Nei primi nove mesi del 2020 i prefetti d’Italia hanno totalizzato un singolare record: quello delle interdittive antimafia emanate nei confronti della aziende. Società che magari erano in crisi a causa del lockdown è che ora sono divorate dagli interessi mafiosi: il welfare dei clan, più efficace di qualsiasi aiuto di Stato. È l’altro virus, il male oscuro che ha sfruttato gli effetti causati dalla crisi scatenata dal coronavirus per dilagare. Da mesi investigatori e addetti ai lavori lanciano allarmi su allarmi: dopo il lockdown ‘ndrangheta, Cosa nostra e camorra metteranno in circolo i propri (ingenti) capitali sporchi per infettare l’economia pulita. E prepararsi a sedersi a tavola quando arriveranno i miliardi del Recovery fund.

In tutto il Paese, infatti, ci sono circa tremila fascicoli d’indagine aperti sull’infaltrazione delle mafie nell’economia. I tempi d’indagine, però, sono lunghi. È per questo motivo che, come racconta Repubblica, le prefetture hanno cominciato a usare l’arma dell’interdittiva antimafia. Uno strumento che prescinde dalla contestazione di un reato ma è un provvedimento cautelare e preventivo che vieta alle aziende di partecipare agli appalti pubblici e avere rapporti con la pubblica amministrazione. Come riporta il quotidiano degli Elkan, le prefetture hanno emesso 1400 interdittive dall’inizio dell’anno, con un terzo dei provvedimenti emanati negli ultimi quattro mesi. Cioè nello stesso periodo in cui alle aziende sono cominciati ad arrivare gli aiuti del governo alle aziende. “È importante che i fondi arrivino subito ma vigileremo attentamente sulla loro distribuzione”, erano le direttive di Luciana Lamorgese ai prefetti. Che hanno risposto con 150 interdittive antimafia al mese, una media di 5 provvedimenti al giorno, con un aumento del 25 percento rispetto ai dati dello scorso anno. Cifre raddoppiate rispetto al quinquennio 2014-2019, mentre cresce pure l’autoriciclaggio: in un periodo in cui tutti i reati hanno subito un netto calo causa lockdown, il lavaggio di soldi sporchi aumenta del 25 percento.

È evidente come episodi di autoriciclaggio siano spesso spia per proporre l’emanazione di una interdittiva. Anche in questo caso la classifica delle aziende interdette è guidata da Calabria, Campania e Sicilia, culla delle principali associazione criminali italiane. Ma subito dietro ci sono Lombardia ed Emilia Romagna, le Regioni più ricche del Paese e dunque le più infiltrate dai clan. I settori più esposti sono quelli classifici: ristorazione, settore turistico- alberghiero, agroalimentare, grande distribuzione, edilizia. Ora gli investigatori registrano una new entry: la sanità privata. La gente ha bisogno di test sierologici e tamponi veloci? E le mafie si adeguano molto meglio di qualsiasi ministero della Salute. È per questo motivo che il lavoro degli investigatori antimafia prosegue senza sosta. A Napoli sono state emanate 35 interdittive in meno di due mesi, le ultime 19 la scorsa settimana. A Foggia 30 negli ultimi sei mesi, a Firenze 9, a Frosinone 3 in un mese. Un record nel record quello del prefetto Ignazio Portelli che le ha emesse per un’azienda di materiali legati all’energia, una di carburanti, una di noleggio e autotrasporti. “Fermare il malaffare e proteggere l’economia legale adesso è il nostro principale impegno”, dice a Repubblica Portelli.

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