“Fra un fico e un cazzotto tra i denti, ognuno ormai sceglier saprà”: Guccini era convinto, in chiusura della sua celebre canzone, di aver dimostrato le proprietà benefiche del fico tanto da eliminare ogni dubbio su cosa scegliere tra il frutto ed un pugno. E sostituendo al fico una Bibbia e al cazzotto una testata si ottiene Amarildo Souza do Amaral, detto più semplicemente Amarildo. Sì, proprio il centravanti ex Lazio, Cesena e, solo per tre partite, Torino. Guccini e i suoi fichi torneranno utili in seguito per raccontare quel centravanti atipico, lungo, magro e con l’aria un po’ spaesata che arrivò a Roma nel 1989.

Il presidente Gianmarco Calleri aveva riportato la Lazio in Serie A e l’anno prima i biancocelesti erano riusciti a ottenere una salvezza tranquilla anche grazie a colpi particolarmente azzeccati, su tutti Ruben Sosa dal Saragozza. Con l’ambizione di arrivare in Europa Calleri e il ds Carlo Regalia per rinforzare la squadra puntano ancora sulla Spagna: al Celta Vigo c’è un centravanti che ha fatto benissimo, è forte fisicamente e sa giocare per la squadra. Amarildo appunto. Di quel brasiliano si diceva pure un gran bene a livello personale: bravissimo ragazzo, poca saudade, zero samba e addirittura una Bibbia evangelica regalata agli avversari prima di ogni partita. Calleri e Regalia lo prendono per 2 miliardi e 800 milioni per fargli fare coppia con Ruben Sosa, e assieme a lui per una Lazio in grado di competere per un piazzamento europeo prendono il riccioluto Pedro Troglio dal Verona.

Figlio di un pastore evangelico morto precocemente quando Amarildo aveva 12 anni, il ragazzo si forma da solo nella parte più interna dello stato di Paranà: è bravo, ha fisico e lo nota il Botafogo. Solo a Rio a 19 anni, senza aver mai visto il mare, ricorda gli insegnamenti del papà e si affida a Dio, anche grazie alla conoscenza di Baltazar, ex pichichi della Liga, fondatore degli Atleti di Cristo. Tra i professionisti Amarildo dimostra di poterci stare, e discretamente: passa all’Internacional di Porto Alegre, poi al Celta in Spagna, dove segna 16 gol in una stagione. Calleri e Regalia si convincono: è il partner ideale per Sosa. E nella stagione del trasloco al Flaminio causa mondiali Amarildo si fa apprezzare perché domina sulle palle alte, segna ogni tanto e per la distribuzione di bibbie evangeliche.

In verità anche per una testata nei denti a Lionello Manfredonia nel derby: la Bibbia prima della gara Amarildo l’aveva regalata ad Antonio Tempestilli, ma sulle palle alte il suo marcatore era Manfredonia. Lo stopper, peraltro ex biancoceleste, tormenta il brasiliano facendo leva proprio sulla religiosità: “Il tuo Dio non esiste” gli dice ad ogni calcio d’angolo, finché Amarildo sbrocca e gli rifila una testata. L’arbitro lo caccia e lui conscio di aver sbagliato va via a testa bassa. Chiederà scusa, si chiarirà con Manfredonia, sebbene ancora oggi affermi che quell’episodio sia una ferita aperta. Rientrerà, togliendosi lo sfizio di rovinare il cenone al Napoli di Maradona, il 31 dicembre di trentuno anni fa, facendo una doppietta e scatenandosi in una gara in cui i napoletani, futuri campioni d’Italia, non riusciranno mai a prenderlo. Quella partita finirà 3 a 0 per i biancocelesti.

Amarildo va a fasi alterne: in casa al Flaminio segna e fa assist, in trasferta si schianta sempre contro pali e traverse (e qui verrebbe di nuovo da scomodare Guccini). A fine anno, nonostante sia stato il miglior marcatore della Lazio con 9 gol in stagione e sia entrato nel cuore dei tifosi che gli dedicano anche un coro, non viene riconfermato per far posto a Karl Heinz Riedle e passa al Cesena. In Romagna gioca 2 stagioni, intervallate da una Mitropa giocata e vinta col Torino, ma il Cesena prima retrocede e poi non riesce a tornare in A nonostante le buone prestazioni del brasiliano. Il finale di carriera è tra Spagna, Portogallo e Brasile, senza exploit. Oggi forma bimbi nelle sue scuole calcio ed è ancora attivissimo con gli Atleti di Cristo Amarildo, che regalava Bibbie agli avversari…e, parodiando Guccini, “ma attenti a non far come Lionello…”.

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