Una campagna vaccinale a tappetto e senza sosta, dove la filosofia di fondo è portare i vaccini il più vicino possibile ai cittadini e non il contrario. Una filosofia, quella di Israele, che è stata tradotta nella pratica con postazioni per le somministrazione del farmaco anti-Covid praticamente ovunque, dalle vicinanze del bar fino all’Ikea (nella foto inoculazioni presso lo store Ikea a Rishon LeTzion) che, in collaborazione con il Pronto soccorso, ha predisposto punti vaccinali nei suoi store dalle 10 di mattina fino alle 17 del pomeriggio. Prima o dopo gli acquisti, a scelta del cliente.

Sono stati in queste settimane numerosi i metodi per convincere le persone che ancora non lo hanno fatto a immunizzarsi. E tutto questo, nonostante Israele sia al primo posto al mondo – in rapporto alla popolazione di 9 milioni di individui – per numero di cittadini al di sopra dei 16 anni che hanno ricevuto almeno una dose del vaccino. I numeri del ministero della Sanità parlano chiaro: ad oggi sono 4.600.000 (la metà dei residenti del Paese) ad avere avuto la prima dose e 3.200.000 anche la seconda. Il premier Benyamin Netanyahu ha detto che resta oltre un milione di cittadini adulti, a parte gli under 16, che non sono vaccinati e che “possono ammalarsi“. L’obiettivo, ha aggiunto, è farlo per la fine di marzo in modo da cominciare a togliere gradualmente le restrizioni a partire da aprile.

E quindi ogni mezzo è valido per convincere chi ancora non lo ha fatto. A cominciare dal Green Pass, l’agognata ‘etichetta verde’ (‘tav iarok’, in ebraico) che permette, con due vaccinazioni effettuate, di poter riprendere ad andare in piscina, in palestra, al teatro, ai concerti, alle partite e anche a viaggiare. In un teatro di Gerusalemme è avvenuta la prima rappresentazione con attori e pubblico. Chi c’è stato, con il Green pass, ha parlato di una boccata di normalità dopo tanto tempo: tutto dal vivo e senza mediazione di uno schermo. Ma i mezzi messi in campo per convincere i riluttanti al vaccino sono i più svariati, fermo restando che nessuno può essere costretto per legge.

In quest’ottica il Comune di Tel Aviv – città nota per la sua intensa vita sociale – ha attrezzato, insieme al pronto soccorso, un’unità mobile che sosta in alcuni giorni dalle 18 alle 24 presso locali frequentati dai giovani in modo che chi vuole può vaccinarsi. In cambio ci scappa anche un bonus consumazione per il bar accanto. L’epidemiologa dell’Università di Gerusalemme Francesca Levi Schaffer ha raccontato a Radio Capital che per convincere i più recalcitranti, specie tra gli ebrei ortodossi della città, “sono stati istituiti anche dei premi”. “Per esempio – ha spiegato – il premio pizza. Nei quartieri ortodossi pizza familiare per tutti quelli che si vaccinano. Per i giovani, dopo la vaccinazione un thermos in regalo. Ha funzionato”.

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