Oggi 27 gennaio 2021, Giorno della memoria per i martiri della Shoah ebraica, noi medici dell’ambiente della Campania abbiamo il cuore ricolmo di gioia e di speranza perché ieri è stato eletto alla guida della Conferenza Episcopale della Campania il Vescovo di Acerra, Monsignor Antonio Di Donna.

Al Vescovo Di Donna riconosciamo non solo l’instancabile lavoro pastorale nella propria Diocesi, simbolo e riassunto di tutti i problemi ambientali e quindi sanitari e civili della Campania, ma in particolare di avere sintetizzato, meglio di tutti noi combattenti sul campo, il significato ed il senso del concetto “Terra dei Fuochi”, che non è un luogo ma è “un fenomeno: lo scorretto smaltimento dei rifiuti industriali non solo in Campania, ma in tutta Italia e in tutto il mondo!” (La Civiltà Cattolica, 2011).

Nell’omelia del 15 agosto diceva il Vescovo Di Donna: “Non si può far finta di niente. il popolo è sovrano non suddito! Questa battaglia tra il Bene e il Male continua, e devo dire che proprio sul fronte dell’ambiente dobbiamo purtroppo registrare ancora una volta il perdurare di un disegno ‘diabolico’ che vuole fare del nostro territorio – tra Napoli e Caserta, in particolare Acerra – il “Polo dei rifiuti della Campania… Assistiamo poi in questi ultimi tempi anche alla tendenza particolare a ridimensionare il dramma ambientale, quasi negarlo… Mai più Terra dei Fuochi, la Terra dei Fuochi non esiste. Non bisogna parlare di Terra dei Fuochi, non lo ricordiamo, non bisogna ricordare quello che è successo…”.

L’amministratore delegato di A2A, Renato Mazzoncini, per la prima volta ammise: “Se la Campania, come io mi auguro, riuscirà a raggiungere dei target di raccolta differenziata adeguati (si parla sempre e solo dei rifiuti urbani!), intorno al 75% (siamo oggi già a circa il 55%, più della Toscana!), non servirà un altro termovalorizzatore delle dimensioni di quello di Acerra”. Dimenticava che la provincia di Brescia viene oggi unanimemente riconosciuta la più massacrata sul piano sanitario dall’inquinamento ambientale per le sue troppe industrie cosiddette “del riciclo” , ivi incluso il maxi inceneritore.

Il mostro Covid 19, non a caso, ha falcidiato prima di tutte le inquinatissime province di Brescia e Bergamo, e il Governo italiano ci invita tutti con maxi incentivi a creare autonomi e pulitissimi impianti di raffreddamento con il fotovoltaico, non certo con l’incenerimento!

I maxi inceneritori sia di Brescia che di Acerra non sono la situazione di maggiore danno ambientale e quindi sanitario di quei territori. I maxi inceneritori sono solo la “spia rossa” , volutamente troppo accesa per non fare comprendere il resto, del terribile massacro di questi territori, a cominciare da Brescia, che sono diventati un vero inferno per la eccessiva concentrazione di impianti di cosiddetto trattamento dei rifiuti industriali i quali, nella perdurante assenza di tracciabilità certificata degli stessi, sono la prima fonte di danno sanitario sia al nord che al sud.

Mai si dice, tranne che nel mio libro, che ogni cittadino lombardo non deve preoccuparsi del corretto smaltimento dei soli 1.2 kg pro capite annuo di miseri rifiuti urbani, ma di oltre 12 kg a testa di rifiuti innanzitutto industriali (di cui almeno 2-3 kg sono prodotti in evasione fiscale e quindi da smaltire comunque illegalmente in qualche modo!) e ora a Brescia, a causa della assenza di tracciabilità certificata, si ritrovano anche diverse discariche radioattive a massacrare i cittadini lombardi!

Mai si dice che, unico caso in Italia, il maxi inceneritore di Acerra, oggi il più grande d’Italia, restituisce alla città di Acerra non più di 5 euro a tonnellata come ristoro ambientale rispetto al minimo di 10 di tutti gli altri inceneritori! Serve con urgenza una indagine della Magistratura su questo ristoro ambientale così basso. Nessuno dice che, come già accade da anni a Brescia, l’auspicato incremento anche in Campania della raccolta differenziata al 75% non farà altro che fare sostituire ufficialmente il rifiuto solido urbano con il rifiuto industriale assimilabile all’urbano di cui nessuno parla, tantomeno la A2A e i suoi vertici.

Oggi l’inceneritore di Brescia ufficialmente incenerisce due terzi di rifiuto industriale e solo un terzo di rifiuto urbano. I cittadini bresciani muoiono ogni giorno per i rifiuti industriali assassini non tracciati sversati nelle loro centinaia di impianti: troppi!

Io sono ancora vivo, e da tempo, anche con il mio libro, non solo sto risvegliando anche i nostri fratelli bresciani sul massacro ambientale e quindi sanitario che stanno subendo e di cui, ripeto, il maxi inceneritore è soltanto la “spia rossa” e non la prima causa; ma soprattutto ho già avvisato e formato i cittadini e la Chiesa campana sul piano diabolico della concentrazione eccessiva di impianti senza sufficienti controlli (Acerra!) in un solo territorio come già accaduto nella Provincia di Brescia! Non è stato per caso che il primo destinatario del mio libro sia stato proprio il Vescovo Antonio Di Donna di Acerra, lo scorso luglio 2020.

Per protestare contro la scomparsa della Commissione regionale di inchiesta su Terra dei Fuochi, tramite la consigliera M5S Muscarà, ho già provveduto a donare a ogni consigliere regionale della Campania una copia del libro sulle Terre dei Fuochi in Italia. Non ho ricevuto una sola nota né di ricezione né di ringraziamento. Terra dei Fuochi non deve essere neanche nominata, tantomeno combattuta e vinta!

Per onorare questa elezione, spero che ora il Vescovo Di Donna accetti una copia omaggio per ciascuna delle Diocesi della Campania: per comprendere e non dimenticare la tragedia ambientale che continua imperterrita ogni giorno, in Campania come in tutta Italia!

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