“Ridateci i soldi dei mesi in cui i nostri ragazzi non hanno preso i bus per andare a scuola”. La richiesta arriva dal Coordinamento dei presidenti di consiglio d’istituto di Bologna città metropolitana, dal Forum regionale delle associazioni dei genitori dell’Emilia Romagna e dalla rete dei Comitati genitori della città metropolitana del capoluogo regionale. Le mamme e i papà degli studenti emiliano romagnoli hanno preso carta e penna per scrivere una lettera a Giuseppina Gualtieri, presidente e amministratrice delegata di Tper Spa; all’assessore regionale all’istruzione Paola Salomoni e al collega competente per la mobilità Andrea Corsini.

“Chiediamo – scrivono i referenti delle tre associazioni – che tutti gli studenti della città metropolitana possano avere accesso ad un rimborso parziale degli eventuali abbonamenti annuali acquistati presso il gestore del trasporto pubblico TPer, in ragione dei mesi di scuola non svolti in presenza. L’impossibilità, dichiarata più volte da numerose cariche amministrative nazionali, regionali, provinciali e cittadine, di garantire il trasporto in sicurezza degli studenti nel percorso tra le loro case a la scuola è stato evidentemente un fattore determinante che ha portato alla decisione di svolgere le lezioni in modalità a distanza, rendendo totalmente inutile e inutilizzato parte del suddetto abbonamento acquistato da famiglie e studenti a inizio anno”.

Secondo una stima fatta dai genitori si tratterebbe, per la sola provincia di Bologna, di una cifra di circa mezzo milione di euro considerato che gli studenti che usufruiscono dell’abbonamento annuale sono circa 10mila. Una richiesta che le tre organizzazioni hanno comunque rivolto non solo per i ragazzi bolognesi ma per gli allievi di tutta la regione. “Riteniamo doveroso – spiega Federico Mattioli a nome del coordinamento dei presidenti di consiglio d’ istituto di Bologna città metropolitana – sia politicamente sia sul piano etico, che a queste famiglie venga quantomeno garantito un rimborso economico commisurato al mancato utilizzo, obbligato, del servizio di trasporto pubblico. Chiediamo inoltre che questo indennizzo possa essere un vero e proprio rimborso e non un voucher che, come già accaduto nel recente passato, non è necessariamente usufruibile da parte di tutti gli interessati”.

D’altro canto la maggior parte delle famiglie a settembre pagano un abbonamento annuale che è più vantaggioso rispetto a quello mensile: 220 euro per il trasporto urbano e fino a 330 euro per l’extraurbano a seconda delle fascia. I genitori chiedono il rimborso dei due mesi in cui i ragazzi sono rimasti a casa in didattica a distanza. Una “battaglia” che Mattioli spera possa coinvolgere altre zone d’Italia: “Siamo presenti in 14 regioni e ci auguriamo che questa nostra iniziativa possa essere presa in considerazione anche da altri coordinamenti”.
Infine un appello alla politica: “I nostri figli non possono più perdere un solo giorno di scuola. Non accettiamo più che sul piatto vi sia o la sicurezza o l’istruzione. Siamo nelle condizioni di garantire una scuola in sicurezza”.

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