Non si fa in tempo a parlare di crisi di governo che subito rispunta lui, gran tessitore della politica italiana e regista di quel patto del Nazareno che portò Berlusconi a entrare nella casa del Pd quando a farne gli onori c’era Matteo Renzi. Anche adesso che è recluso a Rebibbia perché condannato in via definitiva a 6 anni e mezzo per bancarotta, Denis Verdini resta il Mr. Wolf dei giochi di palazzo. Nelle ultime settimane sono più di una decina i parlamentari che sono andati a trovarlo in carcere: Matteo Salvini, Matteo Renzi, Luca Lotti e tanti ex compagni di centrodestra: dal “re delle cliniche romane” Antonio Angelucci a Ignazio Larussa e Daniela Santanché, fino a Maurizio Lupi e Renata Polverini. E se il leader della Lega ha buone ragioni di fare visita al “suocero” prima di Natale, così come gli amici di sempre nel segno della solidarietà, è un punto interrogativo il faccia a faccia con il fondatore di Italia Viva. Che, secondo quanto riferito da diverse fonti a Ilfattoquotidiano.it, ha varcato i cancelli del penitenziario romano proprio mentre tiene sotto scacco il governo Conte minacciandone ogni giorno la caduta.

Chi lo ha incontrato negli ultimi tempi, racconta che Verdini si è fatto crescere una lunga barba bianca. L’ex macellaio di Fivizzano, poi banchiere, editore e politico pluri-imputato, ora ha pure l’aspetto da saggio consigliere. Un ruolo che negli anni diversi leader gli hanno assegnato, in primis Berlusconi, poi anche Renzi quando era segretario del Pd e da ultimo Matteo Salvini, fidanzato con la figlia Francesca. C’è chi mormora che sia stato lui a suggerire al capo del Carroccio di far cadere il governo gialloverde nell’agosto 2019 per capitalizzare il 36% di consensi ottenuto pochi mesi prima alle Europee. “Vuole tornare al voto per modificare la riforma della prescrizione. L’influenza di Denis Verdini, va detto, non gli fa bene”, disse Luigi Di Maio senza ricevere smentite. Una decisione che, vista l’attuale maggioranza a Palazzo Chigi e i risultati elettorali che si sono susseguiti fino ad oggi, non sembra aver portato molto bene alla Lega.

Ma presto le cose potrebbero cambiare, specie se in caso di crisi di governo in Parlamento si trovasse “un’altra maggioranza“, come sostiene Renzi da settimane. Ipotesi che Salvini non ha affatto escluso, rimandando le eventuali elezioni anticipate a “dopo il Covid”. In tutto questo non è più Verdini a distribuire le carte del gioco, ma da saggio consigliere potrebbe avere più di un suggerimento da dare al viavai di politici che sono spuntati a Rebibbia. L’ultimo a incontrarlo è stato proprio Salvini la vigilia di Natale, in una stanza vicino all’infermeria. Come raccontato dal Fatto, il leader della Lega si è accertato delle sue condizioni di salute e i due hanno avuto una breve conversazione. Il giorno prima, il 23 dicembre, la visita istituzionale è toccata ad Angelucci e a Renzi, che più volte ha espresso ai suoi l’intenzione di andarlo a trovare in virtù dell’amicizia che hanno coltivato negli anni. A partire dal 2010, quando Verdini introdusse ad Arcore l’allora neosindaco di Firenze, astro nascente di un nuovo centrosinistra. Amicizia che si è poi trasformata in appoggio politico: nel 2015, dopo la rottura del patto del Nazareno, il banchiere toscano mollò l’ex Cav per fare da stampella al Senato al governo Renzi.

Il passaggio del leader di Iv a Rebibbia suona quindi una visita a un ex alleato, ma resta un messaggio significativo ai suoi elettori, dal momento che Verdini ha una condanna passata in giudicato. Sull’episodio, anticipato da Dagospia, al momento non ci sono state smentite. Così come non è mai stato smentito un presunto pranzo tra Verdini, Salvini e il parlamentare dem Luca Lotti – da sempre vicino a Renzi – avvenuto in un ristorante romano a fine 2019. Già in quei giorni Italia Viva chiedeva al neonato governo giallorosso “un cambio di passo” – discussione poi spazzata via dalla pandemia – ed era spuntato il nome di Mario Draghi come possibile premier di un governo di unità nazionale. A un anno di distanza, ma con l’emergenza sanitaria ancora in corso, la politica italiana è tornata al punto di partenza. E dietro agli ammiccamenti tra Lega, una fetta del Pd e renziani potrebbe esserci qualcosa di più. Anche Lotti è stato avvistato dalle parti del carcere romano prima di Natale: dal suo staff confermano che il deputato, coinvolto nel caso Consip proprio insieme a Verdini, ha fatto una visita a Rebibbia.

Va ricordato che anche in tempi di Covid i parlamentari possono usufruire del proprio status per fare delle ispezioni nei penitenziari, magari gli stessi in cui sono detenuti degli ex colleghi. I familiari dei carcerati, invece, viste le regole anti-contagio difficilmente riescono a ottenere dei colloqui di persona. All’elenco delle visite a Verdini si aggiungono il forzista Ruggeri, che ha incontrato l’ex senatore azzurro il 7 dicembre, La Russa (3 dicembre) e Daniela Santanché (26 novembre). Il 20 novembre hanno varcato le soglie del carcere pure i renziani Massimo Ungaro e Roberto Giachetti, anche se entrambi si sono occupati spesso di diritti dei detenuti. Soprattutto Giachetti, poi, è da anni impegnato in numerose e continue visite nei penitenziari di tutta Italia per sincerarsi delle condizioni dei carcerati: quello con Verdini è solo uno dei tanti incontri con detenuti compiuti dal renziano negli ultimi tempi. Assolutamente diversa è la questione che riguarda gli altri parlamentari. Fonti del Fatto.it fanno sapere poi che il giorno prima Verdini si è trovato faccia a faccia con Angelucci, la berlusconiana Michaela Biancofiore, Maurizio Lupi e Gabriele Toccafondi, ora in Iv ma in precedenza azzurro e poi alfaniano con il Nuovo Centrodestra. A metà novembre è stata la volta di Cosimo Ferri, altro renziano dal passato vicino a Berlusconi (fu sottosegretario alla giustizia del governo Letta su indicazione del Cav, pur professandosi indipendente); il 12 novembre l’incontro con l’ex presidente della Regione Lazio Renata Polverini. Un fitto calendario che testimonia la solidarietà bipartisan per la detenzione di cui gode Verdini, o forse un’abilità da kingmaker dei palazzi romani che fa gola a tanti, ora più che mai.

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