“Mi aspetto un Rt nazionale all’1, sarebbe un un segnale importante, e che molte regioni che sono rosse diventino arancioni o gialle. Questo significherebbe misure meno restrittive per i cittadini”. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte confida, nella giornata di venerdì, in una possibile de-escalation delle norme anti-contagio se il trend visibile nei bollettini quotidiani fosse confermato dal monitoraggio settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità. Ma avverte che ulteriori sacrifici sono all’orizzonte: “È necessario (farli, ndr), non possiamo abbassare la guardia – ha spiegato al Tg5 – Gli italiani sono consapevoli che sarà un Natale diverso o ci esponiamo a una terza ondata a gennaio, con il rischio di un alto numero di decessi”.

Delle restrizioni durante le feste – con il coprifuoco che potrebbe restare alle 22 anche la notte di Natale, sebbene su questo punto il dibattito nell’esecutivo è ancora acceso – si è parlato nella prima riunione tra governo, enti locali e Regioni sul prossimo Dpcm che entrerà in vigore il 4 dicembre. Una videoconferenza interlocutoria, viene definita dalle parti, alla quale ha preso parte anche il ministro della Salute Roberto Speranza. “L’indice Rt è di pochissimo sopra 1, ma serve ancora prudenza – ha spiegato allineandosi a Conte – Dobbiamo evitare di disperdere i sacrifici fatti finora”. Tanto che la Lombardia resterà rossa fino al 3 dicembre, annuncia contrariato il governatore Attilio Fontana, che contava in un allentamento. Poi in serata, dopo una telefonata con Speranza, ha corretto il tiro: “Entrambi condividiamo che la Lombardia abbia tutti i requisiti per passare da quella rossa a quella arancione. Ci siamo lasciati con l’impegno di riaggiornarci molto presto per verificare quella che realmente può essere la data giusta per allentare le misure restrittive nella nostra regione”.

Al centro delle preoccupazioni dei governatori la scuola e le vacanze sulla neve, con i mancati introiti di quest’ultimo settore a seguito di un’ormai sicura chiusura prolungata degli impianti. Sul primo tema invece “le Regioni unanimemente hanno ritenuto di suggerire al governo di procrastinare al 7 gennaio ogni riapertura della didattica in presenza per chi è ancora oggi in didattica a distanza”, ossia soprattutto le scuole superiori, ha sintetizzato al termine il governatore della Liguria Giovanni Toti, vicepresidente della Conferenza delle Regioni. “Si tratterebbe di una mossa inopportuna in questo momento soprattutto alla vigilia della pausa festiva delle scuole – ha detto – in assenza di un programma di scaglionamento degli ingressi e in assenza di un servizio pubblico che oggi prevede capienza al 50% e andrebbe ritoccata” .

Restano diversi altri punti da definire per il Dpcm di Natale. Uno è quello degli orari di apertura delle attività commerciali per lo shopping dei regali e di quelle di ristorazione. L’altro quello degli spostamenti tra regioni per raggiungere i parenti: anche su questo l’orientamento prevalente del governo sarebbe rigoroso, con il divieto totale, a prescindere dalle colorazioni, eventualmente con qualche deroga. Venerdì torneranno a riunirsi i capi delegazione di maggioranza e potrebbero esserci anche Comitato tecnico scientifico e Istituto Superiore di sanità. A giorni, forse prima, saranno riconvocate le Regioni.

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