L’economia è attesa contrarsi quest’anno del 10,6 per cento, in miglioramento di 2,2 punti percentuali rispetto al -12,8% previsto in giugno: il Fondo monetario internazionale migliora le stime per l’Italia per il 2020. Il governo nella Nadef prevede però un calo del Pil del 9% quest’anno e anche Bankitalia ha previsto un -9,5% in commissioni Bilancio di Camera e Senato. L’agenzia di rating Standard &Poor’s a fine settembre ha migliorato la stima 2020 a -8,9%, risultando perfino più ottimista del governo. Nel World Economic Outlook del Fmi invece, la recessione dell’Italia è prevista comunque sopra il 10 per cento e anche la ripresa nel 2021 sarà contenuta: il prossimo anno il pil è previsto crescere del 5,2%, ovvero 1,1 punti percentuali in meno rispetto alle stime di giugno. Nella Nadef la crescita 2021 è prevista al +6%. Il debito pubblico italiano è atteso salire nel 2020 al 161,8% del pil dal 134,8% del 2019, per poi calare al 158,3% nel 2021 e al 152,6% nel 2025. Il Fmi stima un deficit al 13% quest’anno e al 6,2% il prossimo (al 2,5% nel 2022).

La dinamica italiana è comunque in linea con l’economia mondiale: il Fmi prevede una “recessione meno profonda” nel 2020, con il pil mondiale che calerà quest’anno del 4,4%, meno del -5,2% stimato in giugno. Nel 2021 la ripresa sarà però un po’ più lenta della attese, con la crescita prevista a +5,2%, ovvero 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle stime di giugno.”L’economia sta tornando”, sta “emergendo dalle profondità in cui è scivolata in aprile” ma “la ripresa sarà lunga, incerta” e “prona a ricadute“.

Il Fmi quindi migliora le stime 2020 per l’area euro e gli Stati Uniti. Il pil dell’Eurozona calerà dell’8,3% quest’anno, migliorando così di 1,9 punti rispetto al -10,2% stimato in giugno. Nel 2021 la crescita è attesa al +5,2%, ovvero 0,8 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni precedenti. Per gli Stati Uniti il Fondo stima un calo del pil nel 2020 del 4,3%, in deciso miglioramento rispetto al -8,0% previsto a giugno. La ripresa americana nel 2021 risulterà però più lenta di quella europea, con gli States che segneranno un +3,1%, ovvero 1,4 punti percentuali in meno rispetto alle stime di giugno.

Migliorano le stime per il 2020 di Germania, Francia e Gran Bretagna, lasciando invece invariate quelle per la Spagna. Il pil tedesco si contrarrà quest’anno del 6,0% contro il -7,8% stimato in giugno, per poi crescere 4,2% nel 2021. Quello francese calerà nel invece nel 2020 del 9,8%, in miglioramento dal -12,5% previsto in precedenza, per poi rimbalzare del 6% l’anno prossimo. Forte balzo del deficit anche per la Francia: salirà al 10,8% del pil quest’anno con un debito al 118,7%. Il pil britannico si contrarrà quest’anno del 9,8% (-10,2% la stima di giugno) per poi crescere il prossimo del 5,9%. Buco significativo anche nei conti del Regno Unito (quest’anno con un deficit al 16,5% e un rapporto debito Pil al 108%). Confermato il -12,8% per il pil spagnolo quest’anno: la Spagna è maglia nera tra i principali Stati europei. Spicca il ritorno del disavanzo dei conti pubblici in Germania che , dopo otto esercizi in attivo, dovrebbe registrare quest’anno un -8,2% seguito da un -3,2% nel 2021: ‘ritorno alla normalità’, tuttavia, atteso nel 2022 con un nuovo avanzo dell’1,0% che, grazie anche alla crescita del pil, riporterebbe il debito sotto la ‘quota Maastricht’ del 60%, per l’esattezza al 59,5%.

In Italia aumentano anche i disoccupati. Il Fondo Monetario Internazionale stime per il Belpaese un tasso di disoccupazione all’11,0% nel 2020, in aumento rispetto al 9,9% del 2019. Il prossimo anno il tasso di disoccupazione salirà ulteriormente all’11,8%. Il tasso italiano è superiore alle media europea dell’8,9% quest’anno e del 9,1% il prossimo. Nell’area euro fanno peggio dell’Italia la Spagna, con il 16,8% sia nel 2020 sia nel 2021, e la Grecia, con il 19,9% quest’anno e il 18,3% il prossimo.

“La crisi è lungi dall’essere finita”, “è essenziale che il sostegno della politica di bilancio e di quella monetaria non venga ritirato in modo prematuro”, afferma Gita Gopinath, capo economista del Fondo Monetario Internazionale, sottolineando che nonostante l’economia stia emergendo dal “collasso” l’occupazione resta ben al di sotto dei livelli pre-pandemia e il mercato del lavoro è diventato più polarizzato, con i giovani e le donne maggiormente colpiti. Gopinath ha sottolineato che “questa è la crisi peggiore dalla Grande Depressione” e probabilmente lascerà “cicatrici” nel medio termine in quanto il mercato del lavoro impiega tempo per riprendersi e gli investimenti sono trattenuti dall’incertezza“.

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