In meno di un anno ha vinto (una Coppa Italia), ha ridato motivazione ed entusiasmo ad un ambiente depresso ma soprattutto ha dimostrato che è anche competente trasformando il Napoli in una squadra bella da vedere.

Ma ancora non basta!

Almeno per i tifosi dell’Everton nati a Mergellina. Sì, perché a Napoli si sta giocando un campionato “particolare” cui partecipano solo il Napoli e l’Everton. Un campionato a parte tra gli ancelottiani, soprattutto pezzi di borghesia intellettuale e radical-chic ancora innamorati del leader (troppo) calmo che avrebbe potuto rappresentare, con il suo curriculum, la Napoli che si evolve, ed i gattusiani, individuati prevalentemente tra la classe operaia e popolare, quelli del tifo autentico, tradizionale, il tifo del “patuto” come noi diciamo, del sostenitore che soffre la sua passione solo per i colori sociali.

Gli ancelottiani partenopei sono rimasti, per il momento, con un solo alibi: Gattuso non ha curriculum come allenatore (e come Ancelotti).

Un tema classico ed abusato nel nostro paese: quello della carriera (e quindi del curriculum vitae) come indicatore personale di successo, un errore paradigmatico di uno dei più diffusi sistemi di valutazione del potenziale di una risorsa.

Le qualità di condottiero, di guida, di leader di Rino Gattuso non vanno cercate, per il momento, solo per il momento, nel suo curriculum ma nella sua “biografia”.

Perché, come ripete Pier Luigi Celli, mio ex capo e maestro, “le situazioni davvero importanti e i fatti decisivi per la vita, avvengono prevalentemente nella “biografia” e non nel curriculum. E sono questi fatti che costruiscono, più o meno, le caratteristiche personali stabili in grado di influenzare, verso il meglio o verso il peggio, il valore dei dati curriculari e le carriere”.

Volete qualche esempio di leadership silenziosa che non troverete mai nei curriculum?

All’OFI Creta diede le dimissioni, ma pagò gli stipendi ai giocatori che non li ricevevano da mesi…

Al Pisa aiutò la società nei pagamenti di collaboratori e staff….

Al Milan rinunciò all’ingaggio previsto per l’anno di contratto mancante chiedendo però che venissero pagati i suoi collaboratori.

Qualche mese fa al Napoli un altro dei suoi meravigliosi gesti: rinuncia al suo stipendio per coprire il 20% mancante nei rimborsi dei dipendenti del Napoli messi in cassa integrazione dalla società.

Non vi meravigliate quindi se Bakayoko, dopo l’ormai famoso scontro verbale ripreso dalle telecamere durante un Milan-Bologna del maggio 2019, abbia dichiarato: “Sono a Napoli per Gattuso. Per me è come un padre”. Oppure se Lozano, attuale capocannoniere della serie A, dopo essere stato cacciato dal campo durante uno svogliato allenamento nel giugno scorso, abbia dichiarato: “Ringrazio Gattuso, è un grande, mi ha messo a mio agio”.

Non sono parole di circostanza, questi sono fatti della biografia di Rino che, ben presto, avrà un curriculum ricco come quello da giocatore. Sperando che inizi ad arricchirlo da queste parti. Perché se è vero che Gattuso è l’ennesima scommessa vinta dal presidente De Laurentiis, altrettanto probabile statisticamente è anche il rischio di rottura tra due personalità forti.

Ma, da buon napoletano, mentre con una mano lo scrivo… con l’altra mi sto adoperando scaramanticamente.

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