Con i musei chiusi per il Covid-19, visitate la vera architettura, recuperate Luigi Moretti, inventore di linguaggi che seppellisce il petulante autoreferenzialismo delle archistar contemporanee.

Se siete rapiti dal formalismo dei “flussi “del museo Maxxi di Roma e dalle balconate curvilinee in vetro e alluminio delle residenze della controversa Citylife a Milano firmate dall’archistar Zaha Hadid, forse non avete ancora visto il complesso termale Bonifacio VIII a Fiuggi: un prodigio di articolazione di spazi e ingegneria, realizzato tra il 1966 e il 1970 dall’architetto romano Luigi Moretti che quest’anno (2020) festeggia il cinquantesimo anno dalla sua costruzione, celebrato dalla Terza edizione di Spazio Moretti, architettura e passione, a cura di Daniele Baldassarre e Massimiliano Celani, Associazione culturale Laboratorio Fiuggi.

Mentre nel 2008 Zaha Hadid e Patrick Schumacher presentavano il loro manifesto Parametricism Manifesto alla Biennale di Architettura di Venezia, affermando che la progettazione parametrica (che studia le possibili applicazioni della matematica all’architettura) è l’avanguardia del XXI secolo, Luigi Moretti l’architettura parametrica l’aveva indagata 50 anni prima.

Nel 1960 allestiva la Mostra di Architettura Parametrica e Operativa per l’Urbanistica alla XII Triennale di Milano sperimentando la modulazione delle superfici curvilinee. Esperimenti parametrici che aveva già verificato nel 1954 con le superfici curve e gli intonaci granulosi nella villa di Santa Marinella; poi nei profili del Watergate a Washington (1960-65); nelle terrazze della palazzina San Maurizio sulle pendici di Monte Mario (1962) e nelle sorprendenti cupole prefabbricate del parcheggio sotterraneo a Villa Borghese (1966-72) a Roma; infine nel complesso termale delle Fonti Bonifacio VIII a Fiuggi (1966-70) opera che chiude la sua stagione dei capolavori.

Mentre per Zaha Hadid l’interesse per l’architettura parametrica – così come per il Barocco – è finalizzato alla epidermica modellazione della forma per realizzare “una irrealtà spettacolare e vuota ispirata dalle sistematiche astrazioni del tardo capitalismo” (Sam Jacob), nel progetto delle terme a Fiuggi di Moretti, troverete una sequenza spaziale sorprendente.

In esso si condensa la sintesi delle stagioni del grande architetto: dai modelli della classicità alla considerazione per Gaudì, allo studio approfondito del linguaggio del Barocco romano. I progetti di Zaha Hadid sono “manifesti che si riproducono sempre simili a se stessi e che svolgono, nella loro ossessiva ripetitività, la funzione di creare un’immagine adatta ad ogni tipo di merce indifferenti ad ogni contesto” (Vittorio Gregotti), nelle opere di Moretti si apprezza la volontà costante di rinnovamento e lo studio dei luoghi.

Nelle Terme a Fiuggi, Moretti sfida la forza di gravità scardinando certezze: il lungo viale punteggiato da un doppio filare di platani, fiancheggiato dai passaggi coperti dalle grandi e (incredibilmente) sottili vele, sostenute da travi in cemento precompresso, progettate con l’ing. Silvano Zorzi, termina davanti ad un virtuosismo di ingegneria, la “tenda Araba”: una copertura in cemento armato che si piega con la morbidezza e la leggerezza di un tessuto, una sorta di baldacchino che anticipa l’imponente scala centrale che conduce al suggestivo spazio delle terrazza circolare superiore con copertura a impluvium, che ricorda il Pantheon e le antiche terme romane.

Moretti modella i plastici volumi in cemento sullo sfondo di una natura rigogliosa, un contrasto tra artificio e natura che stabilisce un equilibrio armonioso tra l’ambiente costruito e l’ambiente naturale.

Nel tracciamento dei percorsi, propone soluzioni compatibili con all’orografia naturale dei luoghi, articolando itinerari secondo perimetri capaci di collegare i vari poli d’interesse delle Terme, con sensibilità e attenzione al contesto “la composizione delle terrazze a vari livelli insiste su associazione di dischi variamente espansi che evitando spigoli, si insinuano, senza alcuna rigidezza, nel folto della verdeggiante pineta” ( Luigi Moretti).

Zaha Hadid e quanti come lei che hanno lavorato e lavorano per la spettacolarità della forma, prescindendo dalla realtà fisica e sociale del luogo, progettano per la solitudine della propria firma realizzando monumentali pezzi di design; Luigi Moretti, ha lavorato per le città pensando a chi le abita. Allo stupore e alla stucchevole aristocrazia delle forme, preferite la sostanza dell’architettura, riscoprite Luigi Moretti.

Tutte le foto sono di proprietà del Fondo Moretti de l’Acs di Roma che ha autorizzato alla pubblicazione.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili

MANI PULITE 25 ANNI DOPO

di Gianni Barbacetto ,Marco Travaglio ,Peter Gomez 12€ Acquista
Articolo Precedente

Dante 2021: “Il successo? E’ interclassista: unisce pubblico e studiosi. La pandemia non metterà a rischio il ‘suo’ anno”: intervista al professor Pertile

next
Articolo Successivo

Pompei, riaffiora un’antica bottega “dello street food” con resti di cibo dell’epoca. Franceschini: “Scoperta straordinaria”

next