C’è qualcosa di utile per gli italiani che i rappresentanti del Movimento 5 Stelle potrebbero fare ora che hanno deciso di entrare nel governo Draghi? Potranno fare proposte, certo, ma difficilmente verranno accettate dalle altre componenti di un governo nato proprio per evitarle (1) e, presumibilmente, per incanalare il denaro del Recovery Fund nelle solite, ben collaudate vie. Dovranno invece subire le proposte altrui, anche se sgradite e, in preparazione a questa, che non è una possibilità ma una certezza, dovranno cercare altri modi per giustificare di fronte agli elettori la loro presenza nel governo.

Più che un super ministero della Transizione Ecologica potevano pretendere una specie di ministero dei Controlli che gli offra l’opportunità di verificare se quanto approvato dagli alleati di governo verrà realizzato nei modi previsti e con partner affidabili, che non ricorrano ai ben noti sistemi grazie ai quali le opere pubbliche in Italia finiscono con il costare al contribuente il doppio rispetto ad altri paesi e le concessioni ai privati non offrono nessuna garanzia di sicurezza agli utenti.

Per esempio, dopo il crollo del ponte Morandi, fu presto chiaro che, in assenza di attentati, terremoti o alluvioni il ponte era caduto semplicemente perché non riusciva più a reggere il carico che gli passava sopra. Erano quindi due i responsabili: chi doveva fare la manutenzione (ASPI), e chi doveva controllare che la manutenzione venisse fatta (MIT). Tuttavia si è parlato tanto dei Benetton, ma assai meno del Ministero delle Infrastrutture che avrebbe dovuto esercitare la dovuta vigilanza.

Bisognerebbe invece chiedersi, come hanno chiesto in un esposto alla Procura di Genova, dopo il crollo, cittadini e imprenditori locali: a che livello si estendono le responsabilità in seno al gruppo che controlla la società Autostrade per l’Italia? Come è stato possibile che le autorità deputate al controllo abbiano permesso tutto questo? Quali sono stati e che natura hanno avuto i rapporti tra concedente e concessionario?

Nel frattempo, in Italia, sono caduti altri ponti e altri ne erano crollati prima del Morandi (uno all’anno tra il 2016 e il 2020), anche se le conseguenze sono state meno gravi. Ma che cosa si sta facendo per evitare ulteriori disgrazie? Ci si è chiesti se era stato fatto tutto il possibile per evitare i crolli? E’ stata analizzata la normativa esistente per valutare se era carente? E, se era carente, è stata studiata e resa operativa una nuova procedura per la manutenzione dei ponti?

Se, come auspicabile, una quota del Recovery Fund venisse destinata alla messa in sicurezza dei nostri ponti, i 5Stelle potrebbero, prima dell’utilizzazione dei fondi comunitari, darsi da fare per definire una procedura da seguire che comprendesse:
– i criteri per determinare l’agibilità di un ponte
– cosa fare nel caso un ponte fosse trovato inagibile (limitazione o chiusura, ristori per eventuali danni a terzi)
– cosa fare per ripristinare l’agibilità del manufatto inagibile
– la definizione della qualità e della frequenza dei controlli successivi alla costruzione
– le sanzioni da comminare (con l’attuale legge sulla prescrizione) all’ente gestore se fosse trovato inadempiente nell’eseguire la manutenzione
– le sanzioni da comminare (con l’attuale legge sulla prescrizione) all’ente controllante se fosse trovato negligente nel sorvegliare.

I ponti sono un esempio dei tanti possibili, ma i controlli andrebbero esercitati ovunque, si tratti di infrastrutture come di sanità, e immaginate quanti guai in meno avremmo avuto e quanti processi in meno sarebbero stati celebrati negli ultimi trent’anni se solo qualcuno avesse voluto metter mano a questo aspetto in modo efficace.

(1)

Se tutto va bene è in arrivo nel nostro Paese una quantità di denaro che non si vedeva dal primo dopoguerra. Un’occasione unica. E c’è bisogno di un governo, e di una personalità al governo, che questa occasione storica la sappia cogliere. Ora o mai più…” (Carlo De Benedetti, Il Foglio, 14 luglio 2020)

“Eppure è semplice. All’Italia arrivano 209 miliardi, tanti soldi quanti mai ne abbiamo avuti: e secondo me Conte non era la persona giusta per spenderli. Draghi sì” (Matteo Renzi, Il Giorno, 7 febbraio 2021)

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