La guerra contro il Covid e la carenza di vaccini avvicina anche paesi distanti dal punto di vista diplomatico. Accade a Russia e Germania (con l’eco dell’affaire Navalny ancora ampia) con Angela Merkele – alle prese con i momenti più duri del suo ultimo mandato – che in nome dell’emergenza sanitaria dice del vaccino russo Sputnik V: “Se sarà approvato dall’Ema (agenzia europea per i farmaci, ndr), potremo parlare di accordi sulla produzione e anche dell’uso”. La cancelliera ha sottolineato di aver offerto alla Russia attraverso il Paul Ehrlich Institut “supporto nello sviluppo” del vaccino. “Al di là delle differenze politiche che sono ampie, possiamo certamente lavorare insieme in una pandemia, in un settore umanitario” ha dichiarato. La Germania ha registrato oltre 20mila nuovi casi e più di mille morti nelle ultime 24 ore. Martedì è stato raggiunto l’accordo per prorogare il lockdown nazionale fino al 14 febbraio.

E in attesa dell’approvazione da parte di Ema del vaccino di Oxford Astrazeneca (il 29 gennaio) con una incognita sull’efficacia rispetto alle varianti del virus e i ritardi delle altre case farmaceutiche ecco che il composto russo – con una efficacia dichiarata da Mosca del 95% – diventa un’opportunità da prendere in considerazione. E a Mosca se ne sono perfettamente resi conto: “Lo Sputnik V sarà presto uno dei vaccini più diffusi e accettati del mondo: la prossima settimana una prestigiosa rivista ‘peer-reviewed’ europea pubblicherà i risultati della fase 3 e sarà chiaro a tutti la bontà del lavoro svolto” dice l’amministratore delegato del Russian Direct Investment Fund (RDIF), Kirill Dmitriev, in un incontro con la stampa. Nei mesi scorsi la comunità scientifica aveva sollevato dubbi sul vaccino in assenza di dati e pubblicazioni scientifiche. “Molti Paesi europei sono interessati e, come sapete, stiamo discutendo con la Germania l’opportunità di produrre il vaccino localmente. Un gran numero di persone che hanno cercato di mettere lo Sputnik V in luce negativa sono in realtà a corto di argomenti. Credetemi, sarà l’ultimo argomento quando apparirà la pubblicazione nella rivista medica già la prossima settimana“, ha aggiunto Dmitriev. Lo Sputnik V, messo a punto dall’Istituto nazionale di epidemiologia e microbiologia Nikolaj Gamaleja di Mosca e finanziato dal fondo sovrano Russian Direct Investment Fund (RDIF), si basa su vettori adenovirali

Intanto il vaccino russo è stato approvato dal primo paese europeo l’Ungheria. Una approvazione per l’uso in emergenza che si basa sui risultati dei test clinici dello Sputnik V in Russia e su una valutazione completa da parte degli esperti in Ungheria. Anche gli Emirati Arabi Uniti lo hanno approvato come annunciato dal ministero della Sanità di Abu Dhabi, sottolineando che si tratta del terzo vaccino approvato dagli Emirati Arabi Uniti per combattere la pandemia in corso. “I risultati dello studio hanno dimostrato l’efficacia del vaccino nell’innescare una forte risposta anticorpale contro il virus, la sua sicurezza per l’uso e la sua conformità agli standard internazionali di sicurezza ed efficacia”, afferma il comunicato. Tornando in Europa la Serbia ha avviato trattative per la produzione in Serbia del vaccino che fuori dalla Russia, si produce solo in Kazakhstan. Quello russo è uno dei tre vaccini che vengono somministrati in Serbia, con il Pfizer-BioNTech e Sinopharm.

Intanto la Bosnia-Erzegovina ha annunciato l’intenzione di rifornirsi di vaccino con accordi diretti con i produttori americano, russo e cinese. Decisione presa alla luce dei problemi che si profilano nel programma Covax e in seno alla Ue. La Bosnia-Erzegovina, al pari di altri Paesi della regione, è in attesa di ricevere le prime partite di vaccino e non ha avviato alcun piano vaccinale. Eccezion fatta per Slovenia e Croazia, che sono membri della Ue, fra i Paesi della ex Jugoslavia solo la Serbia, appunto, ha dato il via a un programma organizzato di vaccinazione. Lo Sputnik V interessa anche all’India dove con la vaccinazione dei primi otto volontari è partita la terza fase di sperimentazione. In Brasile, uno dei paesi più colpiti, i governatori di 16 dei 27 Stati brasiliani hanno chiesto al presidente, Jair Bolsonaro, di guidare le negoziazioni affinché la Cina aumenti l’invio di vaccini e che l’azienda farmaceutica nazionale Uniao Quimica sia autorizzata a “produrre il vaccino Sputnik V”.

Intanto l’università di Oxford sta lavorando a una nuova versione del vaccino che ha messo a punto insieme ad AstraZeneca in grado di proteggere anche dalle varianti del virus considerate più pericolose, quella inglese, sudafricana e brasiliana, secondo quanto riporta il Daily Telegraph, che cita fonti interne all’ateneo. Lo stesso team che ha lavorato alla ‘versione originale’ del vaccino, spiega il quotidiano, sta facendo uno studio di fattibilità per capire se la tecnologia può essere ‘riconfigurata’ con un preavviso di 48 ore. Un’esigenza che arriva dopo che alcuni studi hanno dimostrato che i vaccini potrebbero avere un’efficacia ridotta soprattutto contro il ceppo sudafricano. Dell’argomento si è occupato anche il premier britannico Boris Johnson, che ha affermato al parlamento che è in ‘stretto contattò con gli scienziati sulle nuove varianti, e che confida che “l’agenzia regolatoria britannica sia in grado di approvare eventuali modifiche al vaccino con la velocità necessaria”.

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