Mobility manager scolastici: chi erano o sarebbero costoro? Quanto si è parlato e polemizzato sulla scuola in presenza ovvero didattica a distanza! Eppure non si è parlato quasi per niente di questa figura, prevista dalla legge, che se fosse attiva e creativa sarebbe la chiave di volta di possibili soluzioni sicure.

Premetto che non mi sto schierando a favore o contro la ripresa immediata delle scuole medie superiori in presenza. Ma il modo in cui si è parlato del problema in Italia mi è sembrato insoddisfacente. In sostanza si è ripetuto all’infinito una sorta di ritornello, “le scuole al loro interno sono sicure, ma i trasporti pubblici no perché o sono troppo affollati oppure non ce n’è abbastanza”. Spesso il ritornello è stato seguito dall’accusa al Governo o alle Regioni di non aver predisposto sufficienti potenziamenti al trasporto pubblico.

Questo ritornello non mi sembra sufficientemente approfondito né sufficientemente convincente. Davvero negli altri paesi europei che hanno tenuto aperte le scuole anche medie superiori in presenza, davvero in quei paesi ci sono trasporti pubblici notevolmente superiori a quelli italiani? E viceversa: ma non eravamo e non siamo un paese fin troppo automobilistico? Non abbiamo una quantità enorme di figli accompagnati a scuola in automobile? In mezzo a tanti dati e statistiche sui contagi non ho letto dati e statistiche su questo aspetto che diventa centrale e sul quale temo che si parli solo per impressioni.

E veniamo al mobility manager: per legge deve esserci da anni in ogni scuola un insegnante incaricato di organizzare la mobilità casa-scuola di studenti e insegnanti in modo da ridurre traffico, inquinamento e disagi. Ora il mobility manager dovrebbe occuparsi della sicurezza della mobilità nei confronti del contagio. Dovrebbe… ma qualcuno deve credere in questa figura, deve valorizzarla. Le scuole vanno aiutate ma devono trovare in sé le risorse umane cognitive e organizzative per organizzare in modo sicuro e sostenibile la mobilità.

Non è pensabile triplicare la disponibilità di mezzi pubblici, basta con istanze impraticabili. E’ invece pensabile aumentare considerevolmente il numero di spostamenti a piedi o in bicicletta verso la scuola. A parte il discorso dei bonus per comprare la bici, avete mai sentito un governante nazionale o locale fare un chiaro appello a usare la bici? E per chi abita troppo lontano per piedi o bici: si è mai parlato di condivisione dell’auto? Certo, può essere al momento solo condivisione di due studenti con un adulto guidatore, ma sarebbe un contributo.

Solo una visione elastica concreta capillare della mobilità ci può salvare nel lungo periodo che ancora ci separa dalla normalità. Occorrono mobility manager subito, e si spera che qualche dirigente scolastico ci stia già pensando.

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