Sars Cov 2 un giorno potrebbe diventare endemico, come è successo in passato per altri virus. E aver trovato un vaccino per quello che scatena Covid “non lo chiamo miracolo, ma è un successo della scienza enorme perché vuol dire che, in futuro, potremo controllare infezioni di questo tipo anche più prontamente di quanto abbiamo fatto questa volta. Io non sono ottimista rispetto al fatto che non ci saranno più epidemie di questo tipo, non soltanto di coronavirus”. Massimo Clementi, professore ordinario e direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, pensa “alla stessa influenza aviaria. Negli ultimi 10 anni ci sono stati circa 850 casi di H5N2, la mortalità è stata del 60%. Se partisse una epidemia di influenza aviaria sarebbe devastante. Allora dovremo essere molti pronti e molto attrezzati, seguire e monitorare”. Intanto nella battaglia contro il coronavirus, che a oggi ha contagiato 100 milioni di persone nel mondo e ne ha ucciso oltre 2 milioni, è arrivata l’arma del vaccino: “La strada è tracciata, dobbiamo premere sull’acceleratore delle vaccinazioni“.

Sì, ma le dosi scarseggiano
Il tema delle licenze di cui si discute è interessante. L’Italia potrebbe averne un beneficio enorme. È chiaro che chi detiene la licenza deve concederla a fronte di royalties che potrebbe richiedere. A quel punto la produzione avviene altrove e nella produzione dei farmaci è quasi la norma. In Italia abbiamo dei centri di produzione che se riusciamo a non smantellarli potrebbero essere efficaci.

Lei pensa che sia possibile?
L’Italia ha un’ottima storia e una rete di aziende farmaceutiche che hanno lavorato su prodotti biologici, c’è la Svizzera con una capacità enorme, c’è l’Austria. Ci sono paesi che non hanno sviluppato il vaccino, ma hanno una capacità produttiva per aumentare le dosi con il beneficio di tutti. Non credo nell’azzeramento del brevetto: creerebbe problemi anche per le altre possibili applicazioni di questa tecnologia dell’Rna messaggero in campi diversi. C’erano 50 progetti prima che scoppiasse l’epidemia e chi lavorava su questi progetti – in particolare Biontech e Moderna – si è trovato ovviamente in mano una piattaforma che poi ha potuto utilizzare.

Chi allora potrebbe aiutare nella produzione di vaccini?
La prima azienda che mi viene in mente è la Sanofi. La Francia è la grande assente nello sviluppo di un vaccino ma ha una eccellente virologia istituzionale con l’Istituto Pasteur e una rete di aziende importanti, ma è totalmente assente in questo scenario. C’è poi la Svizzera con l’area di Basilea. In passato per i farmaci per l’Hiv è stato così. Siamo riusciti in due decenni a controllare con i farmaci una malattia infettiva per cui non era possibile sviluppare un vaccino. L’altra malattia importante è l’epatite C, adesso si parla di eradicazione del virus nel mondo grazie ai farmaci. Ma in questo momento la pandemia possiamo batterla soltanto con la vaccinazione e qualche farmaco migliore di quelli che abbiamo a disposizione adesso.

Professore mentre parlavamo è stata battuta la notizia che Sanofi e Pfizer hanno firmato un’intesa
Siamo stati preveggenti. Le garantisco che non lo sapevo.

Era un po’ nell’aria. Anche Bayer potrebbe offrire supporto a Jansen (Johnson&Jonhson). Ma in Italia esiste un gruppo italiano in grado di produrre il vaccino con l’Rna messaggero?
Le aziende italiane hanno dimensioni modeste o non sono concessionarie. È necessaria un’alleanza strategica a livello europeo

Intanto da Israele arrivano dati preliminari che sembrano confermare l’efficacia dichiarata da Pfizer. I casi di contagio nelle persone vaccinate e che quindi hanno ricevuto entrambi le dosi sono lo 0,02%
Il vaccino funziona e la sua efficacia si vede anche nelle curve di diffusione dell’infezione, non soltanto sul singolo caso. Questo è molto importante perché quando è vaccinata una parte consistente della popolazione il virus è impedito nel circolare. Ci sono tante altre questioni aperte: per esempio come arrivare presto a una vaccinazione così vasta. Israele è favorita dal fatto che è una nazione molto piccola che ha operato molto bene.

La scarsità delle dosi ha fatto prendere in considerazione lo Sputnik V su cui fino a qualche tempo fa c’erano stati dei dubbi
Sì, i dubbi erano relativi al fatto che non erano state resi pubblici i dati di fase 3. Avevo letto che era iniziata la vaccinazione in assenza di quei dati e mi sembrava singolare. Quando l’Ema prende in carico un dossier, e anche se in questo momento abbiamo bisogno di vaccini, si va a vedere tutto quello che c’è. Valuterà bene quello che è stato fatto ed eventualmente chiederà come ha già chiesto ad Astrazeneca di chiarire alcuni alcuni aspetti.

Il fatto che siano usati due vettori tra prima e seconda dose cosa comporta?
Questo potrebbe essere un elemento di interesse, anche tecnico, per capire come si comportano questi due vettori che sono finalizzati a indurre l’immunità. Potrebbe essere una soluzione interessante e potrebbe essere migliorativo.

L’Ema sta valutando anche il dossier con il vaccino cinese Sinovac di cui si sa solo che è sviluppato con la tecnica del virus inattivato. Lei ne sa più?
È il più tradizionale di tutti i vaccini che sono stati sviluppati per questa infezione. È chiaro che è il più a rischio per eventuali effetti collaterali perché si porta dietro tutto il virus e quindi gli anticorpi prodotti in questa vaccinazione sono anticorpi che in parte servono e in parte potrebbero essere inutili. Credo che sia stato valutato bene in Cina e potrebbe essere anche una opportunità, ma ho dei dubbi che un vaccino così si possa prestare ad essere efficiente contro varianti virali. Questo perché sono vaccini efficienti se il virus cambia poco e questo virus invece, come abbiamo visto, è abbastanza incline a fare varianti. Varianti che non sempre significano che il virus sia più patogeno ma che il virus cambia quando è sotto pressione.

Le nuove tecnologie sono più rassicuranti
Quella dell’Rna messaggero è stata l’ultima possibilità offerta. Anche quello di Astrazenca è un vaccino tecnologico e interessante dal punto di vista del suo sviluppo. La vaccinologia in generale, passata questa epidemia, sarà rivista e rimodulata.

Astrazeneca però pare abbia un’efficacia molto più bassa anche se pare protegga dai sintomi gravi. E il vaccino italiano sarà sviluppato appunto con un vettore virale…
C’è un problema aggiuntivo, l’indicazione agli over 55. Questo sarà visto con molta attenzione, i vaccini servono ma gli enti regolatori non possono dare indicazione se non c’è una sufficiente valutazione di alcuni aspetti. Dobbiamo aspettare.

Non sarebbe più opportuno e veloce destinare i vaccini alle fasce d’età in base all’efficacia?
Sì, certamente. Penso che si arriverà a quello.

Una decisione di tipo politico
Sì, ma con un vaglio preliminare tecnico. Dal punto di vista della valutazione dei dati scientifici io penso che debba essere mantenuta la scala di valutazione nell’ambito degli organismi tecnici: Fda, Ema, ma anche le agenzie nazionali.

Quindi se fosse lei a decidere?
Se potessi decidere con abbondanza di dosi mi piacerebbe immunizzare con un vaccino solo. Ma siamo in questa situazione, almeno in questo 2021, in cui devono essere usati vaccini diversi.

In futuro però Sars Cov 2 potrebbe diventare endemico
Sì, certamente. Se ci sarà una immunità di popolazione ampia e se il virus dovesse mutare nel senso di continuare a replicare pur essendo meno aggressivo potrebbe diventare uno dei quattro o cinque coronavirus che infettano l’uomo stagionalmente. Come ha fatto del resto H1N1. Nel 2009 ci fu quell’epidemia – e l’Oms quella volta dichiarò un po’ frettolosamente la pandemia – che iniziò in Messico. Era un virus veramente strano: aviario, suino e umano. Ci furono tanti malati e una mortalità del 20%. Si diffuse, si adattò all’uomo e divenne meno aggressivo. Sta ancora circolando.

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