Da qualche tempo i cinguettii quotidiani di Lilli Gruber hanno drasticamente mutato tonalità e bersaglio. Dopo una primavera trascorsa a predicare responsabilità in materia di contenimento del Covid-19, di fatto schierata sulle posizioni governative, la nota conduttrice altoatesina va assumendo con sempre più evidente determinazione il ruolo di fustigatrice pregiudiziale delle malefatte, date per scontate al di là di ogni ragionevole dubbio, di cui si sarebbe macchiata la compagine di inadeguati in lotta contro la pandemia, con in testa il premier; che pure aveva guidato per mesi il Paese con senso di responsabilità e determinazione. L’assunzione di un saio (seppure griffato) da tribuno della plebe glamour, che comunque la intruppa nella schiera degli agitatori di risentimenti e sospetti malevoli; che va dal piacione Massimo Giletti allo stridulo Mario Giordano.

Difatti il suo talk Otto e Mezzo, specie nelle serate in assenza di ri-equilibratori del messaggio di delegittimazione a prescindere, ruota sistematicamente attorno alla fatidica domanda: “è colpa del virus o di Giuseppe Conte?”. Con qualche variazione sul tema: “secondo lei la compagine ministeriale è adeguata a guidare il Paese?”, “siamo precipitati in una situazione di totale ingovernabilità?”. Per arrivare alla suprema insinuazione velenosa, abilmente infiocchettata nelle apparenze innocue del quesito imparziale; e in tono soave: “questa estate è stata sprecata a non fare niente, invece di prepararci alla seconda ondata del Coronavirus?”.

Evidente quale sarà la risposta a tali domande fornita da Carlo De Benedetti (per fatto personale) o da Alessandro Sallusti (per conto dei suoi datori di lavoro): “cacciate Conte e mettete al suo posto chicchessia, purché ospite del pollaio dei soliti noti!”.

Lo smantellamento di credibilità della guida legittima del Paese, accompagnato dal basso continuo intonato da orchestrali di varia estrazione, tra cui i neo ingaggiati a suonare lo spartito per pochi intimi del quotidiano Domani; dal direttore Stefano Feltri, che prova a inventarsi polemista, al Gianrico Carofiglio mentre recita la parte dell’imparziale. Dunque, il tormentone a pronta presa che “non ci sono i dati dei contagi” (quando ne siamo sommersi) e quello ad effetto sicuro che denuncia “carenze in materia di comunicazione” (quella materia di cui si discetta senza sapere di cosa si tratta e – comunque – confondendo pubblicità e realtà).

In effetti da alcuni mesi è stata avviata un’operazione propagandistica ad ampio raggio volta a modificare gli orientamenti della pubblica opinione nei confronti dell’azione di governo, grazie a una stretta concentrica che vede all’opera opposizioni “tanto peggio tanto meglio” e i governi regionali che controllano, larga parte del sistema informativo, le principali rappresentanze degli interessi padronali. Qualcosa che ricorda analoghe macchine del fango datate anni Novanta, quando “vennero tagliate le unghie” ad alcune procure spintesi troppo avanti nel fare le bucce all’establishment.

Risulta abbastanza evidente che, nei mesi estivi, il governo non è stato in grado di reggere a tale pressione e ha subito l’imperativo destabilizzante del “liberi tutti”; declinato in movide folli e rave party demenziali. Anche se – a sua discolpa – chi ci governa potrebbe citare il successo ottenuto a fine luglio di un Recovery Fund che prevede il massimo di erogazioni a fondo perduto proprio per il nostro Paese.

Ma tant’è il ruolo brillante svolto in sede europea è ormai passato in seconda linea, lasciando in campo solo gli appetiti di chi vuole appropriarsene i vantaggi. E per ottenere questo risultato continua nel suo assedio a testa bassa, che ha già prodotto una contrazione dell’apprezzamento generale nei confronti del premier. Mentre il cambio di registro della Gruber è solo l’ennesimo esempio dell’italica prontezza nel fiutare l’aria. Anche se non è chiaro per andare dove: seppure sempre verso un ribaltone. Ultra-destrorso, in base alla linea di pensiero Salvini-Meloni; restaurativo pro establishment, se prevale la filosofia propugnata da testate stupefacentemente sintoniche, che vanno dal gruppo Gedi Agnelli-Elkan al Domani di De Benedetti?

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