I timori per l’inflazione in Usa spaventano gli investitori e affossano anche le borse europee. La prospettiva di un possibile incremento dei prezzi, che fa paventare una revisione delle politiche monetarie espansive ora adottate da tutte le principali banche centrali, è alimentata da alcuni dati oggettivi come i rincari delle materie prime. Ma anche da previsioni come quella arrivata la settimana scorsa da Michael Burry, il gestore di fondi diventato famoso per aver anticipato la crisi dei mutui subprime, che su Twitter ha scritto di “prepararsi per l’inflazione” aggiungendo addirittura un parallelo con la Germania del primo dopoguerra, strozzata dai debiti bellici e colpita da un’iperinflazione che costrinse a stampare banconote da milioni di miliardi di marchi.

La paura della ripartenza dei prezzi ha scatenato ondate di vendite di titoli di Stato, il cui rendimento (che si muove in direzione opposta rispetto al prezzo) è aumentato di conseguenza. Ieri i tassi dei Treasuries decennali Usa hanno superato nell’arco di poche ore la soglia dell’1,45% schizzando all’1,614%, al record dal 14 febbraio del 2020, per poi ritracciare. Non sono bastate le rassicurazioni arrivate in settimana dal numero uno della Federal Reserve, Jerome Powell, secondo cui “i rialzi dei prezzi una tantum non necessariamente alimentano l’inflazione” e i tassi rimarranno ai livelli attuali (attorno allo zero) fino a quando la Fed non avrà fatto “ulteriori significativi progressi” nel risollevare l’occupazione. In Italia, il rendimento dei Btp decennali è tornato stabilmente sopra lo 0,7% – nonostante il decantato “effetto Draghi” – e lo spread rispetto ai Bund tedeschi ha aperto venerdì a 102 punti base per poi allargarsi.

Questi movimenti pesano anche sul comparto azionario, con le borse del Vecchio continente tutte in rosso dopo la chiusura pesante di quelle asiatiche. L’indice d’area Stoxx 600 cede l’1,5% appesantito dall’energia, con il prezzo del petrolio che cala verso i 62 dollari al barile. In negativo anche i tecnologici e l’automotive. A Piazza Affari male in particolare Saipem all’indomani della pubblicazione dei conti e alla luce dell’incertezza che circonda l’outlook per il 2021. In rosso anche Atlantia: secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore l’offerta di Cdp per l`88% di Aspi sarebbe di 8 miliardi di euro (circa 9,1 miliardi per il 100%), ma sarebbe a carico di Atlantia una garanzia di circa 700 milioni per eventuali cause per danni, che implicherebbe un incasso netto per Atlantia di 7,3 miliardi. Da Equita ricordano che l’offerta scadrà il 16 marzo, ma i tempi potrebbero essere dilazionati da Cdp nel caso il cda decidesse di convocare l’assemblea dei soci per approvare l’offerta.

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