“Il rosso porpora dell’abito cardinalizio, che è il colore del sangue, può diventare, per lo spirito mondano, quello di una eminente distinzione. E tu non sarai più il pastore vicino al popolo, sentirai di essere soltanto ‘l’eminenza’. Quando tu sentirai questo, sarai fuori strada”. È il monito che Papa Francesco ha rivolto ai tredici nuovi cardinali, due dei quali collegati via web e impossibilitati a venire a Roma per la pandemia, nominati durante il settimo concistoro del suo pontificato. Un evento che per la prima volta, proprio a causa del coronavirus, è diventato anche virtuale con decine di porporati collegati da tutto il mondo alla celebrazione nella Basilica di San Pietro attraverso una piattaforma digitale realizzata apposta per questo concistoro.

“Cari fratelli, – ha affermato Bergoglio ai nuovi cardinali – tutti noi vogliamo bene a Gesù, tutti vogliamo seguirlo, ma dobbiamo essere sempre vigilanti per rimanere sulla sua strada. Perché con i piedi, con il corpo possiamo essere con lui, ma il nostro cuore può essere lontano, e portarci fuori strada. Pensiamo a tanti generi di corruzione nella vita sacerdotale”. Parole eloquenti che il Papa non ha pronunciato a caso nel momento in cui il Vaticano, e in particolare la Segreteria di Stato, è oggetto di ripetuti scandali finanziari. Al concistoro era assente il cardinale Angelo Becciu, prefetto emerito della Congregazione delle cause dei santi, licenziato da Francesco e al quale il Papa ha tolto anche i diritti connessi al cardinalato, cioè non potrà più entrare in un eventuale conclave.

Proprio imponendo la berretta rossa al successore del porporato sardo, il cardinale Marcello Semeraro, Bergoglio gli ha detto affettuosamente: “Comportati bene”. L’amicizia tra i due risale a venti anni fa quando collaborarono al Sinodo dei vescovi del 2001 voluto da San Giovanni Paolo II. Un rapporto che si è intensificato quando, appena un mese dopo la sua elezione, Francesco ha nominato Semeraro segretario del Consiglio di cardinali che lo aiuta nella riforma della Curia romana e nel governo della Chiesa universale. Tra i tredici nuovi porporati nove sono elettori, ovvero con meno di 80 anni, e potranno eleggere il nuovo Papa e quattro hanno già superato l’età che consente l’ingresso nella Cappella Sistina. Tra essi spicca il predicatore della Casa Pontificia, il cappuccino padre Raniero Cantalamessa, l’unico prete a chiedere a Francesco la dispensa per non essere ordinato vescovo come prevede la norma stabilita da San Giovanni XXIII. “Voglio morire con il mio abito francescano – ha spiegato Cantalamessa – cosa che difficilmente mi avrebbero permesso se fossi stato vescovo”. E infatti al concistoro si è presentato con il suo semplice saio e non con la veste rossa. Un gesto molto apprezzato dal Papa compiuto da un uomo di 86 anni, volto noto della tv per le sue prediche domenicali, che ha rivolse anche una meditazione ai cardinali sia prima del conclave del 2005, dopo la morte di San Giovanni Paolo II, sia prima di quello del 2013, dopo le dimissioni di Benedetto XVI.

Si è fatto, invece, ordinare vescovo il neo cardinale Enrico Feroci, parroco di Santa Maria del Divino Amore a Castel di Leva ed ex direttore della Caritas di Roma. Come diaconia il Papa gli ha affidato proprio quella della sua chiesa e ha commentato: “È la tua parrocchia! Il Papa fa cardinale un parroco”. Era successo già con padre Giulio Bevilacqua che, nel 1965, San Paolo VI nominò cardinale lasciandolo parroco di Sant’Antonio a Brescia come chiese lui stesso. Tra i nuovi porporati elettori italiani spiccano Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, da sempre vicino ai rom e ai poveri della Capitale, dove è stato a lungo parroco prima di diventare vescovo ausiliare di Roma. E Mauro Gambetti, francescano conventuale ed ex custode del Santo Convento di Assisi. A lui il Papa ancora non ha comunicato quale sarà la sua destinazione anche se è molto probabile che possa avere presto un incarico di prestigio in Vaticano. Chiude la lista degli italiani Silvano Maria Tomasi, che, però, non è elettore, nunzio apostolico, recentemente nominato delegato speciale presso il Sovrano Militare Ordine di Malta, incarico che era di Becciu.

Gli altri cardinali elettori sono: Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi, Antoine Kambanda, arcivescovo di Kigali in Ruanda, Wilton Daniel Gregory, arcivescovo Washington negli Stati Uniti, primo porporato afroamericano, noto per le sue posizioni pro lgbt e anti Trump, lo spagnolo Celestino Aos Braco, arcivescovo di Santiago del Cile, Jose Fuerte Advincula, arcivescovo di Capiz nelle Filippine, e Cornelius Sim, vicario apostolico di Brunei. Questi ultimi due, a causa della pandemia, non hanno potuto essere presenti alla celebrazione e sarà un rappresentante del Papa a consegnare loro la berretta rossa, l’anello e la bolla con il titolo. L’ultimo porporato non elettore è, invece, Felipe Arizmendi Esquivel, vescovo emerito di San Cristobal de las Casas in Messico. Al termine della celebrazione, come ormai consuetudine, gli undici nuovi cardinali presenti insieme a Francesco sono andati a trovare Benedetto XVI nella cappella del Monastero Mater Ecclesiae, all’interno dei Giardini Vaticani, dove vive dopo le dimissioni. A ilfattoquotidiano.it il cardinale Grech ha raccontato di “aver trovato molto bene il Papa emerito che ci ha fatto pure un piccolo discorso”.

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