“Il medico personale di Maradona indagato per omicidio colposo”. A quattro giorni dalla morte del campione argentino, del quale nessuno ha firmato un certificato di morte, è questo il clamoroso sviluppo legato alla gestione della sua malattia, secondo quanto riferisce il quotidiano argentino La Nacion, citando fonti qualificate. La magistratura argentina ha disposto una perquisizione della casa e dell’ufficio del medico del Pibe de Oro, il 39enne Leopoldo Luque, che sarebbe indagato per omicidio colposo in seguito a presunte irregolarità nel ricovero domiciliare. Da quando era diventato medico personale di Maradona nel 2016, era entrato nel mondo dei vip in Argentina. Nonostante l’autopsia abbia confermato il decesso per cause naturali, non è ancora chiaro come sia realmente morto il campione e si sta indagando sui ritardi dei soccorsi.

Sempre secondo il giornale, quando sono arrivati gli ufficiali giudiziari e il personale di polizia, Luque è rimasto sorpreso e avrebbe esclamato: “Non me l’aspettavo“. L’idea di formare una squadra speciale di investigatori è stata una decisione presa dal procuratore generale di San Isidro, John Broyad. Le indagini mirano a trovare elementi per determinare eventuali responsabilità del medico di Maradona dopo che era stato dimesso dalla clinica dove era stato operato.

Mercoledì scorso il dottore non era a casa quando è morto, ma ha chiamato il numero di emergenza 911 per richiedere un’ambulanza alle 12.16. Gli investigatori vogliono capire quante volte il dottor Luque sia andato a casa per controllare il suo paziente. Finora, il neurochirurgo era l’unico membro dell’entourage di Maradona a non essere stato ascoltato come testimone. “Ieri abbiamo proseguito con le indagini prendendo anche alcune dichiarazioni testimoniali di parenti diretti di Maradona”, ha spiegato in un comunicato il procuratore generale di San Isidro.

I punti oscuri: le dichiarazioni dell’infermiera e l’arrivo dell’ambulanza – Da chiarire anche cosa sia accaduto il giorno del decesso dopo le dichiarazioni dell’infermiera Dahiana Gisela Madrid, entrata in servizio alle 7.30 di mercoledì mattina. La donna ha raccontato alla procuratrice Laura Carpa di averlo “sentito muoversi all’interno della stanza alle 7:30” ma di non essere entrata a controllare, aggiungendo che “l’hanno obbligata” a mettere in un rapporto che quella mattina aveva controllato Diego, quando in realtà lo ha lasciato riposare. L’infermiere che aveva coperto il turno prima di lei nella notte del martedì e nelle prime ore del mercoledì – giorno in cui è deceduto il campione – ha dichiarato che prima di lasciare alle 6.30 del mattino, ha verificato che l’ex calciatore fosse vivo.

I nuovi dettagli cambiano la prospettiva sulle ultime ore di vita di Maradona: l’ultima persona ad averlo visto vivo è infatti l’infermiere Ricardo la mattina di mercoledì, e non suo nipote Johnny Espósito, che lo aveva visto in vita alle 23.30 di martedì notte. E apre a diversi interrogativi riguardanti le ultime ore di Maradona, in particolare se sia stato seguito il protocollo di assistenza medica.

È stato inoltre stabilito che alle 12:17, la segretaria personale di Maradona, Maxi Pomargo, ha richiesto un’ambulanza della società +Vida che è giunta alla villa della località di Tigre, dove si trovava l’ex calciatore, alle 12:28. È stato quindi un viaggio di 11 minuti, dato che smentisce le accuse mosse dall’avvocato del campione, Matias Morla, che l’ambulanza fosse “arrivata in ritardo di mezz’ora”.

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