Fare coming out e dichiarare che la didattica a distanza è realmente un’opportunità non è facile, ma nel 2020 e con una pandemia di cui non si vede ancora la fine, non provare nemmeno a studiare nuove metodologie di insegnamento o a riprogettare gli spazi digitali a servizio della scuola mi pare davvero assurdo.

Il primo lockdown ha sorpreso tutti, con la seconda ondata la scuola aveva e ha ancora una chance, la pensa così Cristina Simone, consulente e docente di social media marketing milanese, insegnare a distanza può essere coinvolgente ed efficace, a volte basta semplicemente un’intuizione, un po’ di creatività. Cristina ha messo insieme un team di 25 persone, tutti professionisti del web, tutti giovani, che si sono messi immediatamente alla ricerca di esempi virtuosi che davvero non mancano.

Sul sito www.ideeperlascuola.it e sui relativi canali Facebook, Instagram, Twitter e LinkedIn trovate tutti i racconti, docenti che insieme ai loro alunni hanno iniziato una piccola ma significativa rivoluzione. I casi si moltiplicano, giorno dopo giorno, avevamo davvero bisogno di “Idee per la scuola”, si possono presentare le proprie esperienze, confrontarsi, generare nuove idee o semplicemente replicare una modalità didattica convincente, una vera e propria reazione a catena. Ci sono voci che vogliono essere ascoltate, insegnanti che hanno voluto tentare nuove strade invece che rinunciare ad affrontare questa nuova sfida.

Una delle chiavi del successo delle “nuove proposte” è comprendere che non ha senso trasferire online quello che si faceva in classe. Questo approccio è quello abbracciato, ad esempio, dalla professoressa Linda Fiumara dell’Istituto comprensivo di Fino Mornasco, in provincia di Como. Per l’insegnante di italiano, storia e geografia è essenziale trasformare i dispositivi che i ragazzi utilizzano per svago e intrattenimento in strumenti di apprendimento, “non passivi ma attivi”.

Questo nuovo metodo di fare didattica deve “scardinare l’idea che il cellulare o il pc siano solo strumenti di divertimento ma che possano essere utilizzati anche in maniera formativa”. Linda ha organizzato una sorta di competizione a premi dividendo i ragazzi in squadre, modello che richiama programmi televisivi di successo. Ogni settimana venivano assegnate prove diverse che spaziavano dalla ricerca dei detti regionali al consiglio di film e così via.

Come funzionava nella pratica? A ogni squadra venivano assegnati dei punti fino a stabilire una classifica finale stilata a fine anno scolastico. Una sana competizione che ha permesso ai ragazzi di mettersi in gioco non perdendo mai di vista l’obiettivo finale: l’apprendimento. Dal successo di questo format, sia in termini di coinvolgimento che di insegnamento, ne sono stati creati altri. Ad esempio: l’utilizzo del mimo come metodo espressivo dell’orientamento. Perché questo strumento? “Attraverso il mimo i ragazzi esprimono le proprie aspirazioni abbattendo quella barriera causata dalla vergogna”.

Un vero “reazionario” è Giancarlo Visitilli, giornalista per La Repubblica e professore di italiano nel Liceo Pietro Sette di Santeramo in Colle (Bari). La sua regola è inventarne di ogni tipo per poter fare lezione, rivendicare il suo voler fare scuola, in sicurezza, rispettando le regole. Il suo percorso passa attraverso la lettura. Da sempre con i suoi ragazzi scelgono un libro al mese, che poi recensiscono. In questo modo i ragazzi imparano a leggere con senso critico.

La scelta dei romanzi è alternata: un mese sceglie Giancarlo, un mese scelgono gli alunni; con la scuola chiusa si è inventato una serie di appuntamenti per la lettura all’aperto con i ragazzi, favorito indubbiamente dal clima della Puglia. “Sono convinto che fare scuola sia anche insegnare loro come sfruttare l’opportunità di stare insieme ma seguendo le regole, con le mascherine e la distanza, in un prato, leggendo o cazzeggiando, parlando di quello che ci sta accadendo[…] Mai come oggi abbiamo un’occasione importante: non sciupare e non far sprecare il tempo degli studenti […] Non è retorico, ma io ci credo quando dico che facciamo il mestiere più malfamato in questo Paese, perché anche se veniamo pagati poco, è davvero l’esperienza più bella del mondo. Questo è un mestiere che ti inventi ogni giorno, dove impari ad imparare […] Una mamma pare non aver apprezzato, si rifiutata di mandare suo figlio a scuola quella mattina sul prato, “perché diceva che io educavo suo figlio a fare disobbedienza. E, in fondo, io sì, insegno a fare disobbedienza attraverso la letteratura, la storia, la poesia”.

Idee per la scuola è appena nato ma è già virale, le prime storie sono tutte pubblicate ma se ne attendono altre, ovviamente da condividere; anche con le temutissime chat genitori su Whatsapp.

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