Il ministero dell’Istruzione ha comunicato i dati del contagio del primo mese di scuola. Al 10 ottobre, gli studenti contagiati sono pari allo 0,08 per cento (5.793 casi di positività), per il personale docente la percentuale è dello 0,133 del totale (1.020 casi), per il personale non docente si parla dello 0,139 (283 casi). I dati del monitoraggio, condotto dal Miur con la collaborazione dei dirigenti scolastici, sono stati condivisi con l’Istituto Superiore di Sanità.

“I dati odierni confermano che la trasmissione del virus a scuola è limitata rispetto a quella che avviene in comunità – ha affermato il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, con un tweet sul profilo social dell’Iss – perciò è ancor più importante monitorare e rispettare le regole anche al di fuori del mondo scolastico”.

Il 5 ottobre la ministra Lucia Azzolina aggiornava attraverso un video i dati sull’infezione da Covid-19 tra i banchi di scuola, dopo la riapertura di metà settembre: “Nelle prime due settimane gli studenti contagiati sono lo 0,021% (1.492) del totale, il personale docente è lo 0,047% (349), il personale Ata 0,059% (116). I contagi nelle scuole sono casi sporadici e sono stati contratti per lo più fuori dagli istituti”.

Confrontando i dati delle prime due settimane con quelli di un mese dalla riapertura, si nota come i casi positivi siano quasi triplicati per quanto riguarda i ragazzi, che sono passati da 1.492 a 5.793. Anche per i docenti si registra un aumento nelle ultime due settimane, da 349 a oltre mille casi. L’ipotesi del Miur e dell’Iss è che l’aumento dei contagi sia da imputare alle ore che i ragazzi passano fuori dalla scuola, e non dentro gli istituti, dove le norme e i protocolli sono ferrei. Il fatto che i positivi siano di più nelle scuole superiori, dove i ragazzi sono più autonomi di uscire, conferma – secondo le istituzioni – questa teoria.

Secondo la ministra la scuola non ha avuto un impatto su aumento contagi se non residuale, e per questo si è dichiarata contraria all’idea di adottare la didattica a distanza per le scuole superiori. “I numeri e le analisi dell’Istituto superiore di Sanità ci confermano che i contagi non avvengono dentro le scuole. L’attenzione deve essere invece orientata fuori, alle attività extra scolastiche, come ribadiamo da tempo”, ha affermato.

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