L'uomo, di origini marocchine, è stato ritrovato dalle persone che lavorano nel locale. Secondo i primi accertamenti, è deceduto per cause naturali dopo che un mese fa era stato ricoverato per delle crisi epilettiche
Ieri sera si era sentito male ma aveva rifiutato di tornare in ospedale dopo il ricovero di un mese fa. Stamattina, intorno alle 7.30, Mostafa Hait Bella, un clochard di origini marocchine di 59 anni, è stato ritrovato morto nel dehors della Caffetteria del Re, in corso Re Umberto a Torino. L’uomo aveva da poco perso il lavoro ed era stato costretto a vivere in macchina finché non gli è stata portata via. A trovarlo sono stati i gestori del bar, che come tutte le mattine lo trovavano in quel punto, solo che oggi non ha risposto ai richiami. Sull’accaduto sono in corso le indagini della polizia.
L’uomo, seguito da diverso tempo dai servizi sociali, era stato ricoverato il mese scorso all’ospedaleMauriziano a seguito di alcune crisi epilettiche, venendo dimesso poco dopo. Secondo i primi accertamenti, è morto per cause naturali. Il clochard aveva lavorato come fioraio al mercato di San Secondo, prima di perdere il lavoro. Per un po’ ha vissuto in auto, poi quando ha perso anche quella è finito in strada, dormendo sempre rannicchiato sotto le panche del dehors della Caffetteria del Re.
L’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia ha detto che l’accaduto “è un segno che ci stimola ancora di più a dare il massimo dell’impegno, nel minimo tempo possibile, per dare risposte appropriate. Stiamo lavorando per dare una risposta a questo problema. Mercoledì avrò un incontro con il prefetto e la sindaca. Occorre capire anche quali siano le prospettive di impegno del ministero, se possa dare un budget finanziario adeguato ad affrontare queste situazioni. L’arcivescovo ha aggiunto che giovedì “ci sarà un incontro con diciotto associazioni che si occupano direttamente di sostenere questi nostri fratelli. Il rapporto diretto verso i nostri fratelli e sorelle che vivono per strada è fondamentale. Perché c’è chi parla e non ha mai visto in faccia uno di loro, si fanno ragionamenti senza averli incontrati e conosciuti. Da parte della Chiesa c’è la massima disponibilità per mettere a servizio tutte quelle strutture anche per mini-gruppi, due o tre persone. Non pensare solo a dormitori di massa, che non funzionano, ma strutture più personalizzate e più distribuite per dare una risposta”, conclude il monsignore.
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La Redazione
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