Si può ridere della pandemia? Al momento l’unico tentativo italiano cinematografico segnalato è il film appena uscito di Enrico Vanzina Lockdown all’italiana. Sono andato in incognito (grazie alla mascherina) e già all’entrata del cinema ho trovato una situazione che racconta molto della situazione delle nostre sale.

A fare tutto una gentile signora, che mi ha misurato la febbre e invitato a disinfettarmi le mani, la stessa che poi mi ha fatto il biglietto e che, all’entrata della sala, l’ha staccato. Sempre lei mi ha servito un caffè al banco del bar. Meno male che non usa più che passi qualcuno all’intervallo del film con la cassettina con i gelati e la Bomboniera Algida, se no sicuramente l’avrei rivista in sala. Spero che non si sia occupata poi anche della pulizia finale. Ma inizia il film.

Sono sicuro che Enrico Vanzina conosce la massima di Mark Twain che più o meno dice che per poter ridere di qualcosa bisogna distanziarsene nel tempo e nello spazio. In base a questo, in mezzo alla seconda ondata pandemica, la possibilità di sbagliare è alta. Ma passano solo due minuti di pellicola che già tutto si chiarisce: non è un film sul lockdown, ma una storia (?) durante il lockdown. Purtroppo una storia di corna!

La pandemia è sullo sfondo. Il tema è: noi italiani riusciamo a fare le corna anche in tempo di quarantena? Scrivo “noi italiani”, perché naturalmente abbiamo un personaggio del nord uno del centro e uno del sud, più altre regioni sparse. Come nelle vecchie barzellette (c’era un italiano, un francese e un tedesco…), lo schema si ricompone. E allora mi viene in mente di quando tanti anni fa (1986) andai a vedere Yuppies, dei fratelli Vanzina, che doveva essere una satira sociale della Milano da bere e invece si accontentava di raccontare una vicenda di corna bipartisan.

Protagonista in entrambi Ezio Greggio e in entrambi porte da cui escono uomini o donne in intimo, amanti negli armadi, sotto i letti e naturalmente anche sul cornicione del palazzo. In Yuppies rimane memorabile la battuta di Massimo Boldi pronunciata dopo aver cornificato sul lavandino del bagno di casa: “I lavandini sono di porcellona”. Yuppies era solo politicamente un po’ più scorretto. Viene chiamato “Tartufon” il cameriere di colore e a una donna molto disponibile viene rivolto questo complimento: ”Se tutte fossero come lei come minimo non esisterebbero i gay”.

In Lockdown all’italiana il protagonista (Greggio) si chiama Avv. De Bernardi, un cognome in cui solo un malizioso può leggere un doppio senso e succedono cose surreali, tipo Martina Stella che confessa che ha spiato di nascosto Ricky Memphis durante la doccia perché la eccita (era serissima!!).

I cambiamenti dal 1986 al 2020, dopo ben 34 anni, sono più o meno questi: oggi ci si può incontrare anche sul sito di incontri chiamato “Famo Bingo” e non c’è bisogno di mandare la famiglia a Cortina per cornificare, ma basta avere un “buon” condominio. La cosa è certificata dalla battuta della brava Paola Minaccioni: “Questo è il palazzo dei cornuti!”.

Un happy ending che ci fa ben sperare per un eventuale, non auspicabile lockdown di seconda ondata. Perché qualsiasi sia la difficoltà gli italiani riusciranno sempre comunque a cornificarsi a vicenda. Questo ci dà sollievo, ma anche preoccupazione. Si dice che la commedia è utile perché crea unione nella comunità e ne fa superare i tabù. Allora il tabù di noi italiani (soprattutto maschi) è ancora il sesso e la sua repressione che ci arriva dal cattolicesimo?

Di questo raccontava già Federico Fellini che non riusciva ad evitare di tradire Giulietta Masina. Lui però ne era consapevole e ha chiesto aiuto a un grande analista, il tedesco Ernst Bernhard, che un giorno gli disse: “Signor Fellini, vogliamo lavorare seriamente?”. Una frase che oggi riscriverei così. “Signori italiani, vogliamo lavorare seriamente?”.

Ernst notava che gli stessi italiani dicevano di se stessi di essere persone di cui non ci si può fidare, senza principi, ipersessuali, incontrollati, vanesi e viziati sentimentali. Incapaci di vivere il sesso in maniera davvero sana e liberata. Allora andiamo tutti in analisi. Anch’io. Perché anch’io ridevo dei titoli di film “scollacciati”, come quello con protagonista una benzinaia intitolato La signora ha fatto il pieno o la commedia in costume Alle dame del castello piace tanto fare quello. Mettiamoci in discussione tutti, se no l’Italia rimarrà per sempre, agli occhi del mondo, “La locanda dell’allegra mutanda”.

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