La discussa riforma del Meccanismo europeo di stabilità, che tra l’altro farebbe del Mes il paracadute finanziario del fondo salva banche europeo, torna ad agitare le acque della maggioranza in vista del vertice dei ministri dell’Economia dell’Ue (Ecofin) che il 30 novembre dovrebbe dare il via libera finale, preliminare alla firma formale del trattato in programma il 27 gennaio. Durante una riunione del premier Giuseppe Conte con i capi delegazione e i ministri Roberto Gualtieri, Enzo Amendola e Luigi Di Maio è infatti emerso, secondo l’Ansa, che Pd e Italia Viva sono favorevoli e ritengono che l’Italia non debba assumersi la responsabilità di frenare, mentre il M5s chiede il coinvolgimento del Parlamento. Il punto di caduta è che Gualtieri riferirà nei prossimi giorni alle commissioni parlamentari competenti, Finanze e Affari europei. Sullo sfondo resta ovviamente la distanza tra i partiti di governo sulla opportunità di utilizzare la linea di credito pandemica: i 5 Stelle restano contrari.

Tornando alla riforma, per ricapitolare come si è arrivati al passo finale occorre ricapitolare le tappe a partire dal 14 dicembre 2018, quando i 19 Stati che hanno adottato la moneta unica hanno approvato il prospetto per riformare il trattato internazionale che ha istituito il Mes. Nel giugno 2019 i ministri delle Finanze hanno concordato una bozza di revisione e pochi giorni dopo i capi di Stato ne hanno preso atto, invitando l’Eurogruppo a continuare i lavori su tutti gli aspetti della riforma e del pacchetto più generale che comprende anche la roadmap per il completamento dell’Unione bancaria.

L’intento della riforma è rafforzare e semplificare l’uso degli strumenti a disposizione del fondo prima del salvataggio di un Paese, ovvero le linee di credito precauzionali, eliminando il contestatissimo Memorandum che sarebbe sostituito con una lettera d’intenti che assicura il rispetto delle regole del Patto di stabilità. Ma soprattutto, il Mes assumerebbe anche un altro compito, a tutela dei contribuenti: fornire un paracadute finanziario (backstop) al fondo salva-banche Srf (il fondo unico di risoluzione europeo alimentato dalle banche stesse), qualora, in casi estremi, dovesse finire le risorse a disposizione per completare i ‘fallimenti ordinati’ delle banche in difficoltà.

In Italia la riforma in discussione era passata quasi sotto silenzio, tranne che tra gli addetti ai lavori, fino a quando nel dicembre dello scorso anno il nuovo testo è finito al centro della polemica politica a causa della riforma delle “clausole di azione collettiva” (Cacs) negli eventuali casi di ristrutturazione del debito sovrano di uno Stato membro. Riforma che secondo le opposizioni presenta rischi per l’Italia e potrebbe addirittura comportare l’obbligo di una ristrutturare il debito in cambio di aiuto finanziario. In sostanza, con le modifiche in discussione dal 2022 sarà più semplice ottenere l’ok della platea degli azionisti per approvare la ristrutturazione di un debito sovrano, perché dalle attuali regole che richiedono una doppia maggioranza si passerà a una maggioranza unica. Gualtieri ha comunque rivendicato di aver ottenuto la possibilità di una subaggregazione dei titoli, una specie di via di mezzo tra i due meccanismi. In ogni caso, secondo il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, “come nel Trattato già oggi in vigore non c’è scambio tra assistenza finanziaria e ristrutturazione del debito” e “anche la verifica della sostenibilità del debito prima della concessione degli aiuti è già prevista dal Trattato vigente”. Inoltre “non viene modificato il riferimento presente nella versione attuale del Trattato al coinvolgimento del settore privato, che rimane strettamente circoscritto a casi eccezionali e non è in nessun caso una precondizione per accedere all’assistenza finanziaria”.

Nel dicembre 2019 il governo ha annunciato che le discussioni in sede europea sarebbero state portate avanti “seguendo una logica di pacchetto“, cioè premendo perché completamento della riforma del Mes andasse di pari passo con uno strumento di bilancio comune e le definizione della roadmap sull’unione bancaria. A marzo, in piena pandemia, i passaggi finali sono però stati rinviati a tempi più tranquilli. A settembre le interlocuzioni sono ripartite e si è concordato un calendario che prevedeva di firmare il nuovo trattato a novembre.

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