casse della compagnie aeree. La cifra si aggiungerebbe ai 900 milioni del prestito ponte, ai 400 milioni concessi dal governo Conte a gennaio dello scorso anno e agli ulteriori 200 milioni messi sul piatto dall’esecutivo per tamponare l’emergenza Covid. In totale 1,7 miliardi. Senza contare il peso degli ammortizzatori sociali che, con circa 6800 lavoratori in cassa integrazione, si aggira sui 350 milioni l’anno. Nell’immediato la compagnia chiede di ricevere almeno la nuova tranche di indennizzi Covid da 50 milioni al momento bloccata da Bruxelles. In generale il momento è terribile per qualsiasi vettore.

Tre giorni fa la Iata, l’organizzazione internazionale del trasporto aereo, ha alzato le stime sulle perdite che le compagnie dovranno sopportare nel 2021 portandola da 48 ad oltre 75 miliardi di dollari. Oggi il gruppo Iag, proprietario delle compagnie aeree British Airways, Iberia e Aer Lingus, ha reso noto di aver perso nel 2020 6,9 miliardi di euro, contro l’utile di 1,7 miliardi del 2019, a causa di incassi diminuiti del 70%.

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