Stefania Maria Rosa Dusi non si era suicidata. E’ stato arrestato sette mesi dopo l’omicida della escort 45enne che, il 28 aprile scorso, ha strangolato la vittima e fatto sparire le sue tracce: il 25enne egiziano Mohamed Mostafa Ibrahim Saleh, irregolare sbarcato nel 2018 in Sicilia e già colpito da un provvedimento di espulsione, è stato fermato a San Giuliano Milanese e arrestato.

Il cadavere di Dusi è stato trovato il 29 aprile scorso, nel bilocale al secondo piano in via Lorenteggio, a Milano, e la prima ipotesi avanzata era stata quella del suicidio. A ritrovarlo era stato il fidanzato: vicino al cadavere era stato trovato un blister quasi vuoto di ansiolitico. Come riporta il Corriere della Sera, è stata l’autopsia a riaprire il caso, arrivata 15 giorni dopo a causa dei ritardi dovuti al Covid: sul cadavere della donna i medici legali Lidia Maggioni e Alberto Blandino hanno trovato la “rottura bilaterale dei cornetti tiroidei, lesione da ricondurre con ogni probabilità ad una pressione esercitata sul collo della vittima”.

L’esame delle telecamere di sorveglianza ha permesso di individuare il killer che, intorno alle 17 del 28 aprile, si avvicina alla casa della vittima. Tracce del dna di Saleh sono inoltre state rinvenute sotto l’unghia dell’indice della vittima. E, dall’esame del cellulare di Dusi, si è scoperto che era stata cancellata proprio la chat con il killer. Non solo, è anche stato ritrovato un mozzicone di sigaretta gettato a terra da Saleh prima di salire in casa di Dusi. Secondo quanto riferito dal Corriere inoltre, l’uomo avrebbe stretto una mano intorno al collo della donna. “Un possibile movente”, scrive la gip, “potrebbe essere una lite tra Dusi e Saleh sul tipo di prestazione o sul prezzo da pagare, discussione che potrebbe essere stata determinata anche da una mancata corrispondenza tra la rappresentazione di sé sui siti internet in cui pubblicizzava la sua attività prostitutiva, talvolta il suo numero di telefono era abbinato a fotografie di donne più giovani o era indicata un’età inferiore, e la realtà palesatasi all’indagato”.

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