Premesso, e ci tengo a sottolinearlo, che non guardo la televisione, però talvolta sono costretto ad occuparmene perché mi vengono segnalate notizie che la riguardano. È questa la volta del conduttore Flavio Insinna, che, nella puntata del 27 dicembre del programma L’eredità, ha pronunciato a seguente frase: “Io ve lo dico, è inutile girarci intorno, io sono totalmente contrario alla caccia”.

Orbene – ed è questa la notizia – la innocua frase ha scatenato le ire di Federcaccia, che, in persona del suo presidente Massimo Buconi, ha inviato una missiva al Direttore di Rai 1, al Presidente Rai e ai membri della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, missiva del seguente tenore: “Il comportamento di Insinna, non nuovo a questo genere di interventi, è reso ancora più grave per essere messo in atto approfittando della propria notorietà attraverso un mezzo, quello televisivo, che gli garantisce ampio seguito e l’assenza totale di un contraddittorio sulle opinioni espresse in merito alla caccia e ai cacciatori, denigratorie di una categoria di cittadini che esercita una attività pienamente legittima, prevista e normata dalle leggi dello Stato”.

E prosegue con: “Una situazione ancora più inaccettabile alla luce del fatto che avviene attraverso l’uso di un canale della televisione di Stato. Il servizio pubblico d’informazione della Rai prevede un codice etico cui rispondono, o così dovrebbe essere, i comportamenti non solo dei giornalisti, ma di tutti i professionisti che vi lavorano e che sono tenuti al rispetto dell’imparzialità nello svolgimento delle proprie mansioni e ruoli”.

Conclude dicendo: “Per questi motivi e a tutela dei tesserati e dei cacciatori in generale, Federazione Italiana della Caccia ha deciso di rivolgersi alla direzione Rai, ai Partiti e ai Gruppi Parlamentari perché la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi faccia chiarezza su questo, ennesimo, episodio che vede protagonista il conduttore del programma. Parallelamente Federcaccia ha dato mandato ai propri legali di valutare gli estremi per intentare un procedimento legale per diffamazione nei confronti del conduttore e della Rete”.

Tralasciamo la questione dell’etica nell’informazione fornita dalla Rai perché ci porterebbe troppo lontano e limitiamoci a quello che afferma la Federcaccia, che questa volta dimostra di essere digiuna di conoscenze nel campo del diritto. Articolo 21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

La dicitura appare chiara, ciascuno ha diritto di dire ciò che pensa, e, in particolare, quelli che oggi sono chiamati “media” non possono essere soggetti a censure. Insinna ha espresso liberamente il proprio pensiero sulla caccia, e lo ha espresso all’interno di un media, tra l’altro dando voce a quel 68,5 % di italiani contraria all’attività venatoria.

Poi, sempre Federcaccia ipotizza il reato di diffamazione (art. 595 cp) che si rinviene quando si offende la reputazione di una persona. L’affermazione è talmente grossolana che non necessita di commenti.

Allora, vediamo: se io dico che sono contrario alla caccia sarei penalmente sanzionabile. E se mi dico invece contrario alla pesca, mi espongo alla querela dei pescatori? E se dico che sono contrario agli allevamenti e al consumo di carne, gli operatori del settore, dagli addetti ai macelli ai macellai, a loro volta potrebbero trascinarmi in giudizio? E quante categorie potrebbero querelarmi se io dicessi, come dico e sostengo con dati alla mano, che lo sci di pista danneggia ambiente e territorio?

La verità è che nella missiva i cacciatori denunciano, oltre alla loro scarsità di difese, quell’atteggiamento violento che caratterizza proprio la pratica che esercitano. Pratica che purtroppo continua ad avere referenti sia nelle aule parlamentari, sia nelle regioni, di qualsiasi colore: basti considerare il fatto che la caccia è stata permessa quasi ovunque anche in periodo di pandemia.

Ma vorrei aggiungere un’altra e ultima considerazione. Buona parte dei media hanno riportato la frase che Insinna avrebbe affermato come: “La caccia non è uno sport”. Non l’ha detto, come visto, ma se lo avesse detto, ecco che sì che lì, a mio avviso, avrebbe sbagliato.

Nella stessa trasmissione, il conduttore infatti ha casualmente ricordato che il termine “sport” è inglese ma deriva dal francese “deport”, che significa “svago, divertimento. In questo senso la caccia è davvero uno sport, nel senso che i cacciatori si divertono a uccidere. La caccia non è più una necessità come nell’antichità, ma uno svago, un crudele svago, puro e semplice. Questo, tra l’altro, alla faccia di coloro che invece affermano che la caccia è utile all’ambiente.

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