“Tutti mi dicono: ‘Guarda che il successo ti cambierà la vita‘. Io per ora non me ne sono accorta. Sì, c’è trambusto intorno a me, noto l’interesse e la curiosità ma non ho l’indole della star. Più che stare sotto i riflettori, in certi momenti per sottrarmi al caos preferirei stare sotto il piumone“.

L’understatement di Maria Chiara Giannetta è da manuale. La sua non è un posa, è ironia mescolata a chi ancora deve prendere le misure con il successo. Dopo la lunga gavetta e i primi ruoli importanti, soprattutto in Don Matteo dove con il Capitano Anna Olivieri si è fatta conoscere dal grande pubblico, la svolta è arrivata con Blanca: la serie di Rai1 (martedì 21 dicembre in onda l’ultima puntata) prodotta da LuxVide, in poche settimane è diventata uno dei fenomeni di questa stagione tv con una media di 5,3 milioni di spettatori a episodio e lei di colpo ha fatto il salto inaspettato, imponendosi come una delle star della serialità italiana.

Usciamo un attimo dal piumone e torniamo a Maria Chiara undicenne, a Sant’Agata di Puglia: a forza di sbirciare nella sala dove provava la compagnia amatoriale del paese, le chiedono di entrare e di unirsi a loro.
Trascorrevo lì tutte le estati e la sala dove provavano era proprio nello stabile di fianco alla casa della nostra famiglia. Ero incuriosita da tutto quel fermento, da quella creatività e alla fine ho accettato. È come se il caso mi abbia indicato una possibile direzione da imboccare. Due strade dopo e magari quella compagnia non l’avrei mai incrociata sul mio cammino.

Non coltivava già il sogno di salire su un palco?
No, non sono una di quelle che “ho sempre sognato di fare l’attrice”.

E cosa sognava?
Non avevo un piano chiaro in testa. Volevo fare tante cose, ero affascinata dalla criminologia. Da ragazzina guardavo molte serie internazionali e c’è stato un momento in cui ero ipnotizzata dalla figura dei profiler: mi affascinava l’idea che ci fossero persone capaci di arrivare a prevedere e a prevenire i movimenti di una persona, di entrare nella testa di qualcun altro. Facendo l’attrice in qualche modo fai la stessa cosa, anche se in maniera totalmente diversa.

Nella testa di Blanca, una ragazza non vedente che riesce a realizzare il suo sogno di diventare una consulente della polizia, come ci è entrata?
Con un mese di preparazione intensa, immergendomi dentro le sue abitudini tutti i giorni. Giravo per casa e cucinavo bendata, ho lavorato con sette angeli custodi ciechi, ognuno dei quali mi ha dato un’impronta diversa che alla fine sono confluite in maniera inaspettata in un unico punto d’incontro. E poi ho visto film e letto libri sul tema. Per me che sono una secchiona, era indispensabile arrivare sul set più che pronta.

C’è riuscita?
Sì. Ma non sono mancati gli imprevisti.

Ad esempio?
L’allestimento del set della casa è terminato pochi giorni prima dell’inizio delle riprese e sono andata nel panico: volevo studiarmela bene, perché un non vedente casa sua la deve conoscere alla perfezione per muoversi senza intoppi. Così mi fermavo anche dopo l’ultimo ciak, per prendere bene le misure. Ho lavorato tantissimo ma è stato talmente tutto bello che non mi è pesato.

Quando le hanno proposto il ruolo, qual è la prima cosa che ha pensato?

“Ora mi devo rimboccare le maniche”. Ero preoccupata per l’approccio fisico: entrare nei panni di una non vedente significa cambiare abitudini, anche fisiche, e prospettiva. Dovevo iniziare a non vedere le cose, proprio come Blanca.

Il cane Linneo, che in realtà si chiama Fiona, come l’ha aiutata?
È stata una spalla fondamentale. Siamo entrate quasi subito in confidenza, grazie al lavoro che ho fatto con Carolina Basile, la sua addestratrice. E questa sintonia ci ha permesso di improvvisare molto, di realizzare alcune cose non scritte nel copione. Uno sguardo, un abbaio o uno “zampa” … ci sono stati momenti in cui ero piena di paté sul collo per riuscire a farmi dare un bacio.

Cos’ha capito del rapporto che s’instaura tra un non vedente e il suo cane guida?
Che è un rapporto simbiotico difficile da descrivere. Una delle mie coach è stata Veronica Tartaglia, campionessa italiana della Nazionale di scherma non vedenti, mi ha fatto capire il grado di sensibilità e di totale empatia che questi cani sono in grado di sviluppare. È qualcosa di pazzesco.

Secondo lei perché in così poco tempo Blanca è entrata nel cuore del pubblico?
Perché siamo usciti dal cliché del racconto della straordinarietà per raccontare la quotidianità di un disabile. Blanca è chiaramente un personaggio d’invenzione ma le persone come lei esistono: Andrea Bocelli e gli altri non vedenti con cui ho parlato e che mi hanno aiutato in questo percorso, hanno in comune un’ironia pungente e molto dritta. Non si piangono addosso, non amano il pietismo, hanno trovato il loro modo di affrontare la vita.

Blanca alla fine chi sceglierà tra l’ispettore Liguori e lo chef Nanni?
(ride) Sarà una sorpresa. Le posso dire che non mancheranno i colpi di scena e che in queste ultime due puntate verranno fuori anche i difetti di Blanca: alcuni nodi irrisolti del suo carattere la costringeranno a pagare per la sua avventatezza.

Almeno uno spoiler però lo conceda: la seconda stagione di Blanca ci sarà?
Non posso ufficializzare una cosa che non so. Però le posso dire che io la rifarei. C’è ancora molto da raccontare: si chiudono delle porte ma c’è qualcosa di non detto che va detto.

Con questa serie il successo le è esploso tra le mani: come lo sta gestendo?
Non lo gestisco. Sto girando Don Matteo, sto facendo promozione per Blanca, sono troppo concentrata sul lavoro per pensare a un qualcosa che non riesco a focalizzare. Tutti mi dicono: “Vedrai che la tua vita cambierà”. Io non credo sarà così. Forse avrò più scelte lavorative, ma non ho l’indole della star e non credo che la popolarità mi possa destabilizzare.

Quando vedremo le nuove puntate di Don Matteo?
Le riprese finiscono a febbraio, dunque immagino a marzo. Non posso anticipare nulla se non che per il mio personaggio, il Capitano Olivieri, l’inizio tranquillo evolverà in una situazione piuttosto accesa.

Com’è stato l’addio di Terence Hill alla serie?
Non ero sul set l’ultimo giorno perché non avevo scene da girare e in parte ne sono contenta perché detesto gli addii. C’ero in video chiamata e mi sono molto commossa. Ma tutti noi abbiamo capito e rispettato la sua scelta.

Che rapporto avete instaurato in questi anni?
Un rapporto fatto di poche parole, di tanti sguardi e di grande rispetto reciproco. Per me è stato un onore ricevere i suoi complimenti: lo stimo molto.

C’è un tratto del carattere che vi accomuna?
La discrezione. Che non è una posa anticonvenzionale ma è rispetto della propria indole.

Si spieghi.
Per me molte cose sono totalmente nuove, ad esempio la promozione della fiction, che non avevo mai fatto prima. Per me significa mettersi in gioco ma l’ho fatto a modo mio, senza forzature e senza sovrastrutture, perché mi piace stare sotto i riflettori ma quando sono sul set. Per il resto, se potessi scegliere me ne starei sotto il piumone a guardarmi una serie. Ma una parte della propria indole va combattuta.

La sua indole la spinge alla misantropia?
(ride) No. Sono socievole e sono una curiosa osservatrice. Ma da fuori, senza essere al centro delle cose. Non mi piace la mondanità, non amo alimentare il gossip, ho un rifiuto per i social: li uso per diletto, non parlare della mia vita privata di cui, per altro, penso che alla gente interessi poco. La dimensione casalinga mi si addice di più.

E sta bene con sé stessa?
Sto imparando a stare bene con me stessa. Più cresci, più cerchi di stare al passo con te stesso. Mi piacciono gli essere umani, mi piace capirli e analizzarli e inevitabilmente mi piace anche l’introspezione.

Dopo il Liceo si iscrisse a Lettere. Poi a 19 anni mollò tutto per Roma e il Centro Sperimentale.
Non sapevo cosa volessi fare, che strada prendere. Nel frattempo, la passione per il teatro aveva preso il sopravvento e decisi di seguire il flusso.

Che sogni aveva in tasca quando arrivò a Roma?
Vincere l’Oscar.

Sognava in grande?
Se non sei ambizioso a 19 anni, quando lo sei? Io poi ho sempre messo l’obiettivo molto in alto perché così sei costretto a fare le scarpinate. E anche se ti fermi a metà cammino, comunque il panorama è migliore che al punto di partenza.

Quando ha capito di avercela fatta?
Quando ho iniziato a vedere i risultati del mio impegno. Il risultato intorno risuona meglio se le cose le fai bene. Penso che con Blanca sia accaduto proprio questo: sono entrata nel personaggio ed ero felice di interpretare un essere umano complesso. Mi sono resa conto dopo della portata che ha avuto.

Lei appare sempre precisa, a fuoco, dosa sempre le parole. Ma il suo lato trasgressivo qual è?
(ride) Non si vede perché forse non l’ho ancora espresso. La vera trasgressione in realtà sarebbe prendermi del tempo per me stessa. Qui e ora. Ma non posso. Pensi che da mesi non ho nemmeno il tempo di giocare a tennis.

Sul campo viene fuori il suo lato più stropicciato?
No, sul campo viene fuori la rabbia e un problema di gestione della rabbia: nella mia ordinarietà assoluta sono molto tranquilla e composta, sul campo non riesco a tenere a bada il nervosismo. Ho scoperto il tennis da poco, ho guardato per un anno tutti i tornei del mondo e poi ho deciso di provare.

E ha scoperto di essere brava?
Ho scoperto di avere un rovescio importante e un dritto da migliorare. E soprattutto di essere molto competitiva e di non sapere perdere. Cosa tipica dei secchioni come me.

Se perde, cosa capita?
Appena mi parte il primo colpo sbagliato, perdo di lucidità. E questo è un limite. Mi piace giocare, ma c’è la frustrazione di riuscire a migliore poco, almeno per ora.

La prima telefonata se ha un problema o se vuole condividere un successo, a chi la fa?
Alle mie amiche storiche di Foggia, Alice e Francesca. Ho un legame molto solido con le mie radici e a mia terra.

Il gossip sulla presunta storia con il suo collega Maurizio Lastrico com’è nato?
Forse perché ci vedono spesso assieme fuori dal set, siamo molto amici, usciamo spesso. Ma la verità è che non stiamo assieme.

È innamorata?
No.

Il grande sogno professionale da realizzare?
Sento la necessità di interpretare un personaggio torbido per esplorare il mio lato dark. E a chi non crede che ne abbia uno dico: venite a vedermi quando gioco a tennis, lì viene fuori.

Foto crediti Ufficio Stampa LuxVide

Sostieni ilfattoquotidiano.it:
portiamo avanti insieme le battaglie in cui crediamo!

Sostenere ilfattoquotidiano.it significa permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti.

Ma anche essere parte attiva di una comunità con idee, testimonianze e partecipazione. Sostienici ora.


Grazie Peter Gomez

Sostienici ora Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Giancarlo Magalli: chiusura anticipata per il suo programma Una parola di Troppo

next
Articolo Successivo

CartaBianca, ancora momenti di alta tensione. Berlinguer a Borgonovo: “Non ti ho abbassato l’audio, basta con questa storia”

next