La scuola secondaria di primo grado è salva. L’ipotesi, uscita da palazzo Chigi domenica notte e circolata per tutta la giornata tra Montecitorio e Madama, di fare lezioni online anche in seconda e terza media è scemata con il calar del sole. Nelle ultime ore da più fonti della maggioranza e da viale Trastevere è arrivata la conferma che le medie continueranno ad essere in presenza.

I ragazzi e gli insegnanti del primo ciclo, nelle Regioni che non hanno già applicato ordinanze più ristrettive (Puglia e Campania), andranno ancora in classe. Almeno finché la curva dei contagi non aumenterà ancora. Tutto resta condizionato all’assegnazione delle tre diverse fasce di rischio nei vari territori, che potrebbero portare a misure più dure a macchia di leopardo anche per la primaria e le medie.

Una vittoria per la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina che nel week-end nelle riunioni a palazzo Chigi ha difeso a spada tratta le lezioni in presenza preoccupata per la dispersione scolastica che la didattica digitale integrata (il nuovo nome della dad) potrebbe portare in molte zone del Paese.

Ma a cantar vittoria sono anche i genitori e gli insegnanti: i primi temevano di dover restare a casa dal lavoro per assistere i figli e i secondi prevedevano già una complicata organizzazione scolastica per riuscire a fare lezione in parte online e in parte in presenza. Perplessità quest’ultima condivisa anche da qualche dirigente degli uffici scolastici regionali e da molti presidi. Ma a convincere Conte, salvo cambi all’ultimo minuto, a non inserire la dicitura “secondaria di primo grado” dal dpcm è stato sicuramente il pressing all’interno della maggioranza durante la presentazione al Parlamento.

Il Movimento 5 stelle ha sostenuto la ministra e con loro si è schierata anche Italia Viva. Alla fine anche dalle fila del Partito democratico sono arrivati diversi appelli a tenere aperta la scuola tanto che in serata in molti hanno manifestato soddisfazione per il risultato. “E’ una buona notizia, un segno di civiltà e attenzioni alle future generazioni”, ha detto Luigi Gallo, deputato dei 5 stelle già presidente della Commissione Cultura della Camera.

Cambia la musica per gli studenti delle scuole superiori. E’ ormai certo, nonostante il confronto politico sia ancora in atto, che tutte le Regioni faranno didattica a distanza al 100%. La certezza che questi ragazzi possono restare a casa da soli senza i genitori e il problema dei trasporti, ha convinto il governo ad adottare la linea già intrapresa da Campania, Puglia, Sicilia, Piemonte, Lombardia e Umbria. Dopo che il Governo aveva scelto il 18 ottobre scorso di fare didattica a distanza almeno per il 75% della popolazione scolastica ora si passa alla soluzione più drastica.

Ma cosa cambierà rispetto alla didattica a distanza della scorsa primavera? Innanzitutto gli insegnanti non saranno più collegati dalle loro case. Chi di loro potrà connettersi dalla scuola dovrà andare in aula. Se, invece, l’istituto avrà dei problemi di Rete, i presidi potranno consentire ai professori di fare storia, geografia, matematica dalle loro abitazioni. Altra novità: se con il precedente lockdown non era obbligatorio segnare assenze e presenze sul registro ora gli insegnanti lo dovranno fare. Infine nei mesi scorsi le scuole hanno preparato un “Piano per la didattica digitale integrata” dove sono previste le ore che si dovranno fare. Alle superiori si dovranno assicurare almeno venti ore settimanali di didattica in modalità sincrona con l’intero gruppo classe, con possibilità di prevedere ulteriori attività in piccolo gruppo e proposte in modalità asincrona secondo le metodologie ritenute più idonee. Da domani, intanto, anche le Marche chiuderanno le scuole di ogni ordine grado e l’Umbria manderà a casa i ragazzi delle medie.

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