L’ex presidente della Camera scrive un intervento per la giornata contro la violenza sulle donne. Ma il direttore del giornale online che ospita il suo blog ne blocca la pubblicazione. Il motivo? L’intervento chiamava in causa il padre del direttore della testata in questione. È scontro tra Laura Boldrini e Mattia Feltri, direttore dell’Huffington post e figlio di Vittorio, finito tra le polemiche per un articolo pubblicato su Libero sul caso di Alberto Genovese, l’imprenditore arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di stupro. A rendere nota la vicenda è la stessa Boldrini sulla sua pagina facebook: “Avevo scritto un intervento per il blog dell’Huffington Post in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne. Il direttore di HuffPost, Mattia Feltri, ieri non ne ha autorizzato la pubblicazione. Sapete perché? Perché chiamavo in causa Vittorio Feltri, suo padre, che martedì firmava un articolo su Libero dal titolo: ‘La ragazza stuprata da Genovese è stata ingenua‘, di fatto attribuendo, come avviene troppo spesso, anche alla ragazza la colpa dello stupro”, scrive l’ex presidente della Camera. “Dunque – continua – un direttore di una testata giornalistica sceglie di non pubblicare un intervento per via dei suoi rapporti familiari. Ma è accettabile una cosa del genere? Per me no, non lo è. In tanti anni non mi sono mai trovata in una simile situazione. Sia chiaro che continuerò ad impegnarmi perché sia rispettata la dignità delle donne, anche nell’informazione e sul piano del linguaggio, e continuerò a difendere sempre la mia libertà di parola”.

Feltri, editorialista de La Stampa e da aprile successore di Lucia Annunziata alla direzione dell’Huffington, ha replicato alla Boldrini con un articolo pubblicato dal suo giornale. “Confermo quanto scritto oggi dall’onorevole Boldrini su Facebook: ieri ha mandato uno scritto per HuffPost che conteneva un apprezzamento spiacevole su mio padre Vittorio. Ritengo sia libera di pensare e di scrivere su mio padre quello che vuole, ovunque, persino in Parlamento, luogo pubblico per eccellenza, tranne che sul giornale che dirigo. L’ho chiamata e le ho chiesto la cortesia di omettere il riferimento”, è la spiegazione del giornalista. “Al suo rifiuto e alla sua minaccia, qualora il pezzo fosse stato ritirato, di renderne pubbliche le ragioni, a maggior ragione ho deciso di non pubblicarlo. Al pari di ogni direttore – continua Feltri – ho facoltà di decidere che cosa va sul mio giornale e che cosa no. Se questa facoltà viene chiamata censura, non ha più nessun senso avere giornali e direttori. Oltretutto l’onorevole Boldrini, come altri, su HuffPost cura il suo blog. Quindi è un’ospite. E gli ospiti, in casa d’altri, devono sapere come comportarsi”. Nel post scriptum il direttore dell’Huffington aggiunge: “Ringrazio il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, per avermi condannato senza nemmeno una telefonata per sentire la mia versione, quella di un iscritto”.

Sulla vicenda, infatti, è intervenuto il presidente del consiglio dell’Ordine dei giornalisti. “Lascia basiti la notizia della censura (peraltro estranea alla tradizione editoriale del giornale online in questione) denunciata dalla Presidente emerita della Camera, Laura Boldrini, da parte del direttore dell’Huffington post, Mattia Feltri, per un riferimento nel pezzo da lei redatto a un’opinione pubblicata da Libero a firma del padre, Vittorio Feltri, già iscritto all’Ordine dei giornalisti, poi dimessosi, i cui contenuti sono già al vaglio dei competenti organismi in quanto permane in ogni caso la responsabilità deontologica del direttore che firma il giornale”. Sulla vicenda è intervenuto anche il diretto interessato, cioè Vittorio Feltri, che su twitter ha scritto: “Cara @Boldrini invece di rompere l’anima al mio grande figlio Mattia, mandi a me l’articolo che lei ha scritto sulla mia trascurabile persona. Giuro che lo pubblico ovviamente con mia risposta educata”. Problema: l’editorialista di Libero ha sbagliato a taggare la presidente della Camera, il cui account su Twitter è @lauraboldrini.

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