Non è un bel periodo per la Exxon Mobil, una delle più grandi compagnie petrolifere del mondo occidentale. Fino a poco tempo fa la più grande, poche settimane fa lo smacco del sorpasso da parte dell’altro colosso Usa Chevron. Il periodo luglio-settembre si è chiuso con una perdita di 680 milioni di dollari (573 milioni di euro), terzo trimestre di fila in rosso. La compagnia di Houston (Texas) pianifica ora di ridurre del 15% il suo organico nel mondo. Significa che 14mila lavoratori perderanno il posto nel prossimo anno. Circa 2mila dovrebbero essere dipendenti statunitensi. Gli altri 12 mila distribuiti nei paesi dove opera la multinazionale. Ad essere preoccupati sono anche i dipendenti italiani della compagnia. Duemila tagli dovrebbero infatti riguardare l’Europa e di questi, circa 130 (su un organico di 850) l’Italia. La multinazionale opera nel nostro paese con il marchio Esso, lo scorso 6 ottobre i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil hanno incontrato i vertici della divisione italiana. Nessuna disponibilità a rivedere il piano di esuberi perché i risultati peggiorano e i risparmi sui costi del personale, circa 15 milioni, servono per pagare dividendi agli azionisti.

Pioggia di dollari sui soci – Due giorni fa, nelle stesse ore in cui annunciava perdite e piani lacrime e sangue la compagnia ha affermato che distribuirà un dividendo ai suoi azionisti. Il prossimo 10 dicembre staccherà un assegno da 3,7 miliardi di dollari. Un dividendo di 0,87 dollari per ogni azione. Anche i soci dovranno fare però un piccolo sacrificio: per la prima volta dal 1982 il dividendo non sarà in crescita ma lo stesso dell’anno prima. A chi andranno questi soldi? La fetta più grossa al gruppo Vanguard, primo azionista con il 7,8% che incasserà 288 milioni di dollari. A State Street andranno poco meno di 200 milioni e poco meno incasserà Blackrock, terzo azionista con il 4,9%. Durante l’ultimo forum di Davos a fine gennaio, Blackrock aveva annunciato una “svolta verde” che per ora non si è concretizzata in nulla. Anzi.

Disinteresse per l’ambiente e forti investimenti nel petrolio – In questo 2020 a soffrire sono tutte le compagnie petrolifere che risentono di un calo della domanda del greggio dovuta alla pandemia di circa il 30%. E quindi della pressione al ribasso sui prezzi del petrolio che questi gruppi estraggono e lavorano per produrre carburanti e altri prodotti. Ma, forse, nel caso di Exxon Mobil c’è qualcosa di più. A differenza di altri big del settore, che stanno cercando di convertirsi a forme di energie rinnovabili (in alcuni casi più a parole che nei fatti), Exxon in questi anni è sempre rimasta fedele al petrolio e non sembra avere alcuna intenzione di cambiare in futuro. La compagnia non sembra neppure particolarmente sensibile ai crescenti allarmi ambientali e ai ripetuti inviti ad abbassare le emissioni di gas nocivi. Eppure, secondo alcuni osservatori, negli ultimi 5 anni sarebbe stato proprio l’eccesso di investimenti nel petrolio a portare le performances della compagnia al di sotto di quelle dei concorrenti.

Colossi come British Petroleum o l’italiana Eni hanno annunciato di voler intraprendere una transizione verso altre fonti energetiche oltre a quelle fossili. BP addirittura si definisce oggi “energy company” e non più compagnia petrolifera. Ciò non di meno il petrolio è ancora quello che determina la buona e la cattiva sorte dei bilanci, la stessa British Petroleum (responsabile del disastro ambientale nel golfo del Messico del 2010) ha presentato un piano lacrime e sangue per i suoi dipendenti annunciando 10mila esuberi.

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