Sono quasi tutte in zona rossa o arancione, ma le Regioni del Nord vogliono aprire allo sci e si schierano contro l’ipotesi del governo di “un’iniziativa europea” per prevenire che l’apertura degli impianti sciistici riproponga i problemi di questa estate, quando spiagge e discoteche hanno fornito benzina alla seconda ondata di contagi. Gli assessori di Lombardia, Provincia di Bolzano, Val d’Aosta e Piemonte (tutte regioni in area rossa), uniti a quelli di Friuli-Venezia Giulia (ora zona arancione), Veneto e Trento (in area gialla), hanno firmato una nota congiunta per chiedere di aprire la stagione invernale. Le Regioni, infatti, mentre i morti continuano a salire e la pressione sugli ospedali aumenta, questa mattina hanno approvato le “linee guida per l’utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte degli sciatori amatoriali”. A Otto e mezzo su La7 è arrivata la replica del presidente del consiglio Giuseppe Conte: “Non possiamo concederci vacanze indiscriminate sulla neve. Anche per gli impianti da sci, il problema del protocollo è un conto ma tutto ciò che ruota attorno alle vacanze sulla neve è incontrollabile. E con Merkel e Macron in Europa stiamo lavorando ad un protocollo comune europeo. Non è possibile consentire vacanze sulla neve, non possiamo permettercelo”, ha sottolineato il premier.

Il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, ha chiarito: “Ci confronteremo quando ci saranno le condizioni per riaprire, oggi non ci sono. Valuteremo nel prossimo Dpcm se ci saranno le condizioni e per fare cosa”, ha spiegato a La Vita in diretta su RaiUno. “Discutere di cenoni e feste con 600-700 morti al giorno lo trovo davvero fuori luogo”, ha aggiunto Boccia, riferendosi in generale al periodo di Natale. Il vicesegretario del Pd Andrea Orlando parla di “deprimente gioco delle parti per strizzare l’occhio al comprensibile malessere di alcune categorie”. A suo avviso, infatti, “quelli che hanno proposto la riapertura delle piste da sci sapevano benissimo che era irricevibile“. “Questo non è federalismo, è demagogia irresponsabile”, ha scritto in un tweet.

All’indomani degli annunci da Palazzo Chigi di una probabile frenata sullo sci, la pressione delle Regioni per salvare i guadagni invernali è aumentata: si è esposto il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, sostenendo che è possibile “trovare un punto di equilibrio, come stanno facendo in altri Paesi”. Per Davide Caparini e Massimo Sertori, rispettivamente assessore al Bilancio e alla Montagna della Lombardia, chiudere gli impianti è addirittura “una scelta scriteriata, incomprensibile da parte di un governo disorientato”. I maestri di sci a loro volta spingono per riaprire: “Sarebbe un danno enorme, irreparabile, se il governo confermasse le notizie circolate in queste ore”, ha detto Giuseppe Cuc, presidente del Collegio Nazionale dei Maestri di Sci. Sono intervenuti pure gli atleti, da Alberto Tomba a Federica Brignone, con motivazioni del tipo “è uno sport all’aperto e individuale“, oppure “sarebbe un segnale positivo per tutti”.

Ovviamente, come hanno spiegato fonti governative, la ragione del divieto sta nel fatto che le consuete vacanze sulla neve, “attirando appassionati degli sport sciistici e dei soggiorni in montagna farebbero il paio con le vacanze spensierate, con serate in discoteca, della scorsa estate”. Tradotto: il problema non sono le piste, ma gli assembramenti agli impianti di risalita, nei rifugi e soprattutto la sera negli Après-ski. Gli appelli di scienziati ed esperti sono stati chiari: “L’estate scorsa abbiamo fatto l’errore di pensare che fosse tutto alle spalle, evitiamo di ripeterlo, ha spiegato il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli. Anche da parte del Comitato tecnico scientifico c’è forte contrarietà alla riapertura degli impianti sciistici. Perché, lo ha ribadito anche il coordinatore Agostino Miozzo, la priorità deve essere data alla scuola e perché dando il via allo sci non sarebbe certo possibile mantenere un divieto, ad esempio, per palestre e piscine.

Queste sono le raccomandazioni degli scienziati, mentre le Regioni oggi hanno presentato le linee guida sullo sci. Un “contributo propositivo” al governo, “per non compromettere la stagione sciistica e per non creare un danno irreversibile all’economia della montagna dei nostri territori”, le ha definite il vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Giovanni Toti. “Se mai volessero aprire dopo il 3 dicembre, almeno abbiamo linee guida che siano siano rispettose della sanità e dell’economia montana”, ha spiegato anche il presidente del Veneto, Luca Zaia. Che però sì è mostrato più moderato: “Natale sugli sci è un’era glaciale diversa da questa. Io tifo perché si possa lavorare, ma mi metto nei panni dei medici: questo dibattito sulla ripresa è lunare. Io mi augurerei la riapertura per domani mattina ma vorrebbe dire che il virus è scomparso o la curva si è appiattita”, ha spiegato il governatore. Anche il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, nonostante le pressioni interne alla sua stessa giunta si è mostrato prudente: “È ancora prematuro parlare di stagione sciistica. Noi speriamo che nel mese di gennaio possa anche ricominciare questa attività, ma tutto dipenderà dall’andamento epidemiologico e dalla nostra disciplina“.

In ogni caso la nota congiunta è stata firmata da esponenti di tutte le Regioni dell’arco alpino. “Pur con la piena consapevolezza delle difficoltà e delle incertezze dettate da questo difficile momento – scrivono gli assessori – tutto il sistema turistico sta lavorando alacremente per un avvio in sicurezza della stagione invernale con il coordinamento degli Assessori agli impianti a fune di Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Provincia di Trento, Provincia di Bolzano, Veneto e Friuli Venezia Giulia”, si legge nel documento firmato da Martina Cambiaghi (assessore allo Sport e Giovani della Regione Lombardia), Daniel Alfreider (vicepresidente della Provincia Autonoma di Bolzano), Luigi Giovanni Bertschy (vicepresidente della Regione Val d’Aosta), Sergio Bini (assessore al Turismo della Regione Friuli Venezia Giulia), Federico Caner (assessore al Turismo della Regione Veneto), Roberto Failoni (assessore al Turismo della Provincia Autonoma di Trento) e Fabrizio Ricca (assessore allo Sport della Regione Piemonte).

Gli assessori difendono le nuove linee guida approvate: “Il documento individua tutte le misure di prevenzione del contagio da predisporre per l’utilizzo in sicurezza degli impianti di risalita all’interno di stazioni, aree e comprensori sciistici nella stagione invernale”. Del resto, sostengono, “sono molte le realtà imprenditoriali legate alla stagione bianca – tra cui scuole di sci, noleggi, aziende di trasporto, hotel e ospitalità in genere, ecc. – che aspettano risposte per programmare la stagione invernale, e tutte che stanno partecipando in maniera corale al grande lavoro di preparazione e messa a punto degli standard di sicurezza per sciatori e addetti”. “Anche per incoraggiare chi è impegnato in questo sforzo, oltre che per sollecitare il governo”, le Regioni dell’arco alpino “intendono dare un segnale concreto all’intero sistema economico condividendo la necessità di darsi una data comune per l’avvio della stagione bianca, tenuto conto del quadro sanitario che andrà a delinearsi nelle prossime settimane”.

Il primo a schierarsi era stato il presidente del Piemonte Cirio. A suo avviso, lo sci è “uno sport e lo si può praticare in sicurezza”, per questo “si potrebbe consentire l’attività sciistica, lasciando chiusi bar e ristoranti”. “Come sempre – ha detto il governatore – bisogna cercare soluzioni di buon senso, verificare se esiste la possibilità di permettere alle attività sciistiche di funzionare pur nel rispetto, prioritario, delle condizioni di salute”. Il turismo invernale – ha spiegato – è “un pezzo fondamentale dell’economia” del Piemonte, “però prima viene la salute”. Tuttavia, ha sottolineato, “i gestori degli impianti e i ristoratori nelle vacanze di Natale realizzano metà del loro fatturato annuale”. “Tutti vogliamo vivere il Natale, ma se pensiamo di viverlo come l’estate sbagliamo di grosso: una terza ondata e un terzo lockdown non possiamo permettercelo”. È “evidente – ha concluso che se non verrà data la possibilità di riaprire, dovranno essere corrisposti ristori certi e adeguati alle imprese e alle persone danneggiate”.

Le linee guida previste dalle Regioni
Sulla neve nelle zone gialle e arancioni indossando la mascherina chirurgica obbligatoria – meglio tenerla sotto lo scaldacollo – ma con la riduzione del 50% di presenze in funivie e cabinovie rispetto alla capienza massima, che resta al 100% per le seggiovie. Ma anche tetto massimo di skipass giornalieri, acquisto on-line di biglietti per evitare le code e après ski consentito solo con posti a sedere. Impianti chiusi nelle zone rosse, invece, per gli sciatori amatoriali. Sono le regole sulla settimana bianca anti-Covid previste dalle “linee guida delle regioni per l’utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici”, documento che oggi ha avuto il via libera in Conferenza delle Regioni e che dovrà essere poi sottoposto al governo e al Cts.

Le linee guida prevedono che ovunque venga “assicurato il distanziamento interpersonale di un metro in tutte le fasi precedenti il trasporto” dei turisti: “il distanziamento si applica anche a nuclei familiari, conviventi e congiunti”, ad eccezione dei soggetti che necessitano di accompagnamento (come i bambini al di sotto di un metro e 25, nel caso delle seggiovie) o di assistenza (per esempio i non vedenti). I gestori degli impianti di risalita “dovranno garantire l’organizzazione e la gestione dei flussi e delle code, l’applicazione di misure per il mantenimento del distanziamento”, anche con cartelli che segnalano le regole. La vigilanza sul rispetto delle misure di distanziamento dovrà essere garantita “dalle autorità di Pubblica sicurezza in raccordo con gli Enti locali, anche con la collaborazione del Dipartimento di Protezione Civile, del Corpo dei Vigili del fuoco, del Corpo Forestale e del Soccorso Alpino“.

L’après ski, e quindi lo svago al di fuori delle piste con aperitivi e spuntini, è “consentito solo con posti a sedere nel rispetto delle regole già definite nei protocolli sulla ristorazione e pubblici esercizi”. Nel documento “si suggerisce di prevedere dei sistemi di informazione a valle che comunichino ai turisti che nelle strutture in quota potrà non essere assicurata l’accoglienza laddove sia stata raggiunta la massima capienza dei locali”. Per la discesa a valle “in caso di eventi atmosferici eccezionali (come i temporali) e per scongiurare assembramenti nelle stazioni a monte, è consentito “l’utilizzo dei veicoli a pieno carico” solo “per il tempo strettamente necessario”, sempre con “l’uso della mascherina chirurgica anche eventualmente opportunamente utilizzata inserendola in strumenti (come fascia scalda collo) che ne facilitano l’utilizzabilità”.

Riguardo agli skipass sarà necessario “limitare il numero massimo di presenze giornaliere mediante l’introduzione di un tetto massimo di skipass giornalieri vendibili, determinato in base alle caratteristiche della stazione/area/comprensorio sciistico”. Al momento dell’acquisto del biglietto l’utente, spiegano le linee guida, deve “ritenersi responsabile e informato (con l’ausilio di materiale informativo affisso o reperibile sul sito, se l’acquisto viene effettuato on-line) circa lo stato di salute proprio e dei propri conviventi o costituenti il nucleo familiare (inteso come persone con le quali si condividono spazi confinati quali mezzi di trasporto, camere d’albergo, unità abitative ecc…), impegnandosi nel caso contrario a non utilizzare gli impianti di risalita e segnalando secondo le procedure, l’insorgenza di eventuale sintomatologia“.

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