Il 17 febbraio (invece che l’8 marzo) potremo vedere la puntata di Italiani di Rai Storia dedicata alla figura di Tina Lagostena Bassi, l’avvocata che difese la giovane violentata da quattro uomini – come documentato in Processo per stupro, trasmesso dalla tv di Stato nel 1979. Allora, per la prima volta, le telecamere entravano in un tribunale rendendo pubblico come una donna, nel processo a carico dei suoi aguzzini, diventasse imputata della violenza subita. La sua vita privata si trasformava in motivo di discredito e, in definitiva, giustificazione della violenza subìta, sancendo il noto adagio secondo cui “se ti hanno stuprata te la sei cercata”.

Nella puntata di Rai Storia ci saranno le testimonianze sulla figura straordinaria di Lagostena Bassi (che fu avvocata, politica ma anche femminista e attivista), tra le altre, della magistrata Paola Di Nicola e di Loredana Rotondo, che con Maria Grazia Belmonti, Anna Carini, Roni Daopulo, Paola De Martiis e Annabella Miscuglio ideò e girò quello straordinario documento. Rotondo condivise con Lagostena Bassi molte vicende politiche, tra cui la lunga maratona legislativa che portò l’Italia, dopo 17 anni da allora, ad avere finalmente una legge contro la violenza sessuale.

Quel collettivo Rai non ha però solo regalato Processo per stupro alla memoria storica italiana, un materiale così importante che nel 2019, a 40 anni di distanza, Gian Antonio Stella dalla pagine del Corriere della sera chiese che la Rai lo rimandasse in onda affinché le nuove generazioni lo potessero conoscere. Processo per stupro – è bene ricordarlo – è stato insignito di numerosi premi internazionali tra cui Prix Italia, è stato nella terna finale dell’Emmy Awards, è custodito nell’archivio del MOMA di New York, nonché citato in vari testi di storia. Il giorno dopo la messa in onda sempre il Corriere titolò in prima pagina: “Adesso gli Italiani sanno cosa è un processo per stupro”.

Lo stesso collettivo produsse anche AAA Offresi, inchiesta sulla prostituzione che metteva in luce il mondo opaco dei clienti, documentando la giornata di una prostituta. Il filmato, annunciato per il 7 aprile del 1981, fu bloccato appena prima di andare in onda; le autrici furono denunciate per favoreggiamento, processate per circa 14 anni, e alla fine assolte. La copia del documentario risulta ancora oggi scomparsa, un mistero italiano tra i tanti.

Cosa c’entra tutto questo con San Valentino? Moltissimo, se dal 2012 l’attivista femminista e scrittrice Eve Ensler ha proposto proprio nella data dedicata all’amore non di andare a cena a lume di candela ma di ballare contro la violenza maschile sulle donne con il progetto One billion rising.

Sarebbe importante e significativo se, oltre a fare uscire la puntata di Italiani per ricordare Tina Lagostena Bassi la Rai riproponesse, magari proprio per il 14 febbraio, Processo per stupro: non sarebbe un atto di doveroso tributo al lavoro di inchiesta, ancora attualissimo, che quel filmato rappresenta, soprattutto ora in piena pandemia globale, quando nonostante l’emergenza sanitaria, economica e sociale i femminicidi non solo non si arrestano, ma si moltiplicano?

Vero è, come afferma Loredana Rotondo nel raccontare il clima culturale nella quale Processo per stupro nasce, che “allora c’erano una Università delle donne, un Quotidiano delle donne, un Teatro delle donne, una Casa delle donne a Roma che occupava un intero palazzo a via del Governo Vecchio, centinaia di gruppi e collettivi di donne che si aggregavano in ragione della materia che affrontavano: i diritti, la comunicazione, la psichiatria, la politica. Ci trovavamo alla fine di un decennio nel quale il referendum sul divorzio e sull’interruzione di gravidanza avevano messo al centro dell’attenzione collettiva i temi del privato, la sessualità, le relazioni umane tra donne e uomini, che normalmente sono sottratti al dibattito politico. In quel momento, invece, la soggettività femminile bucava la storia, e il femminismo italiano poneva con forza questioni ignorate e tabù nel confronto pubblico: la libertà di scelta di maternità, la sessualità, il privato come specchio del politico”.

Quanto bisogno c’è, proprio ora che sono le donne a pagare un prezzo altissimo in termini di perdita di lavoro ed autonomia faticosamente acquisita, di restituire visibilità al fecondo dibattito che quarant’anni fa il femminismo aveva portato al centro non solo della politica, ma anche nelle case e nelle famiglie attraverso il servizio pubblico?

Nella “giornata dell’amore” 2021, secondo anno della pandemia, oltre a ballare dove e come si potrà contro la violenza sulle donne sarebbe importante proporre, dagli schermi dei computer della didattica a distanza come sulle lavagne LIM in presenza nelle scuole quei 64 minuti di realtà, (non di fiction), che hanno svelato verità scomode e connivenze istituzionali sul primario gradino di ogni violenza successiva: quella maschile sulle donne.

Processo per stupro costituì un ribaltamento ottico nello sguardo della tv pubblica: una ricerca di mercato dopo la messa in onda rivelò l’enorme impressione e consenso che il documentario aveva suscitato nel pubblico, perché aveva offerto la possibilità di partecipare a qualcosa di significativo a livello sociale, etico e interessante a livello personale. L’impatto, per indici di ascolto, fu straordinario anche perché, e qui sta una novità assoluta, per la prima volta lo sguardo dietro alle telecamere era quello di sei donne, che osservavano in modo totalmente inedito le drammatiche fasi di un processo che testimoniava il disprezzo per una donna violata e la connivenza con gli stupratori.

Loredana Rotondo, che è stata ospite nel 2018 con Lorella Zanardo di una giornata di formazione ad Altradimora nella quale sono stati mostrati sia Processo per stupro che Il corpo delle donne, ha tra l’altro ricordato: “Ho dovuto far riposare il cuore in diversi momenti di quelle giornate mentre assistevamo al processo, perché le emozioni erano fortissime, tra sgomento, orrore e consapevolezza di ciò che stavamo vedendo”.

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