Sabato 28 novembre, come avviene dopo ogni Concistoro (quest’ultimo ha portato alla nomina di 11 undici nuovi cardinali) papa Bergoglio ha caricato sul un pullmino i neo-porporati e si è diretto in visita al monastero Mater Ecclesiae, residenza di Benedetto XVI. Il Papa emerito Ratzinger è apparso piuttosto invecchiato (d’altra parte ha 93 anni…), ma ha benedetto i cardinali, come da prassi, e chiacchierato con Francesco.

Ma possono convivere liberamente due Papi? Affronta il tema il vaticanista de la Repubblica, inviato speciale per la politica internazionale ed esperto di Turchia, Marco Ansaldo, nel suo libro, appena uscito per Rizzoli: Un altro Papa. Ratzinger, le dimissioni e lo scontro con Bergoglio. Il giornalista genovese offre al lettore undici capitoli nel corso dei quali approfondisce i motivi delle “dimissioni” di Ratzinger che, come è noto, nel febbraio 2013 rinunciò al Soglio di Pietro.

Fil rouge del volume è una conversazione intrattenuta da Ansaldo in tre differenti occasioni con monsignor Georg Gänswein (oggetto persino di gossip per la sua avvenenza), segretario particolare di Ratzinger nonché Prefetto della Casa pontificia (ma solo fino a gennaio di quest’anno, quando è stato congedato “a tempo indeterminato” da Bergoglio).

Se si escludono tre Papi del periodo paleocristiano (storicamente non ben definiti) e Celestino V (quello che, secondo Dante, “per viltade fece il gran rifiuto”), gli altri Papi dimissionari si potevano contare sulle dita di una mano (ci furono anche gli Antipapi a complicare la situazione…) e l’ultimo, in ordine cronologico fu, nel 1415, Gregorio XII, il veneziano Angelo Correr, per il quale, però, sarebbe meglio parlare di licenziamento imposto con la forza.

Ovvio, dunque, che il ritiro di un Papa in epoca moderna abbia suscitato grande scalpore. Secondo Ansaldo Gänswein “conosce dettagli che, un giorno, forse fra secoli, verranno scoperti nelle carte pontificie” e rivela al giornalista ciò che può rivelare, ma senza risparmiarsi troppo: parla del “Vatileaks” il cui scopo era “di colpire il cardinal Tarcisio Bertone, a lungo Segretario di Stato vaticano prima con Benedetto XVI e poi con Francesco. Ma di riflesso il caso ha finito per toccare lo stesso Papa Ratzinger, perché era stato lui ad avere scelto Bertone e ad averlo difeso. E, nonostante diversi porporati che gli consigliavano di cambiarlo alla testa della Santa Sede, il Papa ha sempre deciso di lasciarlo nel suo incarico”.

Dopo Gänswein sembra quasi pentirsi di quanto appena detto, teme il fraintendimento e aggiunge: “Però non è stato questo il motivo per cui Benedetto ha rinunciato al Pontificato…”. E ricade sulla motivazione ufficiale delle dimissioni: la salute del Papa-pianista che viaggiava ormai con grande sofferenza, confermata anche dall’uso di un bel bastone di legno pregiato, a causa anche di una artrosi alla gamba destra (tanto che Benedetto XVI “si ferì pure alla testa sbattendo la notte in bagno contro il lavandino e macchiando il cuscino di sangue”).

E ci fu, nel dicembre 2011, quella che si rivelerà poi una fake news, pur trasmessa “alla Segreteria di Stato di Bertone dal cardinale colombiano Darío Castrillón Hoyos”, secondo cui “Ratzinger avrebbe avuto solo dodici mesi di vita” per via di “un attentato che si sarebbe concluso con la morte del Papa e con la successione sul soglio di Pietro dell’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola”.

Non va poi dimenticato, scrive ancora Ansaldo, che “in quei giorni, la stagione dei veleni in Vaticano era al suo apice. Tradimenti, cordate, ricatti, scontri per il controllo, dell’Istituto per le opere di religione, lo Ior, con la cacciata improvvisa e a sorpresa del suo presidente, l’economista e banchiere Ettore Gotti Tedeschi, il quale, stimatissimo dal Papa, aveva persino contribuito alla stesura dell’enciclica Caritas in Veritate del giugno 2009″.

Che dire poi del “maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, che tradisce la sua fiducia e nasconde le carte trafugate dall’armadio dello studio di don Georg”? E ancora, i retroscena del Conclave che elesse Bergoglio (già secondo, quanto a consensi, nel precedente), un Papa che giunse dall’ “altra parte del mondo”, il mantenimento da parte di Ratzinger dell’abito bianco papale, gli scontri fra lui e Francesco sui preti gay e lo scandalo del superattico del fidato Bertone.

Ansaldo compone, inoltre, un ritratto di quella Francesca Chaouqui “Immacolata”, donna di potere in Vaticano; traccia il diradarsi degli incontri fra i due Papi e, infine, ciliegina sulla torta, il più recente caso Becciu e la delusione di padre Georg per il suo “congedo”.

“Nel tardo pomeriggio di quell’11 febbraio 2013”, scrive Ansaldo, dopo che al mattino “il Papa si fece passare un foglietto da monsignor Gänswein, che gli era accanto con un volto tetro, e cominciò a leggere in latino ‘Fratres carissimi…‘” incipit della sua rinuncia al papato, un fulmine colpì in pieno la cupola di San Pietro. Che sia stato Dio?

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