Ci stiamo avvicinando velocemente al momento in cui sarà disponibile il vaccino. Cosa fare? Credo che i dubbi siano legittimi. In primo luogo ci sono almeno tre diversi vaccini: uno prodotto da Pfizer, uno da Moderna e uno da Astra Zeneca. Qual è il migliore? Conviene attendere e assumere questo o quello?

Gli effetti collaterali paiono esserci in circa una persona su tre con problemi piuttosto rilevanti per chi è allergico. Cosa fare? Il rischio è in linea assoluta infinitesimale, rispetto a quello di contrarre il virus. Quindi, in linea generale, è giustissimo che almeno il 60-70% della popolazione si vaccini. Nel singolo caso, però, possono esserci eccezioni. Ad esempio un giovane affetto da gravi e rilevanti allergie può avere da un lato più elevato rischio dalla vaccinazione da controbilanciare col rischio dell’infezione, che nel suo caso è lievemente inferiore.

Le possibilità in campo medico sono molteplici, in quanto esistono pazienti immunodepressi, affetti da patologie rare o particolari, altri che assumono farmaci di tipo molto diverso. Per questo motivo vorrei sollecitare il commissario o il Ministero a far filtrare ogni paziente dal suo medico di famiglia. Solo il medico di medicina generale conosce tutte le implicazioni fisiche, psicologiche e i segreti del paziente. Lui potrebbe fare un breve colloquio telefonico o di persona e inviare il paziente, tramite impegnativa, al centro vaccinazioni. Solo in questo modo il paziente sarebbe informato dei pro e dei contro che lo riguardano, in quanto specifica persona con peculiari esigenze.

Se il paziente avesse accesso libero alla vaccinazione, senza impegnativa del medico di medicina generale, si correrebbero diversi rischi. Il primo è che il medico del centro vaccinazioni, non conoscendolo, non sappia di certe sue particolari patologie. Il secondo è legato alle lungaggini di un eventuale colloquio in sede di vaccinazione con file interminabili. Il terzo è che alcuni pazienti per essere vaccinati ad ogni costo omettono determinati problemi. Il quarto è che si perda la notizia della vaccinazione mentre, se inserito nel database del medico di famiglia, rimarrebbe nel tempo come informazione utile per eventuali altre cure.

Esiste infine un dato psicologico. Di fronte a questa pandemia ognuno di noi reagisce in modo molto diverso. Alcuni si affidano alla scienza, altri a esoteriche informazioni, tratte da conoscenti o da Internet. Ci sono persone, fortunatamente tante, che non vedono l’ora di vaccinarsi per togliersi l’incubo. Altre invece hanno un timore tremendo e vogliono attendere. Infine esistono coloro che ritengono si tratti di un complotto per inoculare a tutti chissà quale porcheria. Il medico di medicina generale che è stato scelto dal paziente è la persona più idonea per rassicurare e valutare, assieme al paziente, quale decisione prendere: vaccinarsi subito appena quel gruppo di età o di professione potrà farlo, attendere per valutare fra qualche mese gli effetti su coloro che si sono già vaccinati, non vaccinarsi perché non lo si ritiene utile o addirittura dannoso?

Qualcuno dirà: ma se il mio medico è un no vax? Esistono certamente, anche se rari, questi casi, ma il diritto ad avere l’impegnativa, anche contro il parere del medico di famiglia, rimarrebbe. Esiste il problema che ogni anno centinaia di migliaia di persone si ammalano per tumori, malattie immunitarie o neurologiche o muoiono improvvisamente per infarto. Chiaramente, visto che la vaccinazione sarà di massa su milioni di persone, tra i vaccinati ci saranno casi di nuovi malati per queste patologie. Alcuni non attendono altro per affermare: “ Quella persona ha fatto il vaccino una settimana or sono e oggi le hanno diagnosticato un tumore! Oppure è morto per infarto!”. Si cercherà di porre una correlazione fra gli eventi che invece sono solo il frutto di una distorsione statistica.

Nel tempo, quindi, le sollecitazioni emotive che ognuno di noi riceverà saranno molteplici. Di fronte all’angoscia della morte, amplificata dai bollettini giornalieri su tutti i media, esistono diversi meccanismi di difesa. Alcuni rimuovono il problema, altri lo negano, qualcuno lo proietta su altre situazioni, mentre la maggior parte tende a soffrire e regredire in silenzio, affidandosi a opinion leader.

Credo che occorra rispettare tutte le diverse sensibilità e i multiformi punti di vista. Bisogna poter porre in essere una rispettosa accettazione dei diversi modi di affrontare l’angoscia. Le imposizioni non servono. Il dialogo con una persona di fiducia competente come il medico, portatore anche lui di un suo punto di vista peculiare, è fondamentale per permettere una decisione.

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