La polvere sotto al tappeto, la forma che nasconde il contenuto, la tradizione dietro l’innovazione, il moralismo per compensare il trash, la narrazione per raccontare una generazione. Oltre la tv a prima vista c’è il paese reale, quello a cui si punta per alzare gli ascolti, quello dal quale ci si discosta al primo inciampo, quello che si prova ad elevare con il linguaggio televisivo. Cosa hanno in comune Matrimonio a prima vista, Ballando con le stelle, Temptation Island e il Grande Fratello Vip? Più di quanto si possa immaginare: una seconda chiave di lettura.

È riuscitissima l’operazione Matrimonio a prima vista per Discovery, format scippato a Sky e valorizzato su Real Time con ottimi ascolti. Due sconosciuti si incontrano per la prima volta sull’altare: nozze, luna di miele, convivenza, la decisione finale tra il divorzio e un percorso insieme. Una follia, verrebbe da dire. L’esagerazione perfetta per una rete che ha costruito la sua identità proprio sugli eccessi, comparsi anche nei titoli, con la capacità di creare una curiosità quasi perversa per un meccanismo che si avverte come distante anni luce. “Io non lo farei mai”, pronunciato all’unisono con la curiosità verso chi quel “mai” lo mette in pratica. La follia, l’esagerazione, dicevamo.

Ma siamo sicuri che chi partecipa sia il simbolo dell’emancipazione e del coraggio e non vittima di un eccesso di tradizione? L’Italia è un paese fondato sul matrimonio, un concetto che chiunque ha introiettato. Le nozze come tappa obbligatoria, magari per ragioni familiari o culturali, un passo imposto in maniera indiretta dalla società. Uno status per la “realizzazione” personale a cui non tutti riescono a rinunciare: talmente necessario da rendere ininfluente il “con chi”. Il porto sicuro anche per si sente rivoluzionario, chi finisce per svilire un passaggio importante come l’arrivo all’altare lo fa perché non rispettoso del sacramento (il rito nello show non è religioso) o perché ne avverte in maniera forte il bisogno? Esperimento sociologico, è il caso di dirlo.

Oltre le scenate, oltre le liti a Temptation Island ci sono relazioni tossiche delle quali spesso, soprattutto le donne, faticano a liberarsene. Ed è una chiave nascosta dietro un falò, dietro una rincorsa, dietro una pace che maschera la paura della solitudine. Una visione, dannosa o meno, che scardina quello che è oltre il litigio. Il second screen del Grande Fratello Vip è forse l’immagine perfetta di quello che si nasconde quando arriva l’ospite inatteso a casa. Il doppiopesismo, la doppia morale, la forma pulita, i sermoni di Signorini che si ostina in alcuni frangenti a un moralismo irreale. Nella casa bestemmiano, pronunciano frasi omofobe, fanno battute sessiste, si offendono. I concorrenti fanno e dicono, purtroppo, quello che fa il telespettatore medio del reality di Canale 5. Il copione fornisce la gogna, l’uscita dalla casa. Stanarli, riconoscerli, approfondire, andare oltre sarebbe troppo difficile per una tv che si ferma alla sua prima lettura.

Esempi che dimostrano come la tradizione, per alcuni aspetti retrograda, viene ostacolata e nascosta. Ma c’è chi muove i fili in una direzione opposta. Ballando con le stelle è il simbolo dell’opposizione al nuovismo, ritorna in maniera identica, con lo stesso meccanismo, la giuria immutata, le clip, i voti, il dietro le quinte. Un programma “tradizionale” che i detrattori lo definiscono vecchio ma nel contenuto la sua chiave innovativa: in un cast che mixa la nipote del Duce con un ballerino di colore, concorrenti gay, lesbiche e trans, ex di politici e a bordo campo ex politici. In giuria Mariotto che offende i concorrenti, le storie finte come un qualunque Ares-Gate. L’anima reality o forse anima realtà che accende lo show di Rai1. Lo rende a tratti coraggioso ad altri paraculo. È la seconda lettura di una tv che con la forma gioca ma con la forma maschera anche la sua vera identità. La tv italiana racconta il paese reale, date uno sguardo. Non a prima vista.

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