Petardi e bombe carta, fumogeni, cariche della polizia, vetrine distrutte, cassonetti gettati a terra e bruciati. E anche saccheggi. Nel primo giorno di entrata in vigore del nuovo dpcm che impone la chiusura di bar e ristoranti alle 18, oltre allo stop di cinema, teatri e palestre, in tutta Italia sono esplose proteste e contestazioni. In centinaia a Torino hanno occupato piazza Castello e saccheggiato la centrale via Roma, a Catania alcuni manifestanti hanno tirato delle bombe carta, a Treviso in mille hanno sfilato in corteo. Disordini a Viareggio, dove un gruppo di giovani ha bloccato il traffico e lanciato petardi, mentre a Milano è partito un assalto al Pirellone con bombe carta, bottiglie di vetro e pietre. Poi c’è Napoli, arrivata al terzo giorno di scontri: in migliaia sono partiti da piazza Plebiscito per poi arrivare davanti al palazzo della Regione. “Dimissioni, dimissioni”, hanno urlato i manifestanti, criticando la linea dura condivisa in parte dal governatore Vincenzo De Luca. Una situazione che rischia di deflagrare in tutto il Paese, tanto che il Viminale ha alzato l’allerta sul rischio di tensioni sociali, sottolineando la possibilità che le manifestazioni possano essere strumentalizzate da “provocatori e infiltrati.

In diverse città i cortei e i flash mob sono stati organizzati dalle associazioni di categoria e si sono svolti in modo pacifico, come a Salerno, Siracusa, Ferrara, Terni, Cremona. In altre, invece, nel corso della giornata la tensione con le forze dell’ordine è salita, fino a sfociare in scontri e devastazioni. Il sospetto, come già avvenuto per i disordini di Napoli e Roma esplosi tra venerdì e sabato, è che dietro agli episodi più violenti ci siano dei gruppi organizzati. La procura di Roma, ad esempio, ha arrestato diverse persone con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento, tra cui un ultras della Lazio in passato vicino al Blocco Studentesco. L’ipotesi a cui stanno lavorando gli inquirenti è che alla base di alcune contestazioni, comprese quelle nel capoluogo campano, ci sia una sorta di filo conduttore che unisce i vari gruppi ultras in giro per il Paese.

Torino – A Torino l’allarme per possibili scontri è scattato già nel tardo pomeriggio, quando la seduta del Consiglio comunale è stata chiusa in anticipo: “C’è la necessità di far uscire i dipendenti perché potrebbero esserci problemi di ordine pubblico nei luoghi adiacenti a Palazzo Civico”, ha comunicato all’Aula il presidente della Sala Rossa, Francesco Sicari. In piazza Castello si sono infatti ritrovate circa 400 persone, tra cui una cinquantina di ultrà. Dal gruppo si è levata più volte la voce: ” Il coronavirus non esiste, svegliatevi”. Fumogeni, bombe carta e bottiglie di vetro sono state scagliate contro il cordone dei carabinieri schierato davanti al Palazzo della Regione Piemonte. Gli agenti sono stati quindi costretti a caricare per tre volte la folla, spingendo i manifestanti verso via Roma. Qui le violenze sono continuate, con vetrine infrante e cestini dell’immondizia scagliati a terra. Un gruppo è riuscito a entrare anche in un negozio e a saccheggiarlo. Danni anche alle transenne di un cantiere edile, che sono state buttate a terra. Due poliziotti sono rimasti feriti, mentre sono sette le persone arrestate finora, accusate a vario titolo di resistenza aggravata a pubblico ufficiale e danni. Al vaglio della Digos, invece, la posizione per l’ipotesi di devastazione. Altre due persone sono state denunciate. In tutti i casi si tratterebbe di pregiudicati. I carabinieri hanno bloccato in centro a Torino, in via San Massimo all’angolo con via Mazzini, due persone, un uomo e una donna, subito dopo l’incendio di alcuni cassonetti.

Napoli – Reddito di salute per tutti, la crisi la paghino i ricchi”, si legge in uno degli striscioni esposti in Piazza Plebiscito a Napoli. Presenti diversi rappresentanti delle categorie che si sentono danneggiati dal dpcm, dai ristoratori, ai titolari dei bar, fino ai settori dell’indotto del turismo; ma anche studenti, esponenti dei centri sociali, singoli cittadini che stanno perdendo il lavoro. “A salute e a prima cosa ma senza sorde nun se cantano messe”, un altro degli striscioni. Intorno alla piazza decine di camionette delle forze dell’ordine e agenti in tenuta antisommossa. I bar tender hanno subito iniziato a suonare una musica frenetica con gli shaker e lanciato l’allarme per la chiusura alle 18 dei bar: “È una chiusura assurda – spiega Roberta – che ci toglie il sostentamento. Abbiamo avuto la cassa integrazione nel lockdown e sappiamo che con quella paghiamo magari solo l’affitto poi restano le bollette, la spesa. E la prospettiva di bar che chiuderanno se si prolunga lo stop, per questo insieme a noi protesta o anche tanti proprietari di locali”. “Dopo protocollo e sanificazione chiudere la danza è amputazione” è uno dei cartelli dei ballerini e maestri di danza che protestano per la chiusura. In un altro angolo della piazza anche i rappresentanti delle agenzie di animazione per le feste. Dopo diversi minuti una parte dei manifestanti si è spostata davanti alla sede della Regione, per poi disperdersi in serata. Un gruppo di circa 100 persone ha invece deviato su una delle strade laterali, arrivando sul lungomare. Durante queste fasi la tensione è stata molta alta e un giovane è stato fermato dalle forze dell’ordine.

Milano – A Milano sono due le manifestazioni organizzate in giornata. La prima si è svolta sotto il Pirellone nel corso del pomeriggio: un centinaio di persone, tra cui molti addetti del settore del gioco legale, hanno bloccato il traffico per alcuni minuti. C’è chi gridava ‘libertà, libertà’, senza rispettare il distanziamento, chi contestava le decisioni prese dal premier Conte e chi chiedeva alle forze dell’ordine di unirsi a loro. Non è mancato nemmeno qualche negazionista: “L’influenza l’anno scorso ha ucciso migliaia di persone e non era il Covid: terrorizzare per comandare” ha gridato qualcuno fra gli applausi. Il corteo si è quindi spostato intorno alle 17 verso piazza Duca d’Aosta, dove si è fermato al parcheggio taxi accanto alla stazione Centrale. “Sono morte migliaia di persone l’anno scorso e non era il Covid”, hanno detto lamentandosi delle chiusure. A circondarli un cordone di forze dell’ordine in tenuta antisommossa. “Bisogna prendere i delinquenti veri non i lavoratori”, il grido dalla folla. Una seconda manifestazione si è svolta invece in serata lungo corso Buenos Aires. Il gruppo ha occupato la via con un corteo non autorizzato e si è diretto verso il centro. Lungo il percorso sono state lanciate diverse bottiglie incendiarie e i manifestanti hanno intonato slogan contro il premier Giuseppe Conte. Il tram 9 è stato preso d’assalto, segnalati danni anche ai dehors dei locali, transenne lanciate nelle scale della metropolitana e cassonetti rovesciati. I manifestanti, circa 400 in totale, hanno quindi deviato verso la zona della stazione, dove c’è anche il palazzo della Regione. Qui gli agenti hanno respinto due assalti all’edificio con l’uso di lacrimogeni. Uno di loro sarebbe rimasto ferito, anche se in modo non grave. Circa quindici persone sono state portate in questura.

Scontri anche a Trieste, Lecce e Cosenza – Epilogo violento anche a Trieste, dove nel corso di una manifestazione di piccoli imprenditori e commercianti alcuni hanno lanciato dei petardi in direzione della Prefettura. Stando a quanto trapelato finora, sono stati colpiti anche dei carabinieri e alcuni cronisti. Si è trattato di “pochi facinorosi, che nulla hanno a che fare” con le proteste pacifiche avvenute in città”, hanno commentato il governatore Fedriga e il sindaco Roberto Di Piazza. Hanno “tentato di avvelenare il clima alimentando inutili tensioni”. Scene simili sono avvenute a Lecce, dove al grido ‘Libertà, Libertà’ alcuni manifestanti, che esibivano un cartello dei ‘Lavoratori autonomi uniti’, hanno forzato un cordone di polizia in assetto antisommossa nel centro cittadino e hanno lanciato un paio di petardi. A Viareggio, invece, i gestori di palestre e impianti sportivi si sono ritrovati in piazza Mazzini, luogo simbolo del Carnevale. Sotto la pioggia, hanno raggiunto il Comune e bloccato il traffico, chiedendo di poter parlare con le istituzioni locali. Contestazioni pure a Verona – teatro di un raid in piazza delle Erbe da parte di una quarantina di giovani di estrema destra che hanno acceso fumogeni e protestato al grido di “libertà” – e a Cosenza, dove un gruppo di titolari di ristoranti e di bar ha fatto scoppiare un grosso petardo. “Non vogliamo assistenzialismo – ha detto uno dei promotori della protesta – ma chiediamo di poter lavorare. Abbiamo fatto sacrifici per adeguare i nostri locali alle normative anti-contagio e oggi la chiusura ci penalizza nuovamente. Alcuni dei nostri dipendenti ancora non hanno ricevuto la cassa integrazione e oggi siamo costretti a non poter lavorare”.

Treviso – “Il governo ha affossato le nostre imprese”: è così che un migliaio di persone hanno manifestato nel centro di Treviso, in piazza dei Signori, sotto le finestre della Prefettura e davanti alla storica loggia di Palazzo dei Trecento. Manifestazione pacifica, ma molto partecipata. Tra gli organizzatori c’era Andrea Penzo Aiello di Treviso Imprese Unite: “Con il terzo decreto in 12 giorni hanno definitivamente affossato gran parte del tessuto produttivo nazionale. Ha dichiarato da un palco improvvisato – Queste mezze misure penalizzano chi si è impegnato e ha investito per mesi a mettere in sicurezza palestre, negozi, locali e uffici. Ma se da una parte dimostrano l’incapacità del Governo di far controllare chi non rispettava le norme, dall’altra fa ancora una volta ricadere ricadere le conseguenze di queste cattive decisioni su imprese e dipendenti”. Volutamente non c’erano bandiere tra i manifestanti, anche se Treviso e la sua provincia sono politicamente controllate da decenni dalla Lega. Presenti anche esponenti di amministrazioni locali. “Anche esse, come noi, soffrono di ritardi nell’elargizione dei promessi ristori e delle decisioni scellerate. – ha aggiunto Penzo Aiello – Vogliamo far sentire al Governo che siamo stanchi di essere il capro espiatorio, di essere considerati una attività non essenziale. Perché garantire uno stipendio dignitoso, a noi e ai nostri dipendenti, è essenziale e fondamentale”.

Sicilia – Le proteste sull’isola in realtà sono cominciate nella notte, quando a Catania due bombe carta sono stata lanciate in via Etnea, davanti la sede della Prefettura. Le deflagrazioni non hanno causato alcun ferito, ma hanno fatto scattare uno scontro tra le varie anime dei manifestanti. Violenze e bombe carta anche a Vittoria (Rg) dove gli oltre duecento casi di contagio hanno fatto temere l’istituzione di una nuova zona rossa. La Digos ha avviato indagini sullo svolgimento di un corteo di ristoratori e gestori di locali pubblici che fino a tarda notte ha attraversato la città scandendo cori e gridando, prima sotto l’abitazione di un candidato sindaco e poi davanti al portone del Palazzo municipale. Le manifestazioni di protesta sono andate avanti in giornata a Siracusa, davanti Palazzo Vermexio, sede del Comune, e a Palermo, dove un centinaio di persone tra commercianti, ristoratori e dipendenti dei locali si sono radunati di fronte alla Prefettura.

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