Cambia il Recovery Plan che dovrà stabilire come utilizzare i quasi 200 miliardi di euro di fondi europei tra prestiti e sovvenzioni. La novità principale è che aumentano di 15 miliardi le nuove risorse. Cosa significa? I fondi in arrivo sono composti da 127 miliardi di prestiti e da 65 miliardi di trasferimenti a fondo perduto. Sinora il Governo aveva ipotizzato di destinare 40 miliardi dei 127 ricevuto in forma di prestiti per finanziare spese nuove, aggiuntive rispetto a progetti già in corso. I rimanenti 87 miliardi sarebbero serviti per pagare progetti già finanziati con altri soldi pubblici, usufruendo così di tassi vantaggiosi e andando ad alleggerire il debito pubblico. Una soluzione messa in pratica anche in altri paesi, a cominciare dalla Spagna. Ora invece questa cifra di “sostituzione” scende a poco più di 70 miliardi, altri 15 miliardi vengono infatti attribuiti a spese aggiuntive. Nel complesso i “nuovi fondi” valgono quindi ora poco meno di 121 miliardi.

A darne notizia è Il Sole 24 Ore che spiega anche come la metà di queste nuove risorse finiranno nel capitolo infrastrutture. Dei quasi 28 miliardi destinati a questa voce, circa 16 saranno soldi “nuovi”, vale a dire 7 miliardi in più rispetto a quanto previsto inizialmente. Per lo più serviranno a finanziare il completamento della rete ad Alta Velocità che raggiungerà Genova, collegherà Bari con Napoli e Palermo con Catania. Per i cantieri privati la dotazione rimane invariata, in tutto 22,4 miliardi in forma di superbonus per le ristrutturazioni in chiave di maggiore sostenibilità ambientale, di cui però solo 5 miliardi sono risolte supplementari a quelle che erano già previste.

Tra i 52 progetti che compaiono nel piano del governo, quello che riceve più risorse fresche, oltre alle infrastrutture, è il piano Transizione 4.0 destinato alle imprese che vale complessivamente 24.8 miliardi di cui 18,5 di nuovi finanziamenti. C’è poi il capitolo dedicato alla scuola e al potenziamento del diritto allo studio che assorbe in tutto 10,7 miliardi quasi per il 90% sotto forma di nuovi fondi. A questi vanno poi aggiunti altri 6 miliardi destinati agli edifici scolastici che ricadono sotto la voce efficientamento edifici pubblici. Poco meno di 2 miliardi andranno alle aree colpite dai terremoti del 2009 e 2016.

Finanziata completamente con fondi nuovi è poi la produzione e distribuzione di energie rinnovabili a cui sono destinati 8,6 miliardi. In tema di sostenibilità arrivano anche 4,5 miliardi “freschi” per lo sviluppo di economia circolare e per il miglioramento della gestione dei rifiuti e altri 1,8 miliardi per l‘agricoltura sostenibile. Ci sono anche 1,3 miliardi per lo sviluppo della filiera dell’idrogeno. Per la ricerca arrivano in tutto 8,5 miliardi di cui 7,7 aggiuntivi. Anche i 3 miliardi per cultura e turismo sono tutte risorse “fresche”, senza dimenticare che gli operatori del settore possono attingere anche al capitolo ristrutturazione di edifici privati. A digitalizzazione e innovazione della pubblica amministrazione andranno 10 miliardi, 4,4 aggiuntivi.

La sanità, al centro nelle ultime settimane di una polemica politica, vanno in tutto oltre 15 miliardi di euro. Nove miliardi, tutti di nuove risorse, sono destinati al potenziamento della rete di assistenza sul territorio con più presidi nel paese, e all’innovazione e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria. Altri 5/6 miliardi serviranno invece per la ristrutturazione delle strutture ospedaliere. Infine 4,5 miliardi (di cui 3 aggiuntivi rispetto agli stanziamenti già in essere) sono assegnati allo sviluppo di asili nido e al sostegno all’occupazione femminile.

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