Uno stallo durato tre settimane nella speranza – ora del tutto sfumata – che i ricorsi negli swing states potessero portare a un ribaltamento del risultato. Ma le speranze di Donald Trump per la riconferma di un secondo mandato appartengono ormai al passato: a venti giorni dalle elezioni la responsabile della General Services Administration (Gsa) Emily Murphy – fedelissima del tycoon – ha riconosciuto formalmente l’ex vice di Obama come l’apparente vincitore delle presidenziali, spianando la strada al processo di transizione dei poteri che Trump teneva bloccato mentre negli Stati procedevano i riconteggi. Una via libera che arriva a poche ore dalle prime nomine chiave fatte dalla nuova amministrazione: da Anthony Blinket segretario di Stato fino all’ex capo della Fed Janet Yellen nominata al Tesoro.

È il primo riconoscimento dell’amministrazione Usa della sconfitta di Trump, con quest’ultimo costretto a dare disco verde all’inizio della transizione, pur evocando minacce contro la Murphy e la volontà di proseguire la sua battaglia legale. “Che cosa ha a che fare l’aver consentito alla Gsa di avviare il lavoro preliminare con i Dem con il proseguimento delle nostre azioni legali su quelle che saranno ricordate come le elezioni più corrotte della storia politica americana?”, ha scritto Trump su Twitter, ribadendo la convinzione di procedere per vie legali: “Andiamo avanti a tutta velocità. Non ci arrenderemo mai a voti fasulli e a Dominion“, ha continuato, facendo riferimento al nome del software elettorale.

La Gsa ha informato il team di Joe Biden che ora può contare sui fondi e le risorse federali previsti e che i suoi consiglieri possono cominciare a coordinarsi con quelli del presidente uscente. La mossa è arrivata dopo che la commissione elettorale del Michigan ha certificato l’esito elettorale contestato da Trump, e il crescente numero di parlamentari repubblicani che denunciava il ritardo nel trasferimento pacifico dei poteri. Un ritardo, accusavano Biden e il suo staff, che minacciava la sicurezza nazionale e la capacità della nuova amministrazione di pianificare efficacemente la lotta alla pandemia. Il presidente eletto era tagliato fuori anche dal briefing dell’intelligence.

Trump ha dovuto arrendersi di fronte alla decisione della Murphy, ringraziandola su Twitter per la sua “salda dedizione e lealtà al nostro Paese” ma denunciando che è stata “tormentata, minacciata e maltrattata“. “E io non voglio vedere che questo accada a lei, alla sua famiglia o ai dipendenti della Gsa”, ha scritto, assicurando che “il nostro caso continua fortemente, proseguiremo la battaglia e credo che vinceremo”. “Tuttavia, nel miglior interesse del nostro Paese, sto raccomandando che Emily e il suo team facciano ciò che è necessario fare in riferimento ai protocolli iniziali e ho detto al mio team di fare lo stesso”.

Nella sua lettera, la responsabile dell’agenzia governativa sostiene di non aver “mai subito pressioni direttamente o indirettamente da alcun dirigente della branca esecutiva, compresi quelli che lavorano alla Casa Bianca o alla Gsa“. E giustifica il ritardo della sua decisione affermando che non voleva anticipare il processo costituzionale del conteggio dei voti e scegliere un presidente.

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