“Vorrei ricordare l’intenzione di preghiera che ho proposto per questo mese di ottobre, che dice così: ‘Preghiamo perché i fedeli laici, specialmente le donne, partecipino maggiormente nelle istituzioni di responsabilità della Chiesa.’ Perché nessuno di noi è stato battezzato prete né vescovo: siamo stati tutti battezzati come laici e laiche. I laici sono protagonisti della Chiesa. Oggi c’è bisogno di allargare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa, e di una presenza laica, si intende, ma sottolineando l’aspetto femminile, perché in genere le donne vengono messe da parte.”

Continuando: “Dobbiamo promuovere l’integrazione delle donne nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti. Preghiamo affinché, in virtù del battesimo, i fedeli laici, specialmente le donne, partecipino maggiormente nelle istituzioni di responsabilità nella Chiesa, senza cadere nei clericalismi che annullano il carisma laicale e rovinano anche il volto della Santa Madre Chiesa”. Parole di Papa Francesco. Ma come tradurle concretamente?

Monsignor Fabio Fabene, sottosegretario del Sinodo dei vescovi, ha recentemente dato alle stampe il volume Sinfonia di ministeri (Libreria Editrice Vaticana – San Paolo) che ha un sottotitolo molto significativo: Una rinnovata presenza dei laici nella Chiesa. Frutto delle recenti assemblee sinodali, in particolare quella sull’Amazzonia, il volume di monsignor Fabene offre delle proposte concrete e non si limita a riportare nobili affermazioni che, però, poi non si traducono in modo reale nella vita ecclesiale, soprattutto delle comunità parrocchiali.

Non è un caso, dunque, se le indicazioni arrivino da un presule che, prima di diventare vescovo al servizio della Curia romana, ha vissuto intensamente la sua esperienza pastorale di parroco. Dimensione che, anche dopo l’ordinazione episcopale conferitagli da Bergoglio, ha sempre continuato a coltivare.

Per il presule, “i ministeri ecclesiali, come risposta al dono dello Spirito Santo che rende bella la sposa di Cristo nella varietà dei doni e delle funzioni, possono contribuire a questa riscoperta del laicato nella sua duplice funzione, nella Chiesa e nel mondo. Di fronte alla diminuzione di ministri ordinati, i laici possono costituirsi come animatori della pastorale e, al tempo stesso, come legame vivente tra il vescovo e la comunità, affiancandosi ai presbiteri e ai diaconi nel loro insostituibile ministero. Questo servizio può maturare fino al ministero ordinato e alla vita consacrata”.

E aggiunge: “La storia della Chiesa ci dice che in tante parti i laici hanno alimentato e trasmesso la fede, anche laddove non vi erano ministri ordinati. Questa strada può essere intrapresa pure dalla Chiesa di oggi, non più come supplenza ma come manifestazione della pluriformità ministeriale del popolo di Dio. I giovani, nel Sinodo a loro dedicato, hanno espresso il desiderio di essere protagonisti della vita della Chiesa, ponendosi al suo servizio. Il cammino della Chiesa è nelle mani di Dio, a noi spetta lasciarci condurre da quelle mani che accompagnano e custodiscono il suo popolo”.

Accanto a quelli già esistenti, monsignor Fabene propone l’istituzione di nuovi ministeri: della carità, per la promozione della giustizia, per la difesa e la promozione del creato. Ma anche l’opportunità di ministeri legati all’ambito della pastorale famigliare e di quella giovanile. Senza dimenticare anche il problema, sempre più evidente, della mancanza di vocazioni.

“Su questa linea – scrive il presule – si colloca l’impegno ministeriale che un laico dovrebbe assumere nelle parrocchie di fronte alla mancanza di presbiteri, realtà che ormai interessa tutte le Chiese particolari dell’Occidente e non solo. Il significativo incremento dei diaconi permanenti, raccomandato anche dall’esortazione post sinodale Querida Amazonia, pur rappresentando un motivo di speranza, non può bastare a risolvere il problema, le cui dimensioni sono destinate a crescere”.

Molto significativo è quanto scrive Francesco nella prefazione al volume di monsignor Fabene. Il Papa, infatti, sottolinea che “occorre evitare il rischio di trasformare i ministeri in forme di potere, che è una tentazione sempre in agguato. Essi rispondono a una vocazione, sono il frutto di un discernimento personale e comunitario e si esprimono nella diakonia del popolo di Dio. Una Chiesa tutta ministeriale manifesta un popolo dai mille volti. È una Chiesa dove il ruolo della donna è centrale”.

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